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Cosa succede se le banche centrali non iniettano soldi? ecco le possibili novità

Se le banche centrali non regalano soldi, le borse crollano

Borse in drastico calo in tutto il mondo.
Qual’è la novità? 

La Federal Reserve sta pensando di cambiare strategia, smettendo o almeno diminuendo le “iniezioni di liquidità” che fin qui hanno tenuto su i mercati finanziari anche se l’economia reale resta ferma.
Meno 2% in Asia, idem e anche di più in Europa.

Ma la fuga dal rischio borsistico
era iniziata già ieri sera a Wall Street, con Dow Jones e Nasdaq in caduta rapida.
La notizia è in effetti una bomba, per i mercati finanziari: la Federal Reserve è divisa al suo interno, e non è affatto detto che nella prossima riunione del Fomc (il comitato che decide sulle operazioni) accetti di continuare a “scaricare denaro dal cielo” come fin qui fatto con ben tre operazioni di “quantitative easing” (prestiti a tasso zero, acquisto di titoli “tossici” come se fossero buoni, acquisto dei titoli di stato del Tesoro Usa, ecc).
La terza operazione è ancor ain corso e si concretizza con acquisti per circa 85 miliardi di dollari al mese.

Contemporaneamente, la Fed mantiene da tempo ormai immemorabile (oltre due anni) i tassi di interesse base praticamente a zero (una forchetta tra zero e 0,25; di fatto regala soldi alle banche che chiedono prestiti, visto che possono “prendere” a costo zero e investire a tassi più alti, o comunque – causa inflazione – restituire a scadenza una cinfra che comunque “pesa” meno di quanto era al momento del prestito).
Su questo vi alleghiamo qui sotto un articolo preoccupato da IlSole24Ore.

L’altra notizia è che, dopo la Francia, anche la Spagna sta iniziando una politica di “svalutazione competitiva” anche in regime di moneta unica (in cui un singolo paese non può più decidere in proprio quanta moneta stampare), visto che sono vietati anche i finanziamenti diretti alle imprese o all’economia, il governo Rajoy azzera i contributi e l’Iva per chi assume disoccupati. Una “rinuncia” alle entrate fiscali che al momento non rientra nella categoria di “aiuti di stato” che farebbe scattare le sanzioni della Ue.

La notizia Usa è che i guasti di un lungo periodo di denaro facile potrebbe a breve diventare superiori ai benefici (hanno tenuto in vita i mercati finanziari, ma l’eccesso di liquidità può trasformarsi alla lunga in uno tsunami inflazionistico senza molti precedenti recenti).

Ed è una conseguenza dell’apertura, anche da parte del Giappone, di una offensiva al tempo stesso protezionistica e inflazionistica, per indebolire lo yen e favorire le proprie esportazioni.
Ma anche la mossa spagnola va letta nel quadro della “guerra delle monete” e della guerra commerciale. Inqeusto caso anche dentro l’Unione europea.
A peggiorare il clima della giornata, sono arrivati i dati degli indici sull’attività manifatturiera e sui servizi delle Pmi continentali, in calo rispetto ai dati precedenti e alle stime degli analisti. Milano (-2,9%) si conferma la peggiore, preceduta da Francoforte (-1,9%), Parigi (-1,88%) e Madrid (-1,7%), mentre Londra cede l’1,66%. In rialzo a 288,1 punti lo spread Btp/Bund, mentre i future su Wall Street ampliano il calo in vista di una lunga serie di dati macroeconomici Usa.

La Fed è divisa e potrebbe frenare sull’allentamento monetario. La Banca d’Inghilterra prosegue con l’iniezione di liquidità source di Vittorio da Rold
Contrordine a Washington sul QE3. All’interno della Federal Reserve di Ben Bernanke ci sono forti divisioni sulla strategia da tenere e sull’efficacia di una politica monetaria troppo accomodante, motivo per cui durante la riunione del prossimo 19 e 20 marzo si discuterà di un possibile cambio di strategia fin qui tenuta dalla più potente banca centrale del pianeta. È quanto si legge nei verbali del Fomc, il comitato di politica monetaria della Federal Reserve, relativi alla riunione dello scorso 29 e 30 gennaio.
Nonostante alcuni segnali incoraggianti arrivati dal fronte economico, per esempio sul versante immobiliare e d sul mercato dell’automobile, la Fed ha deciso di proseguire con l’acquisto di 85 miliardi di dollari di titoli di stato e bond garantiti da mutui al mese.

I programmi sono pensati per sostenere investimenti e assunzioni e rilanciare la crescita tenendo i tassi di lungo periodo bassi. I verbali del Fomc mostrano tuttavia che secondo alcuni membri del Fomc , tra cui il rappresentante della Fed di Kansas City, Esther George, una politica monetaria troppo accomodante potrebbe incoraggiare un’eccessiva assunzione di rischio in alcune aree del mercato del credito. «Ho dissentito a causa di possibili rischi e possibili costi di queste politiche che superano i loro benefici – aveva detto George – Mentre io sono d’accordo di mantenere bassi i tassi per sostenere la ripresa, penso che mantenere i tassi vicino allo zero abbia le sue conseguenze negative».

Anche se i programmi di stimolo hanno avuto successo, «molti hanno espresso preoccupazione sulle possibili conseguenze avverse sulla stabilità finanziaria», riportano le minute. Insomma il grido di allarme del “falco” Esther George della Fed di Kansa City ha colpito nel segno.

Come si legge ancora nelle minute, eventuali cambi di rotta saranno valutati anche sulla base delle previsioni economiche. Durante il meeting di marzo, saranno aggiornate anche le stime sull’economia ed è in calendario la conferenza stampa del presidente della Federal Reserve Ben Bernanke. Insomma si volta pagina. Alcuni membri hanno sottolineato inoltre che “la Banca centrale dovrebbe essere pronta a cambiare il ritmo degli acquisti di asset”, anche rivedendo gli obiettivi fissati in precedenza.

GLI EFFETTI SUL CAMBIO. In effetti la mossa di ridurre la liquidità sul mercato dovrebbe rafforzare il dollaro che mercoledì sera ha effettivamente guadagnato terreno mentre Wall Street ha perso punti. Sui mercati valutari, l’euro è calato a 1,3279 dollari e il biglietto verde è avanzato a 93,79 yen. La guerra delle valute potrebbe avere una nuova puntata con la modifica del QE della Fed.

LA BANK OF ENGLAND NON CAMBIA ROTTA E PENSA A PIU’ STIMOLI
È una Bank of England invece è unanime nel mantenere il tasso di riferimento allo 0,5% e sul programma di acquisto titoli, quella che emerge dalle minute
del comitato monetario della banca centrale, diffuse mercoledì. I verbali mostrano però che addirittura tre dei nove membri del comitato abbiano sostenuto la necessità di incrementare di ulteriori 25 miliardi di sterline il programma di acquisto titoli, portandolo da 375 a 400 miliardi. Insomma Londra va avanti con iniezioni di liquidità senza timori di inflazione .
da Il Sole 24 Ore

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