Fisco, pressione fiscale e usura: i soldi raccolti non bastano mancano oltre 3.4 miliardi

Scritto il alle 18:05 da carloscalzotto@finanza

Nonostante i conti fatti e rifatti il salasso che noi italiani dobbiamo subire non basta.

Sono usciti i dati sulle entrate fiscali, ed è subito allarme: rispetto alle previsioni mancano oltre 3,4 miliardi. Il confronto tra il gettito fiscale nel periodo gennaio-aprile 2012 e le previsioni contenute nel Def presentato lo scorso 18 aprile, evidenzia un differenziale negativo di 3.477 milioni di euro (-2,9%).Mentre ci spiamo preparando a subire la stangata con IMU( QUI troverete la stangata IMU CON TUTTE LE TABELLE ALIQUOTE DEI PRINCIPALI COMUNI), dove i comuni hanno detto ma alla fine hanno applicato molto di più

La pressione fiscale in Italia resta elevata e questo crea il rischio di un ulteriore rallentamento dell’economia. Lo rileva la Corte dei Conti nel rapporto 2012 sul coordinamento della finanza pubblica, precisando che la scelta di accentuare la manovra dal lato delle entrate per raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013 crea una controindicazione, quella cioe’ degli ”impulsi recessivi che una maggiore imposizione trasmette all’economia reale”.

Per la magistratura contabile, infatti, ”il 2011 ci ha consegnato la realta’ di un sistema impositivo ancora distante dal modello europeo: segnato dalla coesistenza di un’elevata pressione fiscale e di un elevatissimo tasso di evasione e di usura visto che le banche hanno stretto la cinghia”.ansa

DATI CGIA ….Dal 2010 il numero complessivo dei casi segnalati è stato di 6.366 unità.

Il fenomeno dell’usura e dell’estorsione è sempre meno sommerso. Tra il 2006 e il 2010 sono aumentate del +10,6%. Nell’ultimo anno in cui le statistiche sono disponibili (2010) il numero complessivo delle denunce ha toccato le 6.366 unità…..
Tuttavia, va sottolineato che dopo il picco massimo raggiunto nel 2007, negli anni successivi il numero complessivo risulta essere in calo, secondo i dati diffusi dalla Cgia di Mestre.


CGIA MESTRE: I DATI NON BASTANO A INQUADRARE IL FENOMENO. «Dimensionare l’usura solo attraverso il numero delle denunce», commenta il segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi, «non ci permette  di misurare con efficacia il fenomeno. L’usura rimane in larga parte sommersa e quindi leggibile con difficoltà». Riguardo alle motivazioni per le quali molte persone cadono nelle mani degli strozzini, secondo Bortolussi, «oltre al perdurare della crisi, per gli artigiani, i commercianti ed i piccoli imprenditori sono le scadenze fiscali a spingerli a ricorrere a forme di finanziamento illegali. Per i disoccupati o i lavoratori dipendenti, invece, sono i problemi finanziari che emergono dopo brevi malattie o infortuni».


LE ZONE PIÙ A RISCHIO. In termini geografici, secondo l’analisi della Cgia, «si evince che nelle aree dove ci sono più disoccupazione, alti tassi di interesse, maggiori sofferenze, pochi sportelli bancari e tanti protesti la situazione è decisamente a rischio». Rispetto ad un indicatore nazionale medio stabilito dagli esperti della Cgia pari a 100, «il tasso di rischio usura rilevato in Campania, a cui spetta la maglia nera, è di 166,3 (pari quindi al 66,3% in più della media nazionale), seguono la Calabria, con il 144,6 , il Molise, con il 142,8, la Sicilia con 139,2, la Basilicata col 135,1».


AREE SFAVOREVOLI ALL’USURA. Le realtà «meno a rischio, o quasi, sono il Veneto, con un indice di rischio usura pari al 77 (quindi il 23% in meno della media nazionale). Seguono l’Emilia Romagna, con 76,7, il Friuli Venezia Giulia, con 65,6, la Valle d’Aosta, con il 53,8 e il Trentino Alto Adige, con 53. source

 

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