1 marzo 2013: allerta su Fiscal Cliff e Sequester ecco cosa rischia l’America

Scritto il alle 18:12 da [email protected]

Tutti a guardare il risultato delle elezioni in Italia, ma occhio che i problemi ora arrivano anche in America, se non trovano un accordo in fretta scatta una manovra che potrebbe mettere in ginocchio l’America

Tutto quello che “dovreste sapere” sul SEQUESTER

Perché si chiama così, perché preoccupa e dove andrà a colpire il taglio da 1.200 miliardi in nove anni, che potrebbe entrare in vigore dal 1° marzo

Perché si chiama sequester. E’ un termine strambo usato nei corridoi del Congresso ma ora è uno dei temi più caldi a Washington DC. Il “sequester”, in parole povere, è un termine formale usato per indicare un pacchetto di tagli obbligatori a
programmi federali. Letteralmente, i fondi destinati a finanziare determinate agenzie controllate dallo Stato sono “sequestrati” alle agenzie stesse.

Il sequester è stato inventato come parte della legge sul tetto al debito pubblico (il Budget Control Act) approvato nell’agosto del 2011 e pensato come una sorta di punizione nel caso in cui il Congresso non fosse stato in grado di mettere a punto un piano completo di tagli al deficit.

Il processo è stato usato in passato, ma quello che potrebbe scattare il primo marzo – salvo un compromesso tra Democratici e Repubblicani – potrebbe avere uno dei valori più ampi nella storia americana: 1.200 miliardi di dollari dal 2013 al 2021, divisi equamente tra difesa e spese domestiche discrezionali.
Perché preoccupa. Il cosiddetto sequester preoccupa innanzitutto perché settori come difesa e sanità – particolarmente dipendenti da fondi pubblicisubiranno sforbiciate significative creando le condizioni per un incremento della disoccupazione e un rallentamento della ripresa economica.
Ma i mercati finanziari temono anche che i legislatori tentino di evitare il sequester senza però un piano reale di riduzione del deficit.

Ciò, sostengono gli investitori, potrebbe portare le agenzie di rating a tagliare il loro giudizio sugli Stati Uniti. Il copione visto il sei agosto del 2011, con S&P protagonista del primo downgrade in assoluto degli Stati Uniti, rischia così di andare nuovamente in scena.
Può essere evitato? Sì, ma solo se il Congresso trova un accordo su un nuovo budget che implicherebbe una riduzione del deficit da 1.200 miliardi di dollari. Sia Repubblicani che Democratici hanno messo sul tavolo dei negoziati proposte varie ma senza compiere reali passi avanti verso un accordo definitivo.
Gli ostacoli politici sono gli stessi visti tra la fine del 2012 e l’inizio dell’anno in corso in tema di fiscal cliff, il precipizio fiscale fatto di tagli alla spesa e aumento dell’imposizione fiscale su cui è stato poi trovato un accordo temporaneo in extremis: i Repubblicani non vogliono alzare le aliquote fiscali per fare confluire denaro alle casse dello Stato mentre i Democratici sono riluttanti alla sola idea di cambiamenti drammatici a programmi federali che aiutano i meno abbienti allo scopo di risparmiare fondi pubblici. source
Dal Pentagono alla sanità. Ecco dove andrà a colpire. Il ‘sequester’ potrebbe avere un impatto devastante su tutti gli Stati Uniti. Per questo da giorni la Casa Bianca sta facendo pressioni sui Repubblicani al Congresso per trovare un accordo ed evitare che i tagli automatici alla spesa mettano in ginocchio l’America. Ecco quello che potrebbe succedere se l’accordo non sarà raggiunto entro il primo marzo secondo un’analisi del National Journal, magazine pubblicato dal gruppo dell’Atlantic. Le cifre fanno riferimento ai tagli per il 2013 soltanto.
Comparto aereo. Rischia un taglio da 619 milioni di dollari. Questo causerebbe ritardi dei voli di 90 minuti nei principali aeroporti americani e la possibile chiusura di 230 torri di controllo oltre a aeroporti di piccole e medie dimensioni.
Parchi nazionali. Potrebbero perdere finanziamenti per 110 milioni di dollari. In questo caso la maggior parte dei parchi americani avrebbero gravi problemi economici: dal Grand Canyon allo Yellowstone molti percorsi e centri per turisti non riuscirebbero ad aprire i battenti la prossima primavera.
Pentagono. I tagli alla difesa dovrebbero essere di circa 43 miliardi di dollari. Molti degli 800.000 impiegati civili andrebbero in licenza non pagata per 22 giorni, mossa che farebbe risparmiare alla difesa tra i quattro e i cinque milioni di dollari. Ci saranno tagli anche alla formazione dei militari, alla manutenzione delle navi e, tra gli altri, alle assicurazioni sanitarie dei soldati.
Sanità. In questo caso il ‘sequester’ colpirebbe la sanità pubblica con tagli per 305 milioni di dollari e la ricerca medica con 1,6 miliardi di dollari.
Scuola. In questo caso 406 milioni di dollari sarebbero tagliati all’Head Start Program, che si occupa di fornire educazione ai bambini delle famiglie meno ricche.
Aiuti umanitari. Come annunciato dal neo segretario di Stato John Kerry, i tagli dovrebbero diminuire gli aiuti umanitari di 2,6 miliardi di dollari. Questo vorrebbe dire: 200 milioni di dollari in meno verso le popolazioni siriane e del Corno d’Africa, 400 milioni di dollari in meno per la prevenzione dell’Aids e della fame nel mondo.
Dipartimento di Giustizia. Potrebbe essere colpito da tagli di 1,6 miliardi di dollari. Questo comporterebbe tra l’altro 550 milioni di dollari in meno all’Fbi.

In un grafico gli Stati più colpiti dal ‘sequester’

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7 commenti Commenta
faustino
Scritto il 26 febbraio 2013 at 18:40

Che gran casinò!!!!! :roll:

dfumagalli
Scritto il 26 febbraio 2013 at 19:55

faustino@finanza:
Che gran casinò!!!!!

E’ quello che succede quando hai un pianeta dove hanno distribuito dividendi futuri 10 anni fa ed ora i creditori passano all’incasso.

kry
Scritto il 26 febbraio 2013 at 21:24

Bernanke difende il QE: stiamo fornendo un importante supporto alla ripresa http://www.finanza.com/Finanza/Dati_Macroeconomici/Nord_America/notizia/Bernanke_difende_il_QE_stiamo_fornendo_un_importante_suppor-390720 ——- o non sa quando è il 1 marzo,o parte dei 85 miliardi servono per coprire fiscal cliff e sequester o ci prende in giro.

Scritto il 26 febbraio 2013 at 21:36

kry@finanza,

sai quanto sia difficile mettere d’accordo i politici… qualcuno di loro deve calare le braghe

kry
Scritto il 26 febbraio 2013 at 21:50

Come da noi, tutto il mondo è paese.

Scritto il 26 febbraio 2013 at 22:41

kry@finanza,

ovvio che si ;-), notte kry e a tutti

hoffy
Scritto il 26 febbraio 2013 at 22:42

dfumagalli@finanza,

cinesi pronti! :mrgreen:

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