Il Money Management e Capitalizzazione: le cose più importati per fare trading, Bund e Fib come esempio

Scritto il alle 15:40 da Roberto Semprini

Ho ascoltato questo video e lo prendo come spunto per introdurre un argomento che molti sottovalutano: il money management e la capitalizzazione di un trader.

L’autore fa delle osservazioni molto giuste, mi sembra molto preparato e trovo interessanti anche i suoi studi e l’indicatore sui volumi che utilizza.

Il video in sintesi parla delle diverse forme di studio dei volumi correlati ai prezzi con strumenti diversi e attribuisce piu’ o meno capacità obiettiva ad uno piuttosto che all’altro ma non voglio entrare nel merito di questo, è solo, ribadisco,uno spunto che ho preso visto che l’ho appena finito di ascoltare.

Come tutti sappiamo in borsa non esiste il sacro graal con l’indicatore o il metodo perfetto, ciascuno di noi cerca di attingere da tante variabili che ci sono ed adattarle al proprio metodo di lavoro per ottenere i massimi risultati.
Chiaramente la teoria discosta molto dalla pratica e chi è a mercato tutti i giorni e lo conosce bene sa di cosa sto parlando.
Metto questo grafico su cui ci sarebbere dei commenti da fare estrapolato dal video che mi sono appena visto.

 

Da questo grafico si evince come l’indicatore costruito sui volumi in entrata ed uscita con l’indice sui 20.800-21.000 punti di FTSE/mib( FIB) non scenda e richiami l’attenzione sul fatto, come sostiene l’autore,  in divergenza con i volumi un potenziale probabile ribasso non seguito dai volumi di scambio “potrebbe” essere riassorbito ed essere un falso segnale.

Vediamo come in seguito i prezzi sono andati a toccare un minimo a 18.800 punti circa 2000 punti di drawdown ( prima di risalire) che per chi fa trading coi soldini veri sono un 10% in termini percentuali e 2.000 euro di perdita con un mini contratto future che margina circa 2500 euro, la quasi totalità del capitale, una cosa assurda, col fib sono 10.000 euro di perdita, sempre troppi senza stoppare per ascoltare l’indicatore che analizza i volumi denominato “CVD”.
Cosa voglio evidenziare con questo?

Sicuramente non è mia intenzione screditare le tesi e gli studi del trader in questione ma solo puntualizzare che, visto che nel video ci sono anche circostanze a favore che denotano la bontà dell’indicatore create su delle divergenze, come quella postata, ciascun trader cerca di evidenziare e vedere solo le parti che piu’ rispecchiano le proprie convinzioni e metolodie di lavoro.

Nel secondo grafico ,( che rappresenta il bund)  la zona di congestione dei prezzi tra i 138.06 e 137.48 è una zona dove si è sviluppato un Volume Profile con un Poc a 137.80 circa. Vediamo che i prezzi hanno rotto la congestione verso il basso proiettando la congestione di circa 50 tik sui minimi che avevano mantenuto al rialzo la tendenza (doppio minimo a 137 circa) poi in seguito sono risaliti riconoscendo il supporto per l’ennesima volta e hanno rotto al rialzo la congestione stessa superando il Poc prima citato.
Tutti i trader sanno che quando si rompe al rialzo o al ribasso una congestione il movimento che segue è impulsivo e della stessa ampiezza della congestione stessa, e questo è stato fatto.
Riconoscendo un supporto che si è manifestato forte e avendo la capacità di fare risalire i prezzi, è risaputo che “il mercato quando non riesce in seguito ad una rottura a spingere in una determinata direzione e ritorna sui suoi passi, il ritorno sarà tanto piu’ forte ed impulsivo, ( vista le negazione del movimento) dalla parte opposta, ed è quello che è successo, rottura al rialzo della congestione come evidenziato dai grafici.

Tutti sappiamo bene che a bocce ferme tutti i grafici e tutti gli oscillatori sembrano fantastici, perfetti e possiamo darne l’interpretazione ottimale che vogliamo ma quello che distingue la lettura grafica e l’operatività vera dei trader sono il money management e la capitalizzazione.
Una congestione di 50 tik se rotta al rialzo o ribasso raramente porterà nell’intraday a delle proiezioni molto piu’ ampie, considerando che sopra e sotto a questa congestione ci sono aree di supporto o di resistenza che ci aiuteranno a capire anche dove i prezzi potranno incontrare i primi ostacoli e questo è terreno dei trader.

Pero’, nella realtà, quanti trader hanno la capacità materiale ( capitalizzazione) e quella psicologica di affrontare 50 tik di ribasso ( che equivalgono a 500 euro di perdita su un future che margina circa 2900 euro) per aspettare un eventuale rimbalzo sulla ipotesi che i minimi a 137 avessero potuto sostenere i prezzi?

Sicuramente quelli capitalizzati si,  che in base ad un loro management pianificato probabilmente avranno programmato un ulteriore ingresso sui supporti per incrementare le posizioni e liquidare tutto qualora gli stessi avessero ceduto, ma un piccolo trader ? puo’ permettersi di raddoppiare le posizioni rischiando il doppio di quello preventivato al momento dell’inizio dell’operazione?

Se avesse “stoppato” in perdita la posizione alla rottura al ribasso della congestione, nel momento in cui i prezzi fossero tornati a salire nuovamente ( come si evince dal frafico) nuovamente sul  prezzo iniziale della tradata avrebbe avuto la “forza psicologica” di riprovare l’acquisto del future o spaventato dallo stop avrebbe gettato la spugna o lo avrebbe interpretato come un movimento di pull back? Questo per dire cosa?

Che fare trading non è uguale per tutti, leggere grafici, postare analisi è istruttivo, è un modo di interpretare le cose, di cercare un confronto tra esperti e dare nozioni e punti di riferimento ai meno esperti, ma quando leggo che la stessa operazione in leva, ( quindi su future o altri derivati) si puo’ fare con 5.000 o 50.000 euro indifferentemente , sorrido,  perchè chi è a mercato tutti i giorni conosce bene la differenza della gestione ( emotiva e materiale) di entrambe le posizioni come si evince bene dal titolo.

 

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2 commenti Commenta
Scritto il 12 febbraio 2012 at 20:07

Ottimo articolo robi… :wink: quando sei dentro pesante non hai la forza di guardare altro che la posizione cosa diversa se hai un solo contratto

Roberto Semprini
Scritto il 12 febbraio 2012 at 21:16

Agata Marino:
Ottimo articolo robi… quando sei dentro pesante non hai la forza di guardare altro che la posizione cosa diversa se hai un solo contratto

Ciao Agata grazie. Già sappiamo bene che è cosi’. Con 10 contratti non puoi permetterti di tradare e andare sotto di 2.000 punti di fib ( con 1 si anche se non è un pensiero che posso affermare di condividere). Poi nei giorni successivi l’analisi magari va pure a buon fine e non ci sarebbe stata nessuna perdita ma “del senno del poi ne sono piene le fosse” recita un saggio proverbio e le analisi di ampio spettro non sono valide per la maggior parte dei trader che devono essere piu’ guardinghi e disciplinati senza ostinarsi nelle idee quando il mercato manifesta il contrario. Dopo molto tempo moltissime analisi che si rivelano sbagliate vanno in porto e molti pensano che quel modo di tradare sia giusto, basta saper soffrire un po’. Occorre sfatare questo modo errato di pensare perchè occorre vedere cosa fa il mercato PRIMA di andare nella direzione dalla analisi auspicata perchè se i prezzi si allontanano troppo c’è un meccanismo che si chiama Margin Call che ci dice che il gioco è finito, game over, e che la nostra idea era sbagliata e si avrà la conferma dall’azzeramento del conto.

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