Banche ai raggi X: ecco i conti che contano

Scritto il alle 11:25 da [email protected]

 

In molte occasioni quando si parla di banche italiane si tende a ritenerle tutte uguali o molto simili.

Ecco l’interessante rapporto di di Fabio Bolognini di Linker.Recentemente questo luogo comune si è infranto sui temi specifici di liquidità e aumento di capitale che sono stati ampiamente dibattuti dalla stampa (soprattutto per Unicredit, BPM e MPS), mentre vengono fatte poche analisi sulla redditività, che pure oggi viene citata come uno dei fattori di debolezza del sistema bancario e che è stata ripetutamente usata dall’ABI per respingere al mittente le accuse di eccessiva onerosità.  Qui su Imprese+Finanza non si è mai fatto mistero che il volume dei crediti dubbi e la redditività calante sono le vere sfide che il sistema bancario nazionale deve affrontare nel 2012….

Sulla base dei primi dati sintetici di bilancio 2011 pubblicati dalle banche è possibile fare qualche ragionamento più fine nell’ambito redditività:

1) una prima considerazione importante è che la redditività delle banche italiane continua a dipendere per 2/3 dal margine di interesse e per solo 1/3 dalle commissioni per servizi. Questa ripartizione, insieme al fatto che nel 2011 le commissioni per servizi sono state per lo più stagnanti o in calo, dovrebbe essere sufficiente per spiegare perché le banche saranno nel 2012 ancora più attente a mantenere spread elevati sui finanziamenti alle imprese e faranno grossa resistenza a ridurli ora che sono riusciti ad alzarli anche con il pretesto dei costi di rifinanziamento e dello spread BTP-Bund.  Due terzi del loro conto economico si gioca sullo spread.

2) la seconda considerazione è che rispetto alla media del 65% ci sono banche che si discostano come Carige (72%) e verso il basso come Banco Popolare e CREDEM (58%) mostrando una minore dipendenza dal margine interessi o una maggiore capacità di generare commissioni (tenendo sempre presente che alcune commissioni come la Commissione Disponibilità Fondi sono di fatto collegate strettamente agli impieghi).

3) la terza valutazione, con una vista al microscopio, cerca di evidenziare su un campione esaminato di 10 banche la capacità di generare ricavi in percentuale sui crediti erogati alla clientela. Per ogni banca è stato calcolata la percentuale di incidenza dei ricavi da interessi e da servizi rispetto al portafoglio crediti totale. E i risultati cominciano a scostarsi sensibilmente e a mostrare differenze interessanti.

– la redditività complessiva del piccolo CREDEM (che ricordiamo essere anche la banca più virtuosa sul piano delle sofferenze) batte tutte le altre big comprese: 4,41% contro 4,24% di Unicredit e 4,05% di Intesa (entrambe con quote di attività estere).  Sorprendente la bassa redditività della Banca Popolare di Vicenza (2,93%) seguita da UBI Banca e Banco Popolare a 3,32% e 3,30%.

– le tre banche con peggiore redditività complessiva mostrano minore generazione di margine interessi (addirittura 1,78% per Pop.Vicenza contro 2,76% di BPER). La maggiore redditività complessiva di CREDEM si conferma grazie alle commissioni (1,81% contro una media di 1,31%).  Le variazioni tra banca e banca sono molto più ampie di quanto ci si poteva attendere da quello che viene visto come un cartello e sono spiegate sia dalla politica più o meno aggressiva sui prezzi che dalla maggiore o minore efficacia commerciale (vale a dire la capacità di vendere più servizi allo stesso cliente o in gergo cross-sell). Sotto questo aspetto MPS, oggi considerata una banca in difficoltà, riesce a spuntare ricavi migliori di UBI, Banco Popolare e Banca Popolare Vicenza.

Lasciandovi il divertimento di esaminare le percentuali nel grafico, mi permetto solo di osservare che “fare banca” bene senza prendere perdite su crediti eccessive come nel caso di CREDEM non sembra andare a discapito della redditività, anzi. Se c’è un impressione che questi dati forniscono è che scegliere bene la propria base clienti, conoscerla meglio delle altre banche produca un effetto benefico sui conti economici e sulla capacità di collocare più servizi. Penso che questo aspetto debba costringere tutte le altre banche a fare profonde riflessioni.  Il fatto che le grandi banche abbiano investito più o meno massicciamente su portafogli di titoli di Stato e non su crediti alla clientela, ha sicuramente un impatto sia sulla redditività che sulle minori sofferenze ma alla fine i conti sembrano tornare meglio per le banche che si dedicano ai propri clienti e non a seguire l’andamento dei titoli di Stato. Necessario un supplemento d’indagine per valutare la situazione anomala di Banca Popolare Vicenza.
Vi consiglio una parte del forum di Finanzaonline dove sono presenti molti esperti del settore bancario QUI

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