Debito Pubblico e gli stipendi dei nostri politici: l’Italia può sopportare rendimenti elevati del debito ancora per qualche anno.

Scritto il alle 14:49 da [email protected]

Uno studio della Bank for International Settlement riportato da Eurointelligence, elabora delle simulazioni dalle quali risulta che possiamo ancora sopportare questi rendimenti dei nostri titoli per alcuni anni prima…..di esplodere! (Ma questo non lo dice…)

Il 9 novembre, il drammatico movimento intraday dei rendimenti dell’obbligazionario Italiano ha preso di sorpresa i partecipanti al mercato. In seguito alla decisione di una Clearing House del regno Unito di richiedere un aumento dei requisiti di margine, le obbligazioni Italiane a 10 anni hanno perso il 5% del valore, con i rendimenti in salita a 576 punti base sopra il bund tedesco.

Questo episodio ha scatenato le preoccupazioni che un periodo prolungato di turbolenza del
mercato potrebbe finire in una crisi “autoavverante” del finanziamento del terzo mercato dei bonds nel mondo.

Eppure una semplice simulazione dei costi del servizio del debito per il Tesoro italiano in diversi scenari di curva dei rendimenti (grafico 2, al centro) suggeriscono che l’Italia dovrebbe essere in grado di resistere a rendimenti elevati per un certo tempo, a condizione che conservi l’accesso al mercato. Data la media relativamente alta della durata residua del debito pubblico Italiano (sette anni), ci vorrebbe molto tempo perché i rendimenti elevati si traducano in costi aggiuntivi significativi del servizio del debito.
Se la curva dei rendimenti osservata il 9 novembre persistesse per tutto l’anno 2012, il costo aggiuntivo annuo sarebbe pari allo 0,95% del PIL del 2010 (grafico 2, a destra). Anche il peggiore degli scenari mostrato qui, dovrebbe persistere per tre anni prima che i costi aggiuntivi superino il 2% del PIL.

Questo riquadro descrive la stima dei costi del servizio del debito pubblico italiano nei diversi scenari della curva dei rendimenti.
La curva dei rendimenti di base utilizza il costo medio di emissione prevalente nella prima metà del 2007, prima della crisi finanziaria globale. Due scenari spostano l’intera curva dei rendimenti di base di 200 e di 500 punti base rispettivamente, mentre uno scenario aggiuntivo utilizza la curva dei rendimenti Italiana osservata il 9 nov 2011 (grafico 2, diagramma centrale).

Il passo successivo consiste nella costruzione di un database di tutti i titoli di debito in scadenza nel tempo. Per fare questo, dobbiamo prima calcolare l’andamento nel tempo del pagamento degli interessi futuri e i rimborsi del debito in scadenza, e sottrarre le previsioni del governo sui futuri avanzi primari, per ottenere le necessarie nuove emissioni lorde. Si assume che il Tesoro Italiano mantenga la politica di emissione seguita negli anni 2010-11, cioè rinnovare per ogni scadenza la stessa quota di emissioni del 2010-11 . Questo presuppone che il Tesoro non adatti dinamicamente la sua politica di emissione modificando le scadenze in risposta ai cambiamenti nella curva dei rendimenti.

Le nostre stime vanno quindi probabilmente in qualche modo a sovrastimare i costi del servizio del debito.
Le curve dei rendimenti dei diversi scenari vengono poi applicate alle obbligazioni in scadenza durante l’orizzonte temporale di tre anni. Mentre i maggiori rendimenti aumentano i costi del servizio del debito di nuova emissione a tasso fisso, per le obbligazioni a tasso variabile influenzano sia il costo del debito esistente, che quello del debito di nuova emissione.
I costi complessivi del servizio del debito per ogni scenario, aggregati per anno, vengono poi espressi in relazione ai costi di base, come risulta dai costi aggiuntivi per il servizio del debito indicati nel grafico 2 (di destra). La simulazione è basata sul presupposto che l’Italia mantenga l’accesso continuo al mercato fonte

Ed in tanto i lavori sulla manovra stanno procedendo. Da giorni sui giornali si parla del taglio degli stipendi parlamentari bene!!! è ARRIVATA LA CONFERMA pochi minuti fa…  Il governo  Monti ha intanto deciso di togliere dal decreto le norme che tagliano le indennità a deputati e senatori e di lasciare che siano le Camere a legiferare in materia per livellare gli stipendi dei parlamentari italiani a quelli europei, mi domando perchè non fanno decidere anche a noi le tasse che dobbiamo pagare allora???.

Il parametro del trattamento economico omnicomprensivo permette quindi di inserire le spese di personale nel computo dei paesi esteri, facendo in questo modo schizzare verso l’alto l’indice “salariale” dei deputati stranieri. Allo stesso modo le spese di viaggio non vengono contabilizzate nel calcolo degli stipendi parlamentari nostrani, mentre contribuiscono ad innalzare la media negli altri paesi.
La tabella che pubblichiamo qui in pratica viene completamente stravolta attraverso questi piccoli accorgimenti. E alla fine, gira e rigira, va a finire che gli dobbiamo dare anche qualche soldo in più ai nostri “poveri” parlamentari… SE NON CREDETE ALLE COSE CHE VI ABBIAMO DETTO, potete verificare personalmente i resoconti della dei lavori di commissione governativa sul livello retributito italia / europa andando QUI

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