Crisi: entro la fine dell’ anno un’ impresa su tre, rischia di chiudere i battenti per fallimento

Scritto il alle 19:33 da [email protected]

fallimenti-imprese[1]A maggior rischio sono soprattutto le aziende del comparto servizi, manifatturiero e quelle del settore delle costruzioni. Entro la fine del 2012 un’ azienda su tre rischia il fallimento, lo rivela uno studio fatto da Unimpresa che ha analizzato i dati delle sofferenze bancarie, tale analisi si concentra sulla probabilità di ingresso in sofferenza entro l’arco di un anno. QUI il rapporto completo.

“L’analisi si e’ focalizzata in particolare sulla probabilita’ di ingresso in sofferenza entro l’arco di un anno, che viene stimata attraverso una metodologia statistica che utilizza indicatori desunti dal bilancio dell’impresa e dalle segnalazioni delle banche alla Centrale dei rischi, che approssimano la presenza di tensioni sulle linee di credito”

I dati statistici elaborati da Unimpresa sui bilanci delle banche, mostrano che 8 imprese su 10 di quelle prese in osservazione, peggiorano la loro performance e salute finanziaria nei 12 mesi successivi al segnale di rischio. E dunque, l’analisi delle probabilità di default entro il 2012, evidenzia un chiaro peggioramento rispetto all’anno precedente: quasi un’impresa su tre.

“le sofferenze continuano a crescere a fronte di una limitata capacità delle banche di assorbire il costo del credito attraverso una innovativa strategia di gestione del credito problematico. Le banche stanno finanziando le imprese ancora in modo eccessivo, con scoperti di conto corrente; per le banche una forma tecnica vantaggiosa per i tassi applicati, sebbene assai rischiosa in presenza di una crisi diffusa di liquidità, secondo il monito del governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco”

“Sennonché la somma di una politica finanziaria spericolata (troppa leva, credito a breve revocabile), dal lato dell’impresa, e di una politica creditizia guidata principalmente dall’ansia di riduzione del rischio a breve, dal lato del sistema creditizio, stanno determinando una crescita esponenziale del rischio di fallimento. Così è stato nel triennio 2009-2011 e sta continuando nel 2012 a giudicare dai dati sui fallimenti e dai dati sulle sofferenze bancarie comunicati dalla Banca d’Italia, specchio della medesima realtà”.
“È inequivocabile – osserva Scipione – che a partire dalla metà del 2008 ad oggi è cresciuto il rapporto tra il flusso di nuove sofferenze e prestiti, un indicatore che approssima il tasso d’insolvenza della clientela. Le esposizioni delle banche nei confronti di clientela in situazione di temporanea difficoltà sono aumentate. I dati di conto economico dei principali istituti relativi al secondo trimestre del 2012 mostrano una netta crescita degli accantonamenti e delle rettifiche di valore, interamente ascrivibile alla componente relativa al deterioramento dei crediti, aumentata di quasi il 40%”.

E’ inevitabile che questa crisi la sentano soprattutto le aziende, infatti i dati macro che si susseguono sui consumi, pressione fiscale, disoccupazione ed altri che ci hanno portato agli ultimi posti della classifica in Europa, ci fanno entrare in un circolo vizioso dove uscire è difficile.

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