Tutta la verita’ su Equitalia: seconda parte

Scritto il alle 09:58 da wilfra62@finanzaonline

I PUNTI OSCURI DI EQUITALIA
Vediamo come la cosa è un costo ed un pericolo per il contribuente: la creazione di questo ente ha portato ad un aumento della pressione fiscale, infatti essendo a capitale pubblico ha un costo di gestione (più enti più costi). Se avrà un attivo di bilancio saranno i cittadini con le loro tasse ad averlo realizzato, se avrà un passivo saranno i cittadini con le loro tasse a doverlo risanare. La proprietà è di due “agenzie” pubbliche che, per quanto attiene alle loro riscossioni, sono in esemplare conflitto d’interessi.
Esempio pratico dell’aumento della pressione fiscale e del conflitto d’interessi: negli anni passati l’INPS comunicava ad un commerciante che dimenticava il pagamento di una rata, un avviso bonario con la richiesta del saldo e l’aggiunta degli interessi, il tutto prima di provvedere ad azioni onerose per entrambi. Oggi, il contribuente che dimentica il pagamento di una rata si vedrà recapitata dall’Equitalia una cartella di pagamento con l’importo dovuto e l’aggiunta degli interessi (come avveniva prima), ma con l’aggravio dell’aggio di riscossione per l’esattore (circa il 5% dell’importo totale in più, il 9% in caso di ulteriore ritardo). In questo caso il creditore è anche esattore. Vediamo come un ente in conflitto d’interessi (INPS) così facendo aumenta la pressione fiscale su quel cittadino del 5% o più, fino al 100% e oltre: é usura di stato.
Vediamo cosa accade se il contribuente paga la cartella esattamente un anno dopo: 4% annuo all’ente impositore 6,8358% annuo interessi di mora 0,615% annuo all’agente della riscossione (cioè, il 9% sugli interessi di mora, pari al 6,8358% annuo); totale interessi pari all’11,4508% annuo. Dobbiamo aggiungere la sanzione amministrava del 30% e l’aggio nella misura del 9% per un totale del 50,4508%. Probabilmente alcuni usurai sono meno onerosi. Se nel frangente Equitalia avrà iscritto un’ipoteca o un fermo amministrativo i costi di accensione e chiusura saranno a carico del debitore e si aggiungeranno al montante, facendo lievitare la spesa totale oltre il 100%. (i costi per le trascrizioni nei registri sono altre tasse da pagare allo Stato).
Questo caso evidenzia come nella migliore delle ipotesi, quella della buona fede dell’ente, il cittadino sia comunque taglieggiato; non parliamo di evasori fiscali, ma di contribuenti che hanno dichiarato i propri redditi ed hanno semplicemente saltato un pagamento per errore o per necessità dovuta alla contingenza economica, malattia ecc.
I signori del fisco infatti mettono nelle statistiche ed intendono evasori anche quelli che hanno dimenticato una rata o che l’hanno pagata in ritardo, al solo fine di giustificare azioni di recupero
immorali e sproporzionate.
Molte tasse ed imposte devono essere pagate in anticipo dai contribuenti, significa che lo Stato obbliga alcune categorie ad un prestito forzoso in suo favore. Se non riesco a pagare l’acconto iva (perché non ho denaro da prestare allo stato), al momento in cui avrò incassato la tassa verserò il 50% in più di quanto dovuto. Ciò anche in caso di errore di conteggio dell’importo dovuto: in questo caso l’unica via é un costoso ricorso giudiziario (la letteratura giuridica dimostra che, in caso di errore, il cittadino vince molto spesso la causa).
Fare causa costa. La classe politica negli anni ha emanato norme e leggi che diminuiscono fortemente le facoltà di difesa del cittadino contro le richieste economiche sempre maggiori dello Stato, costringendo i cittadini a pagare somme non dovute per evitare danni irreparabili al proprio patrimonio, spaventati dalla possibilità di un infruttuoso ricorso.
La vera ed illegittima forza di Equitalia sta nella legge di riferimento per la riscossione (art. 17 comma 1 del d.lgs 112/1999) con la quale si autorizza l’ente esattore a richiedere maggiori somme comprese tra il 4,65% ed il 9% della somma dovuta. E’ da evidenziare che anche l’aggio è considerato una parte integrante della tassa da pagare. L’iscrizione a ruolo consegnata agli agenti esattori Equitalia costituisce titolo esecutivo per procedere alla riscossione, questo è un “privilegio” ed una disparità di trattamento dai normali cittadini, che per vedere un proprio credito diventare esecutivo devono passare dal magistrato per la verifica (terzietà ed imparzialità nel giudizio). Il titolo esecutivo è sufficiente per procedere ad esecuzione forzata sui beni del debitore (ipoteca, fermo amministrativo, pignoramento ecc.), ma nel caso in cui sia Equitalia a procedere contro un contribuente, il credito è solo presunto.
Con il D.L. n. 78/2010 convertito con la Legge n. 122/2010 il legislatore ha rafforzato ulteriormente le procedure di riscossione. In sostanza per gli accertamenti notificati dopo il 1 luglio 2011 non sarà necessaria nemmeno l’iscrizione a ruolo e l’emissione della cartella di pagamento, sarà sufficiente la comunicazione dell’ente impositore. “l’agente della riscossione procede ad espropriazione forzata con i poteri, le facoltà e le modalità previste dalle disposizioni che disciplinano la riscossione”.
Perchè non viene considerato il fatto che spesso il credito vantato dallo Stato è diventato insostenibile da parte del debitore grazie al meccanismo “usuraio” evidenziato in precedenza? Come avviene nell’usura si rischia di perdere tutto in presenza di un modesto debito lasciato pendente. Ma l’usuraio in questo caso non può essere denunciato. Questa é l’usura di stato.
Con questa simpatica legge viene inasprita inoltre la condanna penale e la soglia per la quale si considera “la sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte di chi aliena i propri beni con l’intento di sottrarli al fisco”.
Se il contribuente debitore di tributi (comprese spese, aggio ecc) ha venduto una casa per pagare i fornitori e non ha più sostanze e beni per il fisco, può essere accusato, lo stesso se ha versato del denaro in un fondo pensione ecc. Chi andrà a comprare un bene del valore superiore ad Euro 3.000 euro + iva, si vedrà chiedere dal negoziante un documento ed il codice fiscale. Il commerciante infatti sarà obbligato a registrare il CF dell’acquirente e a comunicare i dati dell’acquisto all’Agenzia delle Entrate. Un aggravio ingiustificabile di costi per gli esercenti ed una inaccettabile invasione della privacy dei cittadini.
Viene inoltre a 1.000 euro la soglia per l’utilizzo del denaro contante e dei titoli al portatore (assegni bancari e circolari, libretti bancari e postali), con inasprimento delle relative sanzioni. Soglia in palese contraddizione con la norma citata in precedenza; se sono comunque segnalato perché non posso pagare come preferisco?
Attraverso il meccanismo innescato col il D.L. n. 78/2010, l’arma di Equitalia, é possibile perdere tutto, solo per non aver fatto in tempo a presentare un ricorso, anche nel caso le richieste fiscali siamo completamente inventate.
La situazione é ancora peggio di così. Con queso D.L. Viene prevista ed incentivata la partecipazione dei Comuni alle attività di accertamento tributario, mediante segnalazioni o tramite la trasmissione di informazioni che possano consentire di individuare fenomeni di evasione fiscale e contributiva, con il riconoscimento agli stessi di una quota pari al 33% delle maggiori somme accertate ed effettivamente riscosse. Dopo quello che abbiamo visto con la truffa degli autovelox …possiamo aspettarci di tutto. Pure i Comuni ci danno ora la caccia.
L’ Estorsione di Stato di Equitalia é quindi dovuta ai dispositivi di legge in vigore, grazie ai quali può iscrivere a ruolo qualsiasi tipo di credito: reale o inventato. Tanto loro lo sanno che molti cittadini pagano anche quando le richieste sono “pazze”. Gli italiani pagano lo stesso, non perché sono così scemi, ma perché si sanno fare due conti: costo del ricorso, avvocato, tempo necessario a vincere (dai 2 ai 10 anni) rischio di ulteriori sanzioni accessorie…Inoltre il debito erariale è comunque immediatamente esigibile, anche in presenza del ricorso giudiziario. Non sempre i giudici concedono la sospensiva e quasi mai viene concessa in tempo per evitare l’esecuzione forzata sui beni del debitore (pignoramenti, ipoteche, fermi amministrativi).
Esempio: un professionista che ha una ditta con fido bancario ed autocarro, prima di vedere vinte le sue ragioni nei tribunali per un importo non dovuto di soli 3000 Euro, vedrà il proprio mezzo fermato “con le ganasce fiscali”, dovrà noleggiare (non comprare per evitare la stessa sorte) un mezzo uguale e si vedrà richiedere indietro il fido dalla banca dopo l’accensione di un’ ipoteca da parte di Equitalia. La vittoria giudiziaria non arriverà prima di 5 anni, le spese sempre se saranno liquidate in sentenza, non copriranno nemmeno il costo del legale. Il ricorso porta ad una spesa pari a oltre 5 volte l’importo non dovuto richiesto. Le spese che Equitalia sostiene per le liti: avvocato, sentenza di condanna, cancellazioni, sono a carico della fiscalità generale, quindi in quota allo stesso contribuente cornuto e mazziato.
Il conflitto di interessi in Equitalia
Noi tutti, quando parliamo di Equitalia facciamo subito riferimento all’Agenzia delle Entrate, con il colpevole silenzio di tutti gli organi di stampa, politica e lo stesso governo, che manda in avanscoperta e tutela dei propri interessi il Dott. Befera, qui sotto parlerò anche dell’altro socio di Equitalia, ovverossia l’INPS. Nel silenzio generale di tutti, nella situazione di grave crisi e delle scure di Equitalia ci sono anche le somme dovute a questo Ente previdenziali che tutti conosciamo. Ebbene del conflitti di interessi che ha questo Ente in Equitalia, nessuno né parla.
Un conflitto di interessi in carne e ossa, di cui è protagonista Antonio Mastrapasqua, numero uno dell’Inps, un vero e proprio “re degli incarichi” come lo chiamano in molti. La sua figura viene criticata da più parti da qualche tempo a questa parte, soprattutto da quando il decreto Salva Italia ha accorpato l’Inpdap e l’Enpals nello stesso ente previdenziale, conferendo a Mastrapasqua ulteriori poteri, ma soprattutto stipendi. E non c’è dubbio che la nuova nomina nei suoi confronti accentuerà la discussione; il presidente dell’Inps sarà anche il titolare e punto di riferimento di Idea Fimit, società di gestione del risparmio che era alla ricerca di un personaggio che sostituisse il dimissionario Paolo Crescimbeni. La società ha appena un anno di vita, ma l’incorporazione citata in precedenza ha reso necessario l’incarico di Mastrapasqua, visto che Enpals e Inpdap sono azionisti della stessa Idea Fimit. Si è persa ormai la conta di ruoli da presidente e presenze in consiglio di amministrazione, con la novità odierna dovremmo essere arrivati a quota 25 (in precedenza erano ben cinquantacinque, poi si sono ridotti), per l’appunto un conflitto di interessi di dimensioni spaventose. Tanto più che pare che tanto potere abbia spinto il maxi-dirigente a cimentarsi nell’invio di tantissime ingiunzioni di pagamento ingiustificate per alcuni mancati versamenti, senza andare a verificare se gli avvisi stessi fossero fondati o meno. Il senatore Elio Lannutti, il quale è anche presidente dell’Adusbef, sta lamentando questa situazione grave e paradossale da tempo, soprattutto i metodi di ingiunzione, definiti pesanti ed estorsivi. Ma in quali enti e società primeggia il nome di Mastrapasqua? La presidenza dell’Inps è soltanto quella più prestigiosa, ma si possono annoverare anche quelle di Equitalia Gerit, Equitalia Etr e Equitalia Esatri, controllate dalla famigerata Equitalia, senza dimenticare i ruoli da vicepresidente all’interno di Euitalia Nomos e gli incarichi come liquidatore, revisore dei conti, presidente dei collegi sindacali e consigliere semplice. I cittadini vanno tutelati e una figura così controversa mette sicuramente paura.
La strana situazione di Torino. Nelle sedici società satellite dell’agenzia che curano le riscossioni in sede locale, ci sono diversi ex politici. Anche il deputato pdl Marco Milanese, imputato nella storia della P4, vi ha sistemato alcuni suoi amici
Come racconta l’avvocato Alberto Goffi (l’udc piemontese che da tempo denuncia gli abusi dell’agenzia), l’implacabile macchina da guerra Equitalia porta dentro di sé diversi conflitti d’interesse. La presidente di Equitalia Nomos (la struttura sovrintende Torino e provincia, ora inglobata in Equitalia Nord) è Matilde Carla Panzeri. Già funzionario della Banca d’Italia, oggi la Panzeri è presidente di una società pubblica che cura il recupero dei crediti dello Stato e degli enti locali. Ha quindi possibilità di accesso alle informazioni sullo stato patrimoniale dei torinesi, sulla solvibilità degli imprenditori della provincia e – tra l’altro – negli ultimi quattro anni la Panzeri attraverso i suoi dirigenti ha firmato 43mila ipoteche sulle case di Torino e il suo hinterland. La manager, però, dal 2008 è anche presidente di una società privata, la Npl spa (sede a Milano), che cura per statuto l’acquisizione di immobili, la riscossione di crediti in sofferenza, il finanziamento terzi, ed è leader nella cartolarizzazione dei crediti bancari. Solo la disponibilità dei dati pubblici, si comprende, è un chiaro vantaggio per una società privata, in questo caso la sua Npl
Alcune inchieste giornalistiche e di magistratura hanno già messo in evidenza come spesso nei consigli di amministrazione delle società satellite di Equitalia (oggi in via di scioglimento) vi siano ex politici che controllano come nel collegio di riferimento i controlli fiscali non siano troppo serrati. L’inchiesta della Procura di Napoli sulla P4, poi, ha rivelato come il braccio destro di Giulio Tremonti, il deputato pdl Marco Milanese, ha usato anche la società pubblica di riscossione per sistemare uomini a sè vicini. Tra questi, Guido Marchese, commercialista del sindaco di Voghera Carlo Barbieri (Pdl). Marchese è stato figura di riferimento in Equitalia Esatri (la struttura che cura la riscossione a Milano e provincia). Entrambi, il sindaco di Voghera e il suo commercialista Marchese, oggi sono agli arresti domiciliari per corruzione (l’inchiesta, appunto, su Milanese).
E spulciando negli elenchi del personale di Equitalia, si scopre che dal 2008 vi lavora Flavio Pagnozzi, figlio del segretario generale del Coni, Lello. Più o meno nello stesso periodo, ai servizi legali del Comitato Olimpico è stato contrattualizzato Marco Befera, figlio di Attilio. Potrebbe sembrare un caso di “assunzioni incrociate”.
Le ovvie conseguenze della cecita’ del governo e dell’insensibilita’ dei soci di Equitalia
Sentiamo giornalmente episodi di suicidio ed attacchi ad Equitalia, senza che il Governo, i proprietari di Equitalia ed i Politici approfondiscano i motivi alla base del dramma, o lo fanno in modo superficiale.
In un quadro come questo (che in questo periodo di crisi “nera” è frequentissimo) ovvero dinnanzi all’impossibilità di far fronte alle spese “ordinarie”, le richieste di pagamento da parte di Equitalia (che in base alle normative recentemente può pignorare e svendere all’asta le case dopo soli 2 mesi dall’ingiunzione) costituiscono la definitiva rovina. Uno stato serio dovrebbe aiutare le aziende a superare le difficoltà, per esempio dilazionando/posticipando il pagamento delle tasse. Dovrebbe essere nell’interesse dello stato aiutare la loro “sopravvivenza”, visto che se chiudono perdono definitivamente gettito fiscale (e posti di lavoro). Ma invece accade l’esatto opposto. Lo stato, che negli anni ha devoluto alle aziende come la FIAT capitali immensi, provento delle tasse imposte ad aziende come questa, che contribuisce ad affossare.
Suicidi, ma non solo. Anche senza arrivare a tanto, sono centinaia di migliaia i cittadini che non vivono tranquilli, perché riescono a far fronte alle cifre richieste dagli “strozzini di stato”. Equitalia non vuole storie: pretende soldi anche da chi non ce li ha, e come se non averceli fosse una colpa, punisce i “malcapitati di turno” con penali e tassi di interessi assurdi, tali da raddoppiare l’importo dovuto in breve termine. Bastano cifre modeste per far scattare il fermo amministrativo dell’automobile del “debitore”, rendendo così impossibile, in alcuni casi, persino recarsi al lavoro. E se qualcuno, nell’impossibilità di farne a meno, si azzarda a usare il mezzo sequestrato, scattano sanzioni persino più alte dell’importo dovuto!
A causa di queste vessazioni, moltissime persone cadono nel tunnel della depressione, non dormono la notte, come se non bastassero i problemi economici a minarne la serenità! Il 26 Febbraio 2012 un europarlamentare del gruppo PPE (partito popolare europeo) ha presentato una “interrogazione scritta” alla commissione: “oggetto: crescenti episodi di “suicidi per insolvenza” da parte di imprenditori“. Ecco la risposta della commissione, datata 19 Aprile 2012, che prometteva di aver intrapreso e di star intraprendendo interventi in questa direzione di cui non si è visto l’ombra, un anno dopo.
Per un debito di 10.000 Euro arrivano a togliere dieci volte tanto: non si tratta di un “esempio esagerato” ma della PURA REALTA’: il meccanismo lo abbiamo illustrato in questo articolo.
Una vera e propria persecuzione di stato. MAGARI FOSSERO COSI’ INTRANSIGENTI CON I “GRANDI EVASORI”… che spesso “contrattano” e riescono a pagare una parte modesta del dovuto.
Questa situazione colpisce più persone di quante si possa immaginare: è difficile percepirlo, poiché GRAZIE AL MODELLO CULTURALE IMPOSTO DAI MASS MEDIA, CHI HA PROBLEMI ECONOMICI SI VERGOGNA DI AVERLI. Come se avere problemi a causa della crisi CHE HANNO CAUSATO LORO, fosse “qualcosa di cui vergognarsi”. Basta pensare che nella sola provincia di Lucca, secondo i dati del Codacons, sono più di 22.000 le cartelle esattoriali spedite ai cittadini per capire quanto questo fenomeno allarmante sia diffuso. Probabilmente la maggioranza di loro è riuscita a pagare: ma alcune migliaia sicuramente no.
Non riescono a pagare 5 e loro gli chiedono 7: poi 8, infine 10. E poi SVENDONO i beni all’asta. Svendono, non vendono. Perché una casa che vale 200.000 Euro (che con gli interessi del mutuo è stata pagata 350.000) viene svenduta all’asta per poche decine di migliaia di Euro.
Il problema riguarda prevalentemente piccoli imprenditori, artigiani e commercianti: per chi lavora “in proprio” spesso cessare la propria attività, significa aver contratto debiti. In alcuni casi invece, è proprio Equitalia a dare il “colpo di grazia” alle aziende che riescono ad evitare la chiusura “sul filo di lana”. Ma le vessazioni non riguardano solo gli imprenditori. Nella rete di Equitalia ci finiscono anche lavoratori dipendenti non in regola con i pagamenti dell’Irpef (magari a causa di un errore del commercialista che fa le buste paga) e tutti coloro che, a qualsiasi titolo, devono qualche cosa allo stato.
A Ottobre 2011 il governo Berlusconi ha persino aumentato i poteri di Equitalia, che adesso può pignorare e svendere una casa all’asta a distanza di appena 2 mesi dal procendimento. PDL e Lega Nord hanno fornito nuove armi a equitalia, in barba alle promesse fatte agli elettori. Tra l’altro a Giugno 2011, tre mesi prima dell’approvazione di questa legge, in occasione del “raduno di Pontida” i dirigenti leghisti avevano promesso di porre un freno ad equitalia ai militanti leghisti che lo chiedevano a gran voce. Matteo Salvini, in un’intervista del 20 Giugno 2011, parlava di strozzinaggio: evidentemente riconoscere che si tratti di strozzinaggio non basta per indurli a ripristinare una situazione di democrazia: anzi, hanno inasprito le regole… dopotutto – siamo pronti a scommettere – che a casa Salvini (e di tutti i politici vicini al governo) le “cartelle esattoriali” non sono arrivate.
Quello che suscita ancora più indignazione, sono poi alcuni “particolari” riguardanti l’agenzia:
Nei mesi scorsi, emerse un vero e proprio scandalo: una società che comprava (a prezzi stracciati) le case svendute all’asta, era di proprietà di una manager di equitalia. Un conflitto di interessi gravissimo, nonostante ciò la notizia non ha trovato spazio sulla maggior parte dei giornali: per non parlare della TV, dove non ha trovato la minima menzione.
E’ di qualche tempo fa la notizia – che ovviamente, come al solito, non è stata diffusa dai media – che Equitalia a Torino ha acquistato un vero e proprio palazzo di lusso, vincolato dal ministero dei “Beni Culturali” per la “modica cifra” di 31.000.000 di Euro, di cui 29 milioni 920 mila per l’acquisto dello stabile e un altro milione per aggiudicarsi 45 box auto destinati ai dirigenti, a cui forniscono un garage privato per ciascuno.
SVENDONO LA PRIMA CASA AI CITTADINI E FANNO CHIUDERE LE AZIENDE INSOLVENTI PER ACQUISTARE LUSSUOSE SEDI? EVIDENTEMENTE, SI!
Vorrei potervi dire quanti soldi spende globalmente questa “agenzia” per il “mantenimento” di se stessa: dall’acquisto delle sedi, alle eventuali “auto di servizio”, fino agli stipendi di dipendenti, manager, responsabili vari e impiegati: purtroppo però, nonostante tante ricerche fatte non sono in grado di dare una risposta a questo quesito……….. e di questo vi chiedo umilmente venia !!
E’ praticamente impossibile fare i conti in modo preciso, come per la politica. Forse queste risposte dovrebbero darcele le molte testate giornalistiche che vivono di finanziamenti pubblici, che in alcuni casi non sarebbero necessarie per la loro sopravvivenza, visto che alcune hanno ottimi introiti pubblicitari. Ma considerando l’importo speso da Equitalia per comprare una sede a Torino, è facile immaginare che buona parte dei soldi che “recuperano” rovinando le famiglie, vengano bruciati per il mantenimento della struttura organizzativa.

Lo stipendio dell’Amministratore Delegato di Equitalia, Attilio Befera, ammonta a 456.733 Euro all’anno.
Fonte agenzia delle Entrate
Ps: a questi 4 soldi vanno aggiunti altri 300.000 e passa mila euro come direttore dell’Agenzia delle Entrate.

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10 commenti Commenta
Umberto Ceratti
Scritto il 16 maggio 2012 at 13:56

Porci. Non mi viene in mente niente altro per definirli. Loro, politici e professorini attualmente al governo. L’Italia è finita, non c’è alcuna possibilità di uscirne. Se non, mi pare ovvio, ricorrendo alla ricolta, e scommetto che è così che finirà.

Umberto Ceratti
Scritto il 16 maggio 2012 at 13:59

Umberto Ceratti:
Porci. Non mi viene in mente niente altro per definirli. Loro, politici e professorini attualmente al governo. L’Italia è finita, non c’è alcuna possibilità di uscirne. Se non, mi pare ovvio, ricorrendo alla RIVOLTA, e scommetto che è così che finirà.

Rivolta, errore di battitura. Che però deve culminare in un’autentica rivoluzione culturale. Io ho l’impressione che il botto sarà tale da far nascere dalle macerie un’Italia migliore, ma le macerie, purtroppo, sono inevitabili.

Scritto il 16 maggio 2012 at 14:13

Umberto Ceratti: Rivolta, errore di battitura. Che però deve culminare in un’autentica rivoluzione culturale. Io ho l’impressione che il botto sarà tale da far nascere dalle macerie un’Italia migliore, ma le macerie, purtroppo, sono inevitabili.

hai ragione… quando se ne renderanno conto… http://www.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/7425/
leggi il caro monti… si vede che non ha nulla a che fare con certa gente

vito_t
Scritto il 16 maggio 2012 at 16:43

ma questi maiali, è vero che hanno un bonus oltre lo stipendio in base a quanto riescono ad incassare ?

wilfra62
Scritto il 16 maggio 2012 at 17:12

vito_t@finanzaonline: ma questi maiali, è vero che hanno un bonus oltre lo stipendio in base a quanto riescono ad incassare ?

Ovviamente come tutti i dirigenti pubblici, il bonus è per contratto. E non solo i bonus, ovviamente ci sono trasferte, diarie, rimborsi spese……. non so se documentati o no, ed ovviamente macchina bluette !!

Scritto il 16 maggio 2012 at 18:10

Pure le macchine blu?

Scritto il 16 maggio 2012 at 20:51

Io ho una macchina grigia del 2000 con 200 mila km quasi originali. Se a quei signori gliene avanza una anche blu io non mi offendo! Aiutino

ilcuculo
Scritto il 17 maggio 2012 at 15:28

Una cosa è certa, questi signori e signore stanno cominciando ad avere seriamente paura per la loro incolumità.

E questo è un bene.

Scritto il 17 maggio 2012 at 15:57

ilcuculo@finanza,

:twisted:

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