L’abc delle opzioni

Scritto il alle 17:15 da jt_livingstone

comincio anch’io a parlare un po’ di opzioni. Preparando la strada ad almeno un paio di seminari che intendo fare a partire da Settembre/Ottobre.

Come cliente di Charles Schwab ho accesso a vari strumenti per fare trading, tra i quali anche quelli sulle opzioni. Per prima cosa inserisco la tabella che utilizzano per dare l’accesso al trading su opzioni ai propri clienti. In base al livello nel quale si viene inseriti si ottiene l’operativita sulle strategie indicate sulla colonna di destra.

Level Allows you to place
0 Covered Calls
Covered Puts
Protective Calls & Protective Puts
Buy/Writes
Unwinds
Collars
Covered Roll-outs
1 All of Level 0 plus:
Long Calls
Long Puts
Long Straddles
Long Combinations
Long Strangles
Cash Secured Equity Puts
2 All of Level 1 plus:
Debit and Credit Spreads
Diagonal Call Spreads
Diagonal Put Spreads
Ratio Spreads (long side heavy)
3 All of Level 2 plus:
Uncovered Calls
Uncovered Puts
Uncovered Roll-outs
Short Straddles
Short Combinations
Short Strangles
Uncovered Ratio Spreads

Prima di andare avanti con le strategie sopra descritte vorrei formalizzare un po’ il vocabolario, anche se ripetero’ cose gia’ dette da Vulcan. In fondo repetita juvant!

Partiamo quindi con alcuni concetti base per non trovarsi in difficolta’ quando si parla di opzioni standardizzate, ovvero di quelle opzioni che possiamo scambiare sui mercati regolamentati.

Option holder (detentore dell’opzione). E’ colui che compra il diritto implicito nel contratto di opzione. Il compratore di call ha il diritto ma non l’obbligo di comprare il sottostante secondo le caratteristiche definite dal contratto. Il compratore di put ha il diritto ma non l’obbligo di vendere il sottostante secondo le caratteristiche del contratto.

es. Se compro una call strike 60 sul titolo XYZ, ho il diritto di acquistare 100 azioni (ma la quantita’ varia secondo l’opzione che si compra) del titolo XYZ al prezzo di 60 euro entro la scadenza dell’opzione (le opzioni su azioni sono quasi sempre di tipo americano). Se compro una put strike 50 sul titolo XYZ, ho il diritto ma non l’obbligo di vendere 100 azioni del titolo XYZ al prezzo di 50 euro entro la scadenzadell’opzione.

Option writer (venditore dell’opzione). E’ colui che vende il diritto implicito nel contratto di opzione. Il writer di call ha l’obbligo – se viene l’opzione viene esercitata contro –  di vendere il sottostante secondo le caratteristiche definite dal contratto. Il writer di put ha l’obbligo – se l’opzione gli viene esercitata contro – di comprare il sottostante secondo le caratteristiche definite dal contratto.

E’ evidente che il venditore di opzioni ha un potenziale rischio illimitato di perdita, mentre il compratore ha soltanto il rischio legato al premio pagato per ottenere il diritto.

Prezzo di esercizio (o strike price). E’ il prezzo al quale il detentore dell’opzione ha il diritto di comprare (call) o di vendere (put) il sottostante. La procedura di esercizio non e’ immediata ed e’ oltre lo scopo di questo articolo. In generale e’ molto raro preferire l’esercizio dell’opzione proprio perche’ il prezzo dell’opzione incorpora questo diritto di scelta, quindi in toria non e’ mai conveniente esercitare un’opzione prima della sua scadenza. In caso di dividendi o altre situazioni particolari puo’ accadere che qualche istituzionale decida di esercitare il suo diritto. In caso si sia venditori di opzioni le probabilita’ di vedersi esercitare l’opzione contro di noi e’ molto bassa ma non trascurabile soprattutto per le opzioni deep in the money.

Scadenza. E’ la data entro la quale si puo’ esercitare il proprio diritto se detentori di opzioni. Mi riferisco sempre a opzioni di tipo americano, quelle europee non sono molto comuni tra le opzioni piu’ scambiate.

Sottostante e lotto minimo. Si riferisce all’oggetto del contratto. Il sottostante puo’ essere un’azione, ma anche un future. Nel nostro esempio di prima il sottostante e’ il titolo XYZ, mentre il lotto minimo possono essere 100 azioni (tipico numero delle opzioni USA scambiate sul circuito OPRA) oppure 500 o 1.000 azioni, dipende dalle specifiche del contratto. Per le opzioni su azioni italiane si possono trovare sottostanti e lotti minimi qui sul sito di di Borsa Italiana.

Premio. E’ la somma di denaro che il compratore di opzione sborsa per assicurasi il suo diritto, nonche’ la somma di denaro che il venditore di opzioni riceve per obbligarsi a vendere o a comprare il sottostante in caso di esercizio o assegnazione. Il premio varia in base al prezzo di mercato. Il premio e’ composto dalla somma di una parte definita valore intrinseco e da una definita valore temporale. Il valore intrinseco e’ semplicemente la differenza tra lo strike e il prezzo del sottostante, ovviamente non puo’ essere inferiore a 0. Matematicamente per una call si esprime cosi’ max(S-K , 0), ovvero il massimo tra il valore 0 e la differenza tra S (prezzo del sottostante) e K (strike); per un’opzione put e’ invece max(K-S , 0), ovvero il massimo tra 0 e la differenza tra K (strike) e S (prezzo del sottostante). Il valore temporale e’ la differenza tra il premio dell’opzione e il valore intrinseco. Per le opzioni call, se lo strike e’ maggiore del prezzo del sottostante allora il valore intrinseco e’ pari a 0 e il premio e’ costituito solo dal valore temporale. Per le opzioni put se lo strike e’ inferiore al prezzo del sottostante allora il valore intrinseco e’ pari a 0. In entrambi i casi le opzioni si dicono Out of the Money (OTM).

es. Se il prezzo del sottostante e’ 50 e il premio dell’opzione call strike 60 e’ 0,5, allora il valore intrinseco e’ 0 e l’opzione ha solo valore temporale pari a 0,5. Se il prezzo del sottostante e’ 10 e il premio per l’opzione call strike 9 e’ 1,5 allora il valore intrinseco e’ 1 mentre il valore temporale e’ 0,5.

Calcolare il premio di un’opzione non e’ un’operazione facile, soltanto nel 1973 i premi nobel Black Scholes e Merton hanno per primi identificato una formula pratica per prezzare le opzioni. Qui un mio commento su un bel documentario sul fondo speculativo di Scholese e Merton, che consiglio vivamente a tutti gli appassionati di finanza. Nel tempo sono stati individuati decine di metodi per calcolare prezzi teorici e per calcolare le greche (parleremo anche di queste greche) partendo dal prezzo del sottostante. La BSM e’ tuttora la piu’ utilizzata per spiegare i meccanismi delle opzioni e per calcolare i prezzi teorici delle opzioni nei software di base. Magari in futuro affronteremo meglio la questione matematica, ma considerando che richiede un minimo di conoscenze di base di calcolo delle probabilita’ non so quanto possa interessare al trader comune.

Infatti per fare soldi non e’ necessario conoscere la BSM ne tanto meno le altre formule, anche se aiuterebbe molto. In particolare se si vuole fare trading sulla volatilita’.

Nelle prossime puntate andremo ad affrontare le strategie partendo da quelle di livello 0.

Buon trading!

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1 commento Commenta
balrock
Scritto il 29 ottobre 2011 at 19:12

Grazie JT x il benvenuto, sempre interessanti i tuoi articoli, sia sul tuo blog che su vloganza.
Stò cercando pure Vulcan, visto che me lo hai rammentato, spero venga pure lui.
Ciao e buon weekend

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