Intesa San Paolo: domani sciopero di 8 ore per i lavoratori del gruppo bancario

Scritto il alle 14:59 da [email protected]

Domani sciopero di 8 ore indetto da tutte le sigle sindacali unite: Dircredito, Fabi, Fiba/Cisl, FIsac/Cgil, Sinfub, Ugl e Uilca. Lo sciopero è stato proclamato dopo le interruzioni delle trattative, il punto di rottura c’era stato a maggio, poi nell’incontro svolto il 18 giugno scorso con i vertici, che ha lasciato le parti insoddisfatte e con molti interrogativi, su tutti il poco chiaro taglio a 1000 filiali che dovranno essere chiuse.

 

«E si tenga conto che Intesa Sanpaolo non è un gruppo in crisi, non siamo quasi mai ricorsi allo sciopero negli ultimi 20 anni, e nonostante le 22 fusioni con altri istituti e le riorganizzazioni che ci hanno visti sempre collaborativi. Ai 5000 esuberi dell’anno scorso potrebbero aggiungersene altre migliaia, ma non si capisce la linea che il gruppo Intesa Sanpaolo vuole intraprendere»

 

Queste sono le parole di Fedele Trotta, segretario territoriale Fiba/Cisl.

 

“La confusione sui numeri e il rischio, per quattromila lavoratori in uscita, di periodi senza sostegno economico rendono necessaria la riassunzione di 561 lavoratori usciti da gennaio a oggi e il blocco (che era gia’ stato comunicato) dell’uscita di altri 3.300, in questa situazione sono inaccettabili gli attuali salari, incentivi e prebende al management e alle centinaia di consiglieri di gestione e di sindaci”. Quindi ammesso e non concesso che ci siano troppe filiali, chi ne ha deciso l’apertura anche in tempi recenti?. Contestiamo le recenti dichiarazioni per le quali il dividendo non si tocca. L’azione e’ capitale di rischio e il rischio d’impresa non puo’ essere trasferito sui lavoratori”

 

Questo sopra, un cominicato di Fiba Cisl.

La protesta è contro “il tentativo di scaricare di nuovo la riduzione dei costi su tutti i lavoratori, con l’azzeramento di garanzie e tutele dei contratti aziendali” e contro “il tentativo di rinunciare al Fondo di Solidarietà di settore come ammortizzatore sociale“. I sindacati insomma, pensano che la decisione di ISP di tenere in servizio, per effetto del decreto sugli esodati, i lavoratori in uscita al fondo di esuberi del settore bancario, non può essere usata come un ricatto per scaricare sui lavoratori sacrifici inaccettabili. Domani vi saranno 2 presidi davanti alle sedi storiche di Torino e Milano.

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