In Italia nell’ultimo anno e mezzo sono state varate nuove imposte per un ammontare pari a circa 4 punti di Pil e nei prossimi due anni?

Scritto il alle 17:53 da Agata Marino

In Italia nell’ultimo anno e mezzo sono state varate nuove imposte per un ammontare pari a circa 4 punti di Pil. Stime dell’effetto dell’inasprimento fiscale portano a prevedere una contrazione dell’economia intorno ai due punti e mezzo nei prossimi due anni. Da aggiungere al -3 per cento del 2012.

Abbiamo avuto un nuovo record del debito: è aritmetica, finchè c’è il disavanzo, il debito aumenta, non c’è niente da fare. avremo molti record davanti a noi finchè non si raggiunge l’equilibrio di bilancio non solo in termini strutturali, ma assoluti.L’Italia non può che proseguire con decisione nel programma di riforme avviato. Occorre innanzi tutto assicurare la piena e concreta attuazione delle riforme già approvate dal Parlamento. Viviamo un periodo molto difficile, tra l’incudine della crisi finanziaria e il martello della crisi economica.

La prima discende e si riflette nel livello e nel costo del debito pubblico, la seconda nella riduzione dei redditi e delle occasioni di lavoro. Le due non sono indipendenti, nè discendono solo dai nostri ritardi e dalle nostre insufficienze e le vie d’uscita non sono semplici nè indolori.

Ma occorre rispondere e la risposta, a livello nazionale, non può che passare attraverso il controllo dei conti pubblici e una risposta decisa ai problemi strutturali del nostro Paese.

Negli ultimi mesi del Governo Berlusconi e nel primo anno del Governo Monti sono state varate nuove imposte (centrali e locali) per un ammontare pari a circa 4 punti di Pil (stima del vice-direttore della Banca d’Italia, Salvatore Rossi, in una recente audizione parlamentare).

GLI EFFETTI

Per valutare l’effetto di questo shock fiscale sull’economia italiana è necessario usare un “moltiplicatore“, cioè una misura dell’effetto (probabilmente recessivo) di un inasprimento fiscale.

Vi è un ampio dibattito sul valore del moltiplicatore delle tasse.

Christina e David Romer, dell’università di Berkeley, in un articolo pubblicato due anni fa sull’American Economic Review, e che ha fortemente influenzato la ricerca in questo campo, stimano per gli Stati Uniti, un moltiplicatore che raggiunge il valore di -3 dopo tre anni. In altre parole, un inasprimento fiscale pari a un punto di Pil ne riduce il livello, su quell’arco temprale, di 3 punti.
In una ricerca che applica una metodologia simile a un campione di quindici paesi Ocse, Alberto Alesina, Carlo Favero ed io stimiamo, per l’Italia, un moltiplicatore che è pari a poco meno di – 1.0 a un anno di distanza dallo shock fiscale e che poi sale fino a circa – 2.0 dopo due-tre anni.
I conti tornano: a meno di un anno di distanza dallo shock fiscale, il Pil italiano è sceso di due punti e mezzo, con un moltiplicatore pari a – 0,65.
Se il 2012 si chiuderà con una crescita negativa vicino a – 3 per cento, il moltiplicatore sarà pari a – 0,75.

Se crediamo alle stime del moltiplicatore citate sopra — e pur escludendo i valori “estremi” stimati dai Romer — nei prossimi due anni l’economia, in assenza di variazioni nella politica fiscale, si contrarrà di altri due punti-due punto e mezzo.
Alla luce di questi conti, mi chiedo che cosa possa indurre all’ottimismo sulla crescita e che cosa giustifichi l’annuncio che “si inizia a vedere un po’ di luce in fondo al tunnel”. Blocco del credito da parte delle banche aumento di tasse e riduzione dei servizi quindi siamo in piena pressione fiscale o meglio ancora oppressione! come si può crescere così?

Ora vi riporto i dati diffusi da Istat in un articolo del sito la voce source

L’Istat ha diffuso la stima preliminare del Pil dell’Italia per il terzo trimestre 2012. Il dato congiunturale (cioè la variazione del Pil del terzo trimestre sul dato destagionalizzato del secondo trimestre) indica un -0,2 per cento. Il dato è il migliore degli ultimi quattro trimestri ed è sostanzialmente identico alla variazione congiunturale registrata nel terzo trimestre 2011 rispetto al secondo trimestre dello stesso anno. Il dato dice che la recessione si è attenuata durante l’estate.
Le stesse considerazioni valgono anche per la Spagna e in modo anche più evidente per la Francia che è tornata a crescere dopo tre trimestre piatti. Siccome però la crescita del centro Europa è in rallentamento, con la Germania che segna +0,2, l’Austria -0,1 e l’Olanda che crolla a -1,1,il dato dell’area euro nel suo complesso è – sia pure leggermente – negativo (-0,1).

Dopo la crisi, vanno bene le tre repubbliche baltiche e la Finlandia, ma insieme rappresentano meno di un sesto dell’Italia.

Difficile che le renne ci trainino fuori dalla crisi, se non ripartono più rapidamente Germania e Francia.

Di buono c’è che nel terzo trimestre la cescita americane è un po’ ripartita (-0,5 per cento). In Europa fuori dall’area euro c’è il boom solitario e temporaneo del Regno Unito. Non sono stati ancora diffusi i dati della Polonia e della Svezia, ma dovrebbero essere positivi.
Il dato tendenziale per l’Italia (la variazione del terzo trimestre 2012 sullo stesso trimestre del 2011) indica che la caduta del Pil su base annua si è fermata a -2,4, come già nel secondo trimestre 2012 e peggiore di circa un punto del -1,5 della variazione trimestrale del primo trimestre 2012. Per il 2012 nel suo complesso tutto dipende da ciò che accadrà nel quarto trimestre, ovviamente.

Ma la cosa più probabile è che la crescita 2012 si attesti tra -2,1 e -2,2 per cento rispetto al 2011, a seconda se il dato del quarto trimestre sarà un altro -0,2 (come nel terzo) oppure un ben peggiore -0,8 (come nel secondo trimestre). Per quanto l’economia vada tuttora male e le prospettive 2013 non siano rosee, il dato del Pil 2012 si assesterà non troppo lontano dai valori previsti qualche mese fa.

Lo sapremo alla metà di febbraio 2013.

Il livello del Pil trimestrale mostrato nel grafico è vicino al suo valore di minimo fatto registrare nel primo semestre 2009.

Allora però il crollo era stato un crollo di fatturati sull’estero attutito dagli ammortizzatori sociali come la CIG.

Oggi l’economia è virtualmente senza rete di protezione e la crisi molto più diffusa perchè a pagare pegno duramente è il mercato interno.

2 commenti Commenta
ilcuculo
Scritto il 16 Novembre 2012 at 17:54

Ma non è un caso o un errore è il risultato di una politica economiche che sta raggiungendo il suo scopo.

Gli Italiani devono consumare meno, in particolare prodotti di importazione, ed esportare di più, questo porta la salvezza dell’economia italiana grazie ad una bilancia commerciale attiva.

Italia: bilancia commerciale a settembre in surplus di 408 milioni

FTA Online News

Secondo l’Istat la bilancia commerciale italiana a settembre ha registrato un saldo positivo di 408 milioni di euro oltre le attese degli addetti ai lavori fissate su un saldo negativo di 540 milioni. Il saldo positivo pubblicato oggi è la sintesi di un disavanzo con i paesi dell’area extra Ue (-594 milioni) e di un surplus negli scambi con i paesi Ue (+1,0 miliardo). Nei primi tre trimestri il saldo complessivo, sostenuto dall’ampio avanzo nell’interscambio di prodotti non energetici (+52,6 miliardi), è risultato positivo e pari a 4,1 miliardi. A settembre l’Istat ha rilevato, rispetto al mese precedente, una flessione per entrambi i flussi commerciali, più intensa per l’import (-4,2%) che per l’export (-2,0%). La diminuzione dell’export è risultata di intensità analoga per entrambe le aree di sbocco: -2,1% per i mercati Ue e -2,0% per quelli extra Ue. In flessione sono state soprattutto le vendite di beni strumentali (-4,5%) e di prodotti energetici (-2,3%), mentre i beni di consumo durevoli hanno fatto registrare un aumento dell’1,0%. La flessione delle importazioni si è confermata rilevante sia dai paesi Ue (-4,4%) sia da quelli extra Ue (-3,9%). Particolarmente accentuata è stata la contrazione degli acquisti di beni strumentali (-9,7%). A settembre si è registrata una flessione tendenziale per entrambi i flussi in valore: -4,2% per l’export e -10,6% per l’import. Considerando i volumi, le diminuzioni sono risultate più marcate: -7,8% per l’export e -15,3% per l’import. Nel terzo trimestre 2012 si è rilevata una crescita tendenziale per le esportazioni (+2,2%), mentre le importazioni si sono ridotte (-6,4%).

hoffy
Scritto il 16 Novembre 2012 at 18:00

ilcuculo@finanza,

Se questa crisi non fosse costata e se non costasse inaudite sofferenze, e talvolta la vita, per milioni di persone ci sarebbe quasi da divertirsi nell’assistere ai contorcimenti degli economisti mainstream… o forse no, in fondo noi altri non siamo sadomonetaristi, e neppure masochisti: non lo vediamo proprio “the advantage of tying one’s hands”. Comunque l’opera di revisione delle proprie convinzioni è sempre meritoria, posso suggerire un testo dal quale ricominciare? Acocella, Elementi di politica economica. Per chi invece ha già qualche nozione di economia (corretta o anche errata), posso invece suggerire il bellissimo libro “Il tramonto dell’euro” di Alberto Bagnai?

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