SVALUTARE L’EURO O TAGLIARE LA SPESA PUBBLICA?

Scritto il alle 10:09 da Agata Marino

Svalutare servirebbe a concedere alle economie deboli la possibilità di beneficiare di una fortissima svalutazione competitiva in modo da rendere più aggressive ed attrattive le loro economie ed i loro territori.

Anche se  sono curiose queste parole di George Soros che leggerete qui sotto. Lo scorso anno in un’intervista su Bloomberg affermò chiaramente “L’euro e la UE non arriveranno alla fine della decade nella forma attuale”, un parere condiviso dalla maggior parte dei manager di hedge funds e da quegli analisti economici che non hanno fette di salame stile “militonto” sugli occhi.
Svalutazione?

La abbiamo già avuta. In dieci anni la moneta unica è stata svalutata tra il 25 ed il 35%: il dato esatto è molto difficile da estrapolare perché la BCE non è l’istituzione più cristallina che c’è sulla terra.
Si potrebbe dire che l’unica cosa che ha fermato una svalutazione più consistente sono state considerazioni politiche: in paesi come l’Olanda o la Germania le politiche inflazionarie possono costare le elezioni, per quanto i grandi esportatori del Nord Europa abbiamo beneficiato enormemente dell’euro, come rivelano i flussi di scambio tra Germania, Belgio ed Olanda da una parte e Italia, Francia e Spagna dall’altra.

Svalutare non significa ridurre il debito: significa semplicemente che si pagheranno gli interessi con cartamoneta che vale meno di prima.

Abbiamo già visto quanto “rigore” ci sia in Europa al momento: i tagli effettuati sono poca cosa in volume assoluto, ma vanno tutti a pesare sui “servizi” che si sono promessi ai cittadini e che costituiscono la giustificazione primaria dell’esistenza degli attuali Stati-Nazione. Si va dalla manutenzione stradale inesistente in Italia alle medicine negate in Grecia… eppure il debito pubblico continua a crescere perché ci sono obblighi di spesa che si ha paura di toccare.
Svalutare può fornire la classica boccata d’ossigeno ma non vedo la volontà di tagliare la spesa pubblica dove serve, in Italia, come in Francia, come in Spagna.
A quel punto si crea il forte rischio di divenire dipendenti dalla svalutazione per fornire respiro quando la situazione debitizia diviene insostenibile, con tutti i rischi che questo comporta, soprattutto in paesi come l’Italia ove gli stipendi sono mediamente bassi e si fa sempre più fatica a risparmiare o peggio ancora a pagare le tasse.

Comunque leggete l’articolo di VERCINGETORIXsource e esprimete la vostra opinione

L’economista Nouriel Roubini (a sinistra nella foto) e il finanziere ultra miliardario di origine ungherese George Soros (a destra), sono d’accordo su una ipotesi che va sempre più trovando consenso: svalutare l’euro.
Uno è l’economista che ha previsto la Grande Crisi del 2008 dalla quale ancora non siamo usciti. L’altro è uno dei maggiori investitori del pianeta, che inventò decenni fa il primo hedge fund globale.
Se la domanda interna continuerà ad essere debole, anche a causa dei vari aggiustamenti fiscali e di bilancio adottati nel settore pubblico e privato, ci sarà il bisogno di riportare in attivo la bilancia commerciale e tornare esportatori netti per ripristinare la crescita economica, questo é quanto  afferma Roubini nella sua pagina Twitter.
Per migliorare il saldo della bilancia commerciale, favorendo le esportazioni, è “necessario un indebolimento del cambio e una politica monetaria più accomodante, che produca quel deprezzamento, in termini nominali e reali, di cui al momento l’eurozona ha bisogno. Deprezzamento che ancora non si sta verificando. Ecco un altro motivo per la quale in Europa c’è una profonda recessione”, scrive sempre Roubini.
Gli fa eco Soros che, anche lui, qualche giorno fa ha dichiarato : “L’Europa è simile all’Unione Sovietica, nel senso che la crisi europea alla fine sta creando il rischio di minare e distruggere l’Unione europea così come la conosciamo”.
“L’euro – ha dichiarato ancora George Soros – sta mettendo in serio pericolo la coesione politica dell’Unione e se si continuerà su questa strada il tutto potrebbe portare addirittura alla distruzione dell’Europa. Insieme alla profonda crisi economica, sociale e morale, possiamo osservare questo processo di disintegrazione”.
Rilanciare l’economia riducendo il valore della valuta europea alla parità con il dollaro. In questo modo l’effetto sarebbe il taglio del debito e il rilancio dell’export.
Tra i rischi, fuga di capitali esteri e aumento degli squilibri tra gli Stati.
Da una svalutazione del 30%, secondo gli esperti di economia, trarrebbe immediatamente vantaggio il 40% delle attività di export europeo verso l’estero (oltre il 60% delle esportazioni avviene invece all’interno del continente).
L’Italia, per tornare competitiva sul lungo termine, dovrebbe puntare in ogni caso a una riduzione dei costi di produzione, come sottolinea Giacomo Vaciago, docente di Politica Economica all’Università Cattolica di Milano; finanziando i debiti pubblici con l’eventuale inflazione innescata dal deprezzamento dell’euro si ridurrebbero le loro di dimensioni.
Mentre il deficit calava, l’indebitamento pubblico netto dell’Eurozona è salito nettamente, con aumenti che sono arrivati all’87,2% del Pil, rispetto all’85,3% dell’anno precedente.
Ma anche Giulio Sapelli, storico di economia alla Statale di Milano, di recente ha affermato che la soluzione migliore per ripristinare tutta la “baracca” dell’ Eurozona sarebbe quella in cui la Bce svalutasse l’euro e finanziasse il debito pubblico. “La storia dimostra che i debiti pubblici non si eliminano con le misure di austerity, ma con la creazione di inflazione”.
Draghi ha tagliato i tassi ai minimi storici, portandoli all’1%, ha iniettato mille miliardi di euro di nuova liquidità nel sistema bancario, con l’obiettivo di placare la tensione dei titoli di Stato e alleviare le sofferenze delle banche. L’effetto è durato poco più di quattro mesi e lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi è tornato sopra i 400 punti base, mentre il rendimento del decennale spagnolo ha sforato il 6%.
In pratica: un sistema malato che farà un’enorme fatica a venirne fuori. Forse.

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6 commenti Commenta
kry
Scritto il 17 maggio 2012 at 11:32

I tedeschi sarebbero propensi solo a svalutare l’euro e non che la bce finanzi il debito pubblico con la relativa creazione di inflazione. Anche ci fosse il totale appoggio dei tedeschi la fed cosa fa resta a guardare l’euro che si svaluta e di conseguenza la cina? Ma perchè non parliamo della bilancia commerciale italiana di marzo dove una volta tanto sembra ci siano notizie positive.

Scritto il 17 maggio 2012 at 12:37

kry@finanza:
I tedeschi sarebbero propensi solo a svalutare l’euro e non che la bce finanzi il debito pubblico con la relativa creazione di inflazione. Anche ci fosse il totale appoggio dei tedeschi la fed cosa fa resta a guardare l’euro che si svaluta e di conseguenza la cina? Ma perchè non parliamo della bilancia commerciale italiana di marzo dove una volta tanto sembra ci siano notizie positive.

certo un mese di marzo di forte crescita, rispetto a quello precedente vero!!. Come comunica l’Istat, l’indice destagionalizzato della produzione nelle costruzioni è aumentato a marzo del 9,5 per cento. Il problema però è che lo stesso indice per il primo trimestre dell’anno è diminuito dell’8,9 per cento sull’ultimo trimestre del 2011. Il problema del confronto è che se lo stesso dato di marzo però viene confrontato con lo stesso periodo dell’anno precedente ha registrato una diminuzione del 9,2 per cento, mentre il dato trimestrale… sempre confrontato con lo stesso periodo dell’anno… ha subito una contrazione del 14,1 per cento. Nella media dei primi tre mesi dell’anno la produzione è diminuita del 12,4 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente…
Poi per la bilancia commerciale è un marzo positivo, che ha chiuso il mese con un saldo attivo di 2,1 miliardi di euro, il valore più elevato da luglio 2009, e di 7,6 miliardi al netto dei prodotti energetici. Nel dettaglio, le esportazioni sono aumentate dell’1,7 per cento rispetto al mese precedente, spinte dalle vendite verso i mercati extra Ue (+4,1%). Le importazioni sono scese dell’1,9 per cento, con riduzioni degli acquisti dai mercati sia Ue (-2,2%) sia extra Ue (-1,6%). Nel primo trimestre il deficit è stato pari a 3,4 miliardi, in forte miglioramento rispetto ai 13 miliardi del 2011; il saldo non energetico è pari a +14 miliardi, in aumento di quasi 12 miliardi rispetto all’anno precedente. Le esportazioni italiane a marzo sono aumentate dell’1,7 per cento rispetto al mese precedente, mentre le importazioni sono scese dell’1,9 per cento. Su base annua le esportazioni sono cresciute del 4,9 per cento e le importazioni sono diminuite del 10,9 per cento.

Scritto il 17 maggio 2012 at 13:36

Agata Marino,

se non si è capito, anche se in apparenza sembrerebbe un dato eccezionale, visto che è migliorato di quasi 6 miliardi in un solo mese… il saldo commerciale e’ realmente qualcosa di incredibile.
In sintesi c’e’ un tracollo pazzesco delle Importazioni (-15% in volume), che a sua volta è legato al tracollo dei consumi nazionali legato ad un tracollo anche della produzione e degli investimenti, che a sua volta legato al fatto che i consumatori hanno meno quattrini a disposizione e tutti sappiamo perchè, tassazione e bassa crescita dei salari nettamente inferiore all’inflazione,tutti i cittadini sono come dire preoccupoati e tendono a risparmiare ( TAGLI CHE IL GOVERNO NON FA)
quindi non lo vedo eclatante, tenendo conto di ciò che ho detto

kry
Scritto il 17 maggio 2012 at 13:46

Agata Marino,

La Grecia queste cose non le sa fare, il 15% delle importazioni sono legate al petrolio? Questi dati è meglio che i politici più che monti non li scoprano,altrimenti addio tagli e bondi disoccupato.

balrock
Scritto il 17 maggio 2012 at 14:06

Salviamo il soldato Ryan? muhaahahahhahahahaha

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