Le Banche speculano ancora sui derivati: Lehman Brothers non ha insegnato niente.

Scritto il alle 17:49 da carloscalzotto@finanza

Con la crisi attuale sembrerebbe essere arrivati ad un punto di non ritorno, parliamo della situazione economica in Italia e europea, della questione monetaria e del cambiamento epocale a cui stiamo assistendo, ma gli errori del passato sembrerebbero essere dimenticati, mentre le banche hanno a disposizione liquidità illimitata e nello stesso tempo tengono ferma l’economia non distribuendo denaro alle imprese e ai cittadini con i giusti interessi ( vi consiglio di leggere questa tragica avventura di un impiegato che per 28 centesimi si è trovato inserito nelle centrali di rischio QUI) ovvio! tra la morsa dello Spread … timori … tasse … impoverimento ….

Le grandi banche tornano a speculare.

E’ si cari signori!!! c’è ancora il problema dei derivati”: l’allarme è della Bri..source

Le grandi banche mondiali sembrano tornate alle “vecchie maniere”: la maggior parte degli utili deriva dalla negoziazione sui mercati finanziari, si indebitano sempre più e confidano sui salvataggi pubblici. Secondo il rapporto annuale della Bri, c’è un forte rischio per le ”enormi posizioni in derivati” e serve una stretta sulle regole. Insomma i rischi sono di nuovi quelli di prima dell’esplosione di Lehman Brothers che nemmeno tutte le misure straordinarie delle banche centrali, su cui si appuntano aspettative ”irrealistiche” per il sostegno all’economia, potranno risolvere.
La Bri, la Banca dei regolamenti internazionali che funge da banca centrale delle banche centrali, attacca duramente le reticenze del sistema finanziario (ma anche l’incapacità dei governi) di porre fine alle rischiose pratiche sul mercato e i derivati di cui le maxi perdite subite da Jp Morgan sono solo un assaggio. Ai banchieri centrali di mezzo mondo convenuti nella citta’ svizzera per l’assemblea di bilancio in un momento in cui su di loro si moltiplicano le richieste di fare piu’ sforzi per far ripartire l’economia, il direttore generale della Bri Jaime Caruana rileva come gli istituti centrali possono comprare tempo per evitare il tracollo ma non senza rischio.
Piuttosto nel rapporto della Bri si evidenzia come dagli istituti di credito non sia stata fatta pulizia di bilancio e ricapitalizzato a dovere confidando sempre sull’aiuto di stato e per questo invocano una ”sana azione pubblica” che faccia dimagrire il settore, imponga regole su controllo dei rischi e dei bonus dei vertici oltre che una partecipazione di azionisti e obbligazionisti alle perdite e non piu’ sui contribuenti.
Sistemare il settore bancario (anche a costo di un possesso temporaneo dello stato che imponga il cambiamento in alcuni gruppi, sembra suggerire in alcune parti il rapporto) e’ il primo passo per rompere i circoli viziosi creati fra banche, famiglie e imprese e governi ”dove i problemi e i tentativi di soluzione di uno di questi gruppi peggiora la posizione degli altri due”.
Circoli che costringono le banche centrali a tenere bassi i tassi di interesse e iniettare liquidita’ nel sistema e che a lungo andare rischiano di far ripartire l’inflazione. Ma soprattutto le misure delle banche centrali non sono gli strumenti adatti ma ”palliativi e con limiti” sebbene la pressione del mercato, della politica e del’opinione pubblica (e anche all’interno di qualche autorita’ centrale) e’ sempre piu’ forte con aspettative irrealistiche.
Per questo, dopo aver sistemato il settore finanziario, andranno portate avanti le tappe successive, ossia il risanamento dei conti pubblici e la riduzione dell’indebitamento nei settori non finanziari dell’economia. Solo una volta ripristinata la solidita’ dei bilanci di tutti i settori, potremo sperare di ritornare su un sentiero di crescita equilibrata

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