Cosa sono le SIV?

Scritto il alle 17:17 da Ferravix

Autore: Michele Spallino (articolo precedentemente pubblicato su Stop-Profit.com)

Fino a qualche mese fa il termine subprime non diceva molto ai più. Fra un pò assurgerà agli onori della cronaca anche il termine SIV. Per inciso, nella finanza truffa contemporanea anche i termini sono corrotti: subprime ad esempio trae in inganno, perchè con Prime è stato sempre indicato il tasso applicato ai migliori clienti (prime rate); dunque dire subprime può far pensare ad un livello inferiore ai migliori, ma certamente è difficile immaginare che si intende il peggio del peggio.

Ma andiamo a questi famigerati veicoli di investimenti strutturati, in sigla inglese SIV.
Da dove vengono? chi li possiede? a che servono?

Nel 1988 due banchieri di Citigroup, lasciarono la casa madre e fondarono il primo SIV, che si chiama Gordian Knot ed oggi ha un “valore” da 57 miliardi di dollari.
La SIV essenzialmente serve alla banca per portare fuori dal bilancio dei propri impegni creditizi, riducendo quindi il fabbisogno di mezzi propri (patrimonio netto) richiesto dalle regolamentazioni vigenti. Insomma è un trucco.

Facciamo un esempio:
una banca fa prestiti (al consumo, alle aziende, etc.) per 100 milioni. Incassa gli interessi e ricche commissioni.Ma se il suo patrimonio è di 8 milioni, non ne può fare più fino a che questi 100 non inziano a rientrare. Qui nasce l’idea, perchè se la banca può trasferire una parte di questi 100 milioni ad un veicolo esterno, automaticamente può fare altri prestiti, e quindi guadagnare di più. Se poi trasferisce quelli a peggior qualità, fa come si dice “window dressing” e legalmente si libera anche del rischio.

Infatti una SIV è composta da tre diversi portatori di rischio: il primo è il capitale sociale, quasi sempre intorno all’1% del totale; il secondo sono delle obbligazioni emesse dalla medesima, che non superano mai il 7%; ed il restante 92% del rischio chi se lo accolla?

Legalmente, coloro che fanno finanziamenti alla SIV, principalmente sotto forma di commercial paper, cioè cambiali brevi (max. 270 gg.) su cui la SIV paga un interesse un pò superiore al mercato interbancario e che per questo sono considerate “appetibili” ,anche perchè a breve scadenza: ma ad ogni scadenza vengono rinnovate, così di fatto gli investitori in commercial paper è come se fossero i veri azionisti della società. Di fatto per qualche decimo di punto in più negli interessi si accollano il rischio di fallimento della SIV.

La SIV quindi opera con una leva di 12-15 volte i suoi mezzi propri, e sempre ottiene un rating AAA sulla sua commercial paper, cosicchè gli investitori si sentono tranquilli.
La SIV guadagna la differenza tra il tasso d’interesse a breve che paga sulle sue commercial paper, ed il tasso d’interesse a più lungo termine percepito sui prestiti che la banca gli ha girato(ad esempio sui subprime). Lo spread, al netto di quello che si trattiene la banca originaria dei prestiti, si aggira sul 4%, che quando si usa una leva di 10-15 volte, non è malaccio. Soprattutto se non ci fossero rischi di sofferenze.

Così tutti contenti, tutto legale e alla luce del sole: le banche si sono gettate a capofitto su questo trucco, solo Citigroup ad esempio è arrivata ad avere 100 miliardi in SIV.
Ma la SIV è della banca. Che succede quando i suoi attivi falliscono? è sufficiente un 8% di insolvenze per mangiarsi capitale e obbligazioni, e il resto?

La banca a quel punto ha due possibilità:

a) può far fallire la SIV e girare la fregatura agli investitori nelle commercial paper perchè lei non li rimborsa, ma questo è ovviamente un passo estremo, anche perchè difficilmente può illudersi di poi far sorgere altre SIV (per quanto il mondo sia pieno di”utili idioti” dalla memoria corta), anche perchè per quanto colluse le agenzie di rating non gli daranno più la tripla A. Questo fa capire perchè il primo effetto della recente crisi è stato il blocco del mercato delle commercial paper.

b) può accollarsi le perdite della SIV, e quindi rimangiarsi gli utili precedenti e soprattutto ridurre i propri margini di attività perchè scattano i requisiti patrimoniali di cui sopra. Lla spazzatura torna a casa, si fa marcia indietro con tutti gli effetti negativi sul bilancio che questo comporta. Si può pensare che i manager che incassano stock-option milionarie si arrendano ?

Non volendo fare nè a) nè b), si cercano altre strade ed è così che è nata l’idea del M-LEC,che altro non è che una nuova SuperSIV che resta fuori dai bilanci delle banche e si accolla gli attivi delle SIV conferite (ammontano a circa 400miliardi, tutti formati dai prestiti a peggior qualità), emettendo a sua volta commercial paper per finanziarsi.
La novità è che in questa proposta le 3 proponenti(citi,bofa,morgan) ci metterebbero dentro (in realtà non si sa ancora) a quanto pare circa 80-100 miliardi coè un 25% di capitale invece del solito 1% (max. 8% con le obbligazioni).
Tutto questo “ammoino” (vecchia tecnica usata dai marinai quando veniva l’ammiraglio in visita sulla nave, che si spostavano da prua a poppa per dare la sensazione che l’attività a bordo fervesse), serve a guadagnare tempo, e ad evitare che le siv siano costrette a liquidare sul mercato la loro cartaccia con esisti disastrosi; nella speranza che oltre ai subprime non diventino insolventi anche gli Alt-A, e altre categorie di mutui considerate migliori(per l’affidabilità dei debitori).

Ottenendo così che se questi “attivi” non vengono trattati, non hanno un prezzo di mercato, e si può continuare a contabilizzarli a 100 come se non vi fossero perdite. E’ evidente che i bilanci delle banche sono “legalmente” falsi.
Così vuola la Cupola.

Comunque per quanto imbroglino le carte, la crisi immobiliare in arrivo è epocale, e travolgerà tante banche, siv o non siv. Ma questo lo analizzerò in apposito successivo Speciale, anche perchè il probema più grande è quello dei cosiddetti Jumbo, che tirano in ballo direttamente le GSE.
PS: non si pensi che sia solo un problema delle banche americane, in europa Ikb non è stata certo l’unica a farsi la siv.

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