Manovre anti crisi: il Mes è operativo, ecco il nuovo fondo salva stati

Scritto il alle 08:36 da Agata Marino

Eurogruppo: il Mes è operativo, al via il nuovo Fondo Salva Stati

Il varo ad opera dell’Eurogruppo riunito a Lussemburgo. Il Fondo disporrà da subito di 200 miliardi, per arrivare a pieno regime nel 2014, con 500 miliardi

Hanno rispolverato una sorta di sistema americano di calcolo del debito, riconoscendo che si tratta di una partita di giro, visto che ad una uscita corrisponde anche un credito della stessa origine  la quota versata non viene considerata nel quantity surveying( conteggio)  del debito pubblico
L’Europa ha, da oggi, una nuova potente arma finanziaria per combattere la crisi dei debiti sovrani.

Si tratta di quel Meccanismo europeo di stabilità, in sigla Mes o Esm all’inglese (European stability mechanism) di cui nella mattinata dell’8 ottobre l’Eurogruppo, riunito a Lussemburgo, ha infine stabilito il varo definitivo,Il rischio maggiore, a questo punto, deriva dalla eccessiva riluttanza ad accedere ai nuovi meccanismi di assistenza.

OPPORTUNITA’ PER LA SPAGNA modesta opinione di chi scrive, sarebbe opportuno che la Spagna in primo luogo (dove la crisi economica sta trasformandosi anche in crisi dell’assetto politico-istituzionale del Paese, con la Catalogna, la regione più ricca, che sempre più apertamente invoca l’indipendenza da Madrid),

L’aiuto fornito dalle istituzioni europee darebbe alle due economie mediterranee quell’ossigeno per costruire con maggiore incisività anche un percorso di crescita (oltre a quello del rigore già duramente intrapreso), senza l’assillo di tassi di interesse troppo alti come quelli attuali, che distraggono una parte consistente delle risorse per andare a ripagare il vecchio debito.

Il rischio di ostinarsi a non richiedere aiuto, quasi si trattasse di un marchio d’infamia indelebile, è quello di pagare con grandi sacrifici domani quello che, ancora oggi, costerebbe molto meno. 

 

ma ora entriamo nei particolari che ho estrapolato dal blog di  di Paolo Cardenà:

 

A proposito del MES (Meccanismo Europeo di Stabilità) o Fondo Salva Stati -che, a dire il vero, è anche un fondo salva banche-, in questi ultimi mesi, soprattutto in rete, si è letto molto e forse anche a sproposito.

Molti osservatori hanno fornito una rappresentazione del MES, come uno strumento di coercizione e oppressione dei principi democratici nei vari Paesi che aderiscono al fondo.

E in parte è proprio così, ma questo tema verrà approfondito in ulteriori articoli di prossima pubblicazione.
Ciò che è sfuggito a gran parte dei commentatori e che fa del Fondo Salva Stati un vero strumento diabolico e di inganno, sono le ragioni per cui il MES è stato fortemente voluto dalle cancellerie europee e dai governanti, nonché la solerzia con cui è nato.

D’altra parte, un fondo salva stati esiste già ed è l’EFSF, che ha una potenzialità di salvataggio del tutto analoga a quella del neonato ESM. Quindi, perché crearne un’altro? Ecco qui la risposta.

Contrariamente all’EFSF, il fondo ESM, nascendo come un istituzione sovranazionale (di fatto un FMI europeo), oltre a godere dell’immunità per se, per tutti i componenti del board e i sui dipendenti (come se unti da una mano celeste), gode anche della possibilità riservata agli stati di poter contribuire al capitale per mezzo di versamenti, senza con ciò impattare sui debiti pubblici dei vari Paesi finanziatori.

Ciò, non avveniva per il fondo ESFS.

In altre parole, il trattato istitutivo del MES, benché preveda che il capitale del fondo sia pari a 700 miliardi di euro di cui 125 miliardi a carico dell’italia, dispone che, in un primo momento, gli stati finanziatori (ovvero i 17 aderenti alla moneta unica), dovranno versare solamente la quota in paid-in di 80 miliardi di euro, somma sufficiente a conferirgli lo status di Istituzione Internazionale della UE.

Nel caso dell’Italia, questa quota è stabilita in euro in circa 14 miliardi di euro, da versare in cinque tranche fino al 2014.

Siccome, come noto, l’Italia non dispone di questi 14 miliardi di euro da versare entro i termini stabiliti e men che meno delle restanti risorse (111 miliardi) che, eventualmente, potrebbe essere chiamata a versare in caso di necessità, è evidente che debba ricorrere al mercato, indebitandosi.

Il debito che l’Italia contrae per poter finanziare il MES, stando alle regole istitutive del fondo, pur essendo debito che dovrà essere ripagato dal contribuente come nel precedente EFSF, NON RIENTRA NEL PERIMETRO DEL DEBITO PUBBLICO, proprio grazie allo status di cui gode il fondo e come avviene per le quote versate per il Fondo Monetario Internazionale.

Quindi, in buona sostanza, il governo Italiano, ad esempio, potrà contribuire indirettamente – ovvero per tramite il MES – ai salvataggi che il fondo dovesse compiere, anche delle banche spagnole, senza con ciò far aumentare il debito pubblico che a quel punto risulterebbe occultato ai contribuenti e all’opinione pubblica.

Una ghiotta occasione per i politici, che potranno spendere anche questa “immunità” sbandierando la creazione del Fondo Salva Stati (che in realtà salva ben poco), senza con ciò aver determinato un aumento del debito pubblico.

Debito, che comunque ricadrà sempre sulle spalle dei contribuenti europei.

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1 commento Commenta
tommy271
Scritto il 10 ottobre 2012 at 10:03

Aggiungerei un dato da non sottovalutare, l’ESM non ha la seniority sui TdS dell’Eurozona, come – in un primo tempo – voleva Angela Merkel.
E’ probabile però che poi introdurranno le CAC.
Bisognerà vedere se saranno solo sulle nuove emissioni. Non vedo come possano introdurle – senza far danni – coercitivamente.
A quel punto però c’è il rischio di avere due mercati paralleli … con e senza CAC … con inevitabili riflessi sulle nuove emissioni.

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