EQUITALIA POCO EQUA E TANTO ITALIA: LE SANZIONI POSSONO ARRIVARE AL 14000%

Scritto il alle 17:52 da Agata Marino

Oggi voglio parlare di Equitalia, ed esprimere lo schifo che provo per gente disumana che se ne frega altamente delle persone che si trova di fronte, io come lavoro mi occupo del settore assicurativo e anche di Fidejussione rimborso iva, oggi un cliente che seguo da anni… è  tornato da me disperato, perchè su un contratto prestampato, che uso per fare  assicurazioni fidejussorie; è stato respinto il rimborso… perchè la data inserita come garanzia era maggiore di quella richiesta di 4 giorni(  NO DICO MAGGIORE QUINDI EQUITALIA ERA PIU’ TUTELATA)  e perchè sul contratto vi era specificato Lire al posto di Euro (MA ERA RIFERITO A ZERO INTERESSI QUINDI IRRILEVANTE), in tanto il rimborso di 17000 euro di iva è così slittato e lui ne aveva veramente bisogno, visto che lavora molto con i comuni  e la regione e che in questo periodo non lo stanno pagando...

Quando si smetterà di utilizzare questa gente?

La scure reazionaria e anti-sociale di Equitalia si sta abbattendo sulle famiglie e sui pensionati italiani, cercando di colpire le categorie lavorative e produttive più importanti sul piano sociale, ma più deboli sul piano della legge e dei diritti, per risolvere i problemi causati da un capitalismo ormai decotto, come quello italiano, e dal suo sistema bancario di riferimento. Riportiamo di seguito dei casi come indice di una situazione allarmante che da diversi anni sta ormai diffondendo nelle classi sociali meno abbienti il terrore e l’angoscia di vivere. Il torchio fiscale cui Equitalia sta costringendo i lavoratori e i pensionati italiani rischia di provocare un definitivo collasso in una situazione già precaria e densa di problematiche di carattere sociale.

La violenza e l’arroganza della tecnocrazia borghese che è al comando dell’Italia passa sotto silenzio e non compare nei telegiornali di regime che tentano di risolvere il conflitto sociale nel solito modo tipico dei regimi a carattere capitalistico e liberale: soffocare il dissenso e il disagio sociale, nasconderlo e manipolarlo con polemiche sterili e artefatte, criminalizzandonolo attraverso il rovesciamento dei punti di vista e l’induzione all’auto-colpevolizzazione morale.

Ora Vi riporto un articolo di Paolo Cardenà che mette in rilievo l’usura legalizzata che accentua una situazione già drammatica del paese e non parlo di gente che evade perchè EVADE E BASTA MA DI GENTE CHE NON RIESCE A TIRARE AVANTI E NON RIESCE A PAGARE TASSE E MEGA INTERESSI SUI RITARDI che possono arrivare anche al quattordicimila per cento- 

Si, avete letto proprio bene. Le sanzioni che il nostro Stato totalitario pretende in caso di omesso o tardivo versamento di tributi,  possono arrivare all’astronomica  cifra del quattordicimila per cento ed oltre. In altre parole,  per ogni euro non pagato al fisco, voi schiavi di questo totalitarismo fiscale,  rischiate di doverne corrispondere 140. Ecco come.

Pochi giorni fa mi ha fatto visita in ufficio un mio carissimo amico che non vedevo da tempo e mi ha raccontato che è stato destinatario di una cartella esattoriale di Equitalia per la quale, a suo dire, non è dovuto alcun importo poiché egli riferisce di aver sempre adempiuto ai propri obblighi tributari. Quindi, l’ho invitato a fornirmi tutto il carteggio e tutta la documentazione relativa al periodo di imposta per il quale Equitalia ha  emesso il ruolo.

L’amico Marco, dopo qualche ora, è ritornato in ufficio consegnandomi  tutto il plico e,  spulciandolo subito i vari documenti, è emerso che il povero contribuente nell’anno 2009, anziché versare un tributo di 485.36 euro alla sua naturale scadenza, ha versato  l’importo venti giorni dopo avvalendosi dell’istituto del ravvedimento operoso,  che consente di sanare eventuali ritardi nell’adempiere all’obbligazione tributaria.

Quindi, il nostro amico, fuori dai tempi rituali del versamento, ha pagato il debito corrispondendo la relativa sanzione di euro 10.90, ma omettendo di versare  gli interessi di un euro. Fin qui tutto apparentemente tranquillo.

L’Agenzia delle Entrate competente, dopo qualche mese, ha notificato  al contribuente un avviso bonario con il quale, disconoscendo il ravvedimento operoso di cui il contribuente si era avvalso – poiché carente del versamento degli interessi (1 euro)-, ha invitato il mal capitato al pagamento della somma di euro 44.51 entro 30 giorni, corrispondente al dieci per cento dell’intero tributo versato in ritardo, dedotta la sanzione già corrisposta in occasione del ravvedimento operoso. E già qui si può riscontrare tutta l’arroganza del fisco che applica la sanzione su un importo comunque già sanato per effetto del ravvedimento e non, eventualmente, sui soli interessi non corrisposti.

L’incauto contribuente, non  conoscendo la tirannia del fisco oppressore, suo malgrado, ha dimenticato di pagare l’avviso bonario di 44 euro nel termine dei  trenta giorni indicati dal fisco, provvedendovi solamente qualche giorno più tardi.

L’Agenzia, non  accontentandosi  neanche di aver già incassato una somma pari al 4400% dell’importo omesso (1 euro), considerato che  anche  questo versamento è stato  fatto in ritardo di due giorni,  attraverso Equitalia, ha emesso  una cartella esattoriale di 97 euro  comprensivi di diritti di notifica e compensi di riscossione. E quindi, il conto per il mal capitato è salito  fino ad arrivare a 141 euro, pari ad oltre il 14000% dell’importo omesso di un euro. Ecco come da un euro non corrisposto si è arrivati ad oltre 140 euro di sanzioni.

L’amico mi ha riferito  che, nonostante si sia recato più volte presso l’agenzia per poter ottenere l’annullamento della cartella esattoriale che va oltre la folle immaginazione, sembra che nulla possa esser ottenuto se non promuovendo un ricorso presso le autorità competenti.

Comprenderete bene che, al di la della questione di principio certamente difendibile, nel caso che ci occupa, esiste anche una latente convenienza economica nel promuovere un ricorso e quindi il contribuente dovrà pagare l’indebita pretesa del fisco, nonostante egli abbia già pagato più del dovuto.

La storia sopra raccontata si ripete per tutti i giorni dell’anno in ogni angolo d’Italia e non solo per importi risibili come quelli indicati, ma per somme che mettono in ginocchi aziende, famiglie e conseguentemente l’intero Paese. Non ci  trovate qualcosa di assurdo, diabolico e insostenibile? Tutto questo per rappresentarvi, almeno in parte, l’indicibile criterio alla base della pretesa illegittima ed opprimente  del fisco, che si manifesta in tutta la sua spregiudicatezza nel metodo utilizzato per recuperare la risibile somma di un euro; per la quale avrebbe potuto procedere con mezzi meno “invasivi”, con notevole risparmio di risorse per l’agenzia stessa, e non contrastando con la sensibilità del contribuente già notevolmente provata dall‘invasione fiscale in atto, che si sostanzia  in una pretesa tributaria con i tratti tipici dell’espropriazione. Non deve affatto sorprendere se il risultato di questo distruttivo modo di operare, è una Nazione prossima al fallimento con la sua popolazione indotta all’esasperazione, anche  a causa dell’accanimento che quotidianamente  subisce da parte di uno Stato che ha fatto del totalitarismo fiscale, elemento di compressione e coercizione dei diritti del popolo.

A voi ogni ulteriore considerazione

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6 commenti Commenta
ilcuculo
Scritto il 4 maggio 2012 at 21:32

Quando leggo questo tipo di post su i blog divento matto.

Va bene che è tutto uno schifo, ma occorre ragionare su quello che si scrive se non si vuole solo fare demagogia e populismo.

Se un operatore della mia azienda sbaglia la scatola di imballo di un componente ed al mio cliente che ha fatto un ordine di 500pz , magari del valore di 0.1 € a pezzzo e per errore gli manda 600pz il mio cliente a causa della differenza contabile tra quantitativo in ordine e quantitaivo in bolla di consegna mi fattura un costo di € 150 per costi amministrativi connessi all’errore.

E’ evidente che nella cartella in questione c’è un assurdo perchè al di sotto di un certo valore qualsiasi differenza dovrebbe essere non gestita in quanto il suo costo di gestione è abbondantemente superiore al valore in gioco.

Qui siamo di fronte chiaramente ad un costo minimo amministrativo che sarebbe stato applicato indipendentemente dalla somma in questione.

parlare di interessi del 14000% è assurda e demagogica disinformazione.

Scritto il 5 maggio 2012 at 00:44

ilcuculo@finanza:
Quando leggo questo tipo di post su i blog divento matto.

Va bene che è tutto uno schifo, ma occorre ragionare su quello che si scrive se non si vuole solo fare demagogia e populismo.

Se un operatore della mia azienda sbaglia la scatola di imballo di un componente ed al mio cliente che ha fatto un ordine di 500pz , magari del valore di 0.1 € a pezzzoe per errore gli manda 600pz il mio cliente a causa della differenza contabile tra quantitativo in ordine e quantitaivo in bolla di consegna mi fattura un costo di € 150 per costi amministrativi connessi all’errore.

E’ evidente che nella cartella in questione c’è un assurdo perchè al di sotto di un certo valore qualsiasi differenza dovrebbe essere non gestita in quanto il suo costo di gestione è abbondantemente superiore al valore in gioco.

Qui siamo di fronte chiaramente ad un costo minimo amministrativo che sarebbe stato applicato indipendentemente dalla somma in questione.

parlare di interessi del 14000% è assurda e demagogica disinformazione.

non è demagogia sono conti veri… e soprattutto non è disinformazione, probabilmente tu hai poco a che fare con le agenzie per le entrate…. ma ti assicuro che questo è nulla rispetto ciò che accade, se tu reputi normale applicare una sanzione del genere la demagogia non l’ha commessa sicuramente Paolo con il suo articolo…. ma tu con la tua affermazione…
notte e buon fine settimana

Hoffy
Scritto il 5 maggio 2012 at 01:54

Oggi sappiamo che il 50% dei pensionati vive con meno di mille euro al mese, mentre il 50% dei lavoratori italiani vive con meno di 2 mila euro al mese, con questi redditi è matematicamente certo avere pendenze con Equitalia. Parliamo soprattutto di debiti verso l’Inps, violazione del codice stradale, bolli auto, Ici, tributi e Iva che non per forza non devono essere stati pagati, basta un ritardo nei pagamenti per vedersi dopo anni raggiunti da Equitalia. e tu caro cuculo ragioni poco col cu e tanto con il resto! sono un commercialista e ti assicuro che ho visto cose che voi umani non vi sognate neanche, altro che disinformazione!

ilcuculo
Scritto il 5 maggio 2012 at 15:01

Hoffy,

Sta forse dicendo che la pressione fiscale in italia è troppo alta ?
Sta forse dicendo che i redditi in Italia sono troppo bassi ?

Mi sembra che sia chiaro a tutti.

Ma cosa c’entra con il tema ?

Quanto al fatto che come commercialista abbia visto di tutto posso ben crederci…

Hoffy
Scritto il 5 maggio 2012 at 17:03

ilcuculo@finanza:
Hoffy,

Sta forse dicendo che la pressione fiscale in italia è troppo alta ?
Sta forse dicendo che i redditi in Italia sono troppo bassi ?

Mi sembra che sia chiaro a tutti.

Ma cosa c’entra con il tema ?

Quanto al fatto che come commercialista abbia visto di tutto posso ben crederci…

definire disinfomazione ciò che è scritto qui in questo articolo è al quanto superficiale, chi ha a che fare come me con Equitalia può dire tranquillamente di averne viste di peggio delle cose scritte in questo articolo, concludo caro signor cuculo consigliandoLe di non parlare di cose che non sa definendoLe disinformative, con questo credo d’aver chiarito cosa intendevo io non lei.
Cerchi di non diventare troppo matto.

Scritto il 6 maggio 2012 at 00:14

(AGI) – Napoli, 5 mag. – Pietro Paganelli, l’imprenditore 72enne di Pozzuoli che ha tentato il suicidio stamane sparandosi un colpo di pistola alla testa nella sua officina di via Fedro, a Mergellina, ha un debito di poco inferiore ai 30mila euro con l’agenzia della riscossione. Infatti, stando a quanto affermato dai familiari, alla prima cartella esattoriale di 15mila euro, ricevuta qualche mese fa, si era aggiunta un’altra pochi giorni fa, di 11mila.

Un colpo che Pietro Paganelli non ha retto tentando di mettere fine alla sua vita, spiegando ai suoi cari in un biglietto “La dignita’ vale piu’ della vita”. Secondo i primi accertamenti dei carabinieri, basati sul racconto fatto da uno dei suoi figli, l’ottobre scorso il titolare dell’officina Pit Stop aveva ricevuto una cartella esattoriale di quindicimila euro, decidendo cosi’ di intestare la societa’ e alcuni beni ai familiari. Poi, e’ giunta la seconda cartella, circostanza che lo ha prostrato notevolmente. Oggi Paganelli ha detto che andava a pescare come ogni sabato, invece si e’ recato nella sua officina per mettere in atto il drammatico gesto. L’uomo e’ ora ricoverato in rianimazione nell’ospedale Loreto Mare: per i medici sono gravissimi i danni provocati al cervello dal proiettile che si e’ sparato alla tempia. (AGI) .
http://www.agi.it/in-primo-piano/notizie/201205051939-ipp-rt10128-deve_26mila_euro_al_fisco_si_spara_dignita_vale_piu_della_vita

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