Casi di Diabete in costante aumento. Nuovo farmaco in arrivo: approvato dapagliflozin di AstraZeneca e Bristol-Myers Squibb

Scritto il alle 15:59 da gooser

Oltre al mercato degli antitumorali sicuramente quello dei farmaci per il diabete è il mercato più interessante. Il numero di persone che scoprono di avere il diabete è in costante aumento. Tutti i giornali e anche i media ormai ne parlano costantemente. In attesa di un farmaco che possa essere efficace quanto o anche meglio dell’insulina, diverse compagnie cercano di sperimentare farmaci alternativi.

Se avete letto l’articolo di ieri abbiamo scritto qualcosa di Generex Biotechnology Corp. (GNBT) e del suo spray, e di MannKind Corp. (MNKD) e del suo farmaco da inalare. Tutte e due le aziende cercano di portare avanti i loro piani con alterne fortune. Mentre la prima è piuttosto indietro, la seconda grazie anche al suo maggior azionista stra-miliardario, e fondatore dell’azienda (il sig. Mann) cercherà un approvazione nel 2014, ma altri nel frattempo ci riescono.

Mi riferisco all’approvazione dell’EMA di ieri ecco la notizia:

La Commissione Europea ha approvato dapagliflozin, un nuovo farmaco antidiabetico sviluppato da AstraZeneca e Bristol-Myers Squibb che sarà messo in commercio con il marchio Forxiga.

Dapagliflozin è il capostipite di una nuova classe di composti, gli inibitori del co-trasportatore sodio/glucosio di tipo 2 (SGLT2), farmaci che agiscono facilitando l’eliminazione del glucosio da parte dei reni, riportando così la glicemia verso la normalità.

L’approvazione dell’Ema riguarda dapagliflozin in compresse da 10 mg nei pazienti adulti affetti da diabete mellito di tipo 2.
– come monoterapia, quando dieta ed esercizio fisico non forniscono un controllo glicemico adeguato nei pazienti in cui l’uso di metformina non è considerato appropriato per problemi di intolleranza;
– in associazione con altri farmaci ipoglicemizzanti, inclusa l’insulina, quando tali terapie, unite a dieta ed esercizio fisico, non riescono a fornire un adeguato controllo glicemico.

L’Ema ha preso questa decisione dopo aver esaminato i dati di 11 trial clinici, condotti anche in Italia, che hanno arruolato 5.693 pazienti con diabete di tipo 2; di questi 3.939 erano stati trattati con dapagliflozin. L’Ema ha confermato che, sulla base dei dati finora disponibili, l’effetto del farmaco si mantiene fino a 102 settimane.

Chi segue le biotech ricorderà pero’ che l’Fda lo scorso mese di gennaio aveva bocciato il farmaco rilasciando una “complete response letter”. Per l’agenzia americana si rendono necessari altri studi per documentare meglio il profilo di efficacia e sicurezza del farmaco.

Stranamente in questa occasione EMA ed FDA hanno avuto due visioni completamente diverse. Per la vostra gioia ecco i dettagli che hanno portato all’approvazione del farmaco:

I risultati di uno studio di 12 settimane hanno dimostrato che il nuovo farmaco Dapagliflozin, un inibitore selettivo del SGLT2 ( cotrasportatore di sodio-glucosio ), ottiene migliori risultati in tutte le misurazioni glicemiche esaminate [ livello di emoglobina glicosilata ( HbA1c ), glicemia a digiuno ( FPG ) e glicemia postprandiale ( PPG )] nei pazienti con diabete mellito di tipo 2 e trattati con alti dosaggi di Insulina e di antidiabetici orali, rispetto al placebo ( placebo in associazione ad antidiabetici orali e Insulina ). Gli eventi avversi complessivi nei bracci con Dapagliflozin sono risultati simili a quelli con placebo.
Lo studio ha inoltre mostrato che i pazienti trattati con Dapagliflozin hanno subito un maggior calo di peso rispetto a quelli trattati con il placebo, confermando i risultati di uno studio precedente di 12 settimane di fase 2b.

Il Dapagliflozin è un farmaco investigazionale inibitore del SGLT2. La proteina SGLT2 facilita il riassorbimento del glucosio da parte dei reni, re-immettendo in circolazione il glucosio filtrato.

Lo studio era mirato alla valutazione dell`efficacia e della sicurezza del Dapagliflozin in pazienti con diabete di tipo 2 non adeguatamente controllato, benché sottoposti a terapia con almeno 50 unità di Insulina U100 al giorno più uno o due antidiabetici orali ( almeno 1000 mg di Metformina e/o almeno 30 mg di Pioglitazone o 4 mg di Rosiglitazone ). I dati provengono da uno studio randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo su 71 pazienti affetti da diabete di tipo 2 ( età compresa fra i 18 e i 75 anni ) il cui HbA1c risultava pari al 7,5 percento o maggiore e pari al 10 percento o minore.

I pazienti sono stati randomizzati a uno dei tre diversi bracci di terapia: Dapagliflozin 10 mg ( n= 24 ), Dapagliflozin 20 mg ( n= 24 ) o placebo ( n= 23 ), somministrato una volta al giorno.
Durante lo studio si sono mantenute le dosi degli antidiabetici di base, ma si sono ridotte le dosi iniziali di Insulina del 50 percento rispetto alla dose di base giornaliera per ciascun paziente, in modo da ridurre il rischio di ipoglicemia.

L`endpoint primario dello studio era rappresentato dalle variazioni dell`HbA1c medio rispetto al basale per ciascun braccio con Dapagliflozin in confronto al placebo. Gli endpoint secondari comprendevano: proporzione di pazienti che hanno conseguito l`obbiettivo raccomandato dall`American Diabetes Association ( ADA ) di un HbA1c inferiore al 7 percento, proporzione di pazienti che hanno conseguito una diminuzione dell`HbA1c di almeno lo 0,5 percento rispetto al basale, e la variazione della glicemia a digiuno rispetto al basale in confronto al placebo. Si sono inoltre valutate le variazioni del peso corporeo.

Dopo 12 settimane, i pazienti trattati con Dapagliflozin hanno mostrato una diminuzione media aggiustata dell`HbA1c dello 0,61% rispetto al basale con il Dapagliflozin 10 mg e dello 0,69% con il Dapagliflozin 20 mg, rispetto ad un aumento dello 0,09% con placebo.

La percentuale dei pazienti che hanno conseguito un HbA1c inferiore al 7% dopo 12 settimane è stata del 13% con Dapagliflozin 10 mg e del 4,3% con Dapagliflozin 20 mg, rispetto al 5,3 percento con placebo. La percentuale dei pazienti che hanno conseguito una diminuzione dell`HbA1c rispetto al basale di almeno lo 0,5% è stata del 65,2% con Dapagliflozin 10 mg e del 65,2% con Dapagliflozin 20 mg, rispetto al 15,8% con placebo. La variazione della glicemia a digiuno rispetto al basale dopo 12 settimane è stata +2,4 mg/dL con Dapagliflozin 10 mg e -9,6 mg/dL con Dapagliflozin 20 mg, rispetto a +17,8 mg/dL con placebo.

Gli eventi avversi complessivi nei bracci Dapagliflozin sono risultati simili a quelli con placebo. Il numero di pazienti con almeno un evento avverso con Dapagliflozin 10 mg, Dapagliflozin 20 mg, e placebo è stato rispettivamente di 18, 16, e 15.
Gli eventi avversi più comuni ( maggiori o uguali al 5% totale ) con Dapagliflozin 10 mg, 20 mg e placebo sono stati: frequenza urinaria ( pollachiuria ), mal di schiena, nasofaringite, nausea, mal di testa e infezione del tratto respiratorio superiore. Gli eventi avversi di particolare interesse registrati con Dapagliflozin 10 mg, 20 mg e placebo sono stati infezione del tratto urinario [ 0, 1,0 ] e infezione del tratto genitale [ 0, 5, 1 ].

Il numero di eventi ipoglicemici è stato di 7 con Dapagliflozin 10 mg, 6 con Dapagliflozin 20 mg, e 3 con placebo. Non si sono verificati casi gravi di ipoglicemia ( sintomi neurologici di ipoglicemia quali stato confusionale, glicemia capillare inferiore o pari a 54mg/dL e necessità di trattamento esterno ).

Lo studio ha inoltre valutato l`impatto potenziale della glicosuria indotta dal Dapagliflozin sulla perdita di peso nella popolazione di pazienti affetti da diabete di tipo 2. Tali risultati includono variazioni nelle misurazioni del peso corporeo totale e dell`indice di massa corporea durante le 12 settimane dello studio.
Complessivamente, si è verificata una maggiore perdita di peso nei gruppi trattati con Dapagliflozin: 4,51 kg con Dapagliflozin 10 mg e 4,3 kg con Dapagliflozin 20 mg, rispetto a 1,88 kg con placebo. ( Xagena_2009 ). A voi.

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