Euro ai raggi X, atto terzo: il caos Greco e la Troika

Scritto il alle 10:26 da [email protected]

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CAOS GRECO – Mentre la Francia sceglierà il nuovo presidente, in Grecia, l’antico epicentro dell’eurocrisi, gli elettori voteranno un nuovo Parlamento. La recessione ellenica rimane spaventosa, e la cura del governo tecnico di Papademos, somministrata seguendo fedelmente la dettatura della Troika – Bce, Ue e Fmi – appare così indigesta che un rifiuto totale potrebbe essere l’esito delle urne.

Nel 2011 i redditi si sono ridotti del 25% rispetto all’anno precedente, e le previsioni per il prossimo futuro rimangono molto negative. Nel 2012 il Pil dovrebbe contrarsi di altri cinque punti percentuali, e forse verso la fine del 2013 si andrà verso una timida ripresa, anche se questa stima appare troppo ottimistica. Il tasso di disoccupazione è salito al 20%, mentre secondo le previsioni della Banca Centrale ellenica la riduzione dei redditi da lavoro privato e pubblico sarà molto significativa il prossimo anno.

Il piano di rientro dal debito previsto dagli organismi internazionali prevede però altri durissimi tagli, nel caso in cui gli obiettivi prefissati non fossero centrati, come appare probabile alla luce del continuo peggioramento del conto economico . I memorandum della Troika, la base sulla quale saranno erogati ulteriori prestiti, sono stati finora condivisi solo dai due grandi partiti della giovane democrazia greca, i conservatori di Nuova Democrazia e i socialisti del Pasok.

Al momento questi partiti formano la maggioranza del governo tecnico guidato da Lucas Papademos, che ha applicato il rigore imposto dalla Troika, impopolare ma assolutamente vitale per l’ottenimento dei fondi senza i quali la Grecia farebbe default .

Il governatore della Banca centrale ellenica Giorgos Provopoulos, si è schierato a favore della prosecuzione di una simile esperienza politica, una rottura dell’indipendenza dalla politica imposta dal suo ruolo, chiedendo una collaborazione tra i due maggiori partiti del paese.
LA TROIKA SPACCA L’ELLADE – Giorgos Provopoulos ha rimarcato come la politica greca si divida in questo momento tra due campi politici ben distinti: chi accetta il memorandum della Troika e chi è invece contrario.

Il piano di aiuti e di rientro dal debito è infatti rifiutato dalla gran parte dei partiti, sia tra le piccole formazioni presenti nell’attuale Parlamento sia tra i nuovi nati sulla scia della crisi, e molte di queste formazioni stanno viaggiando a gonfie vele nei sondaggi. Il quadro politico ellenico appare completamento terremotato.

 

Se i sondaggi fossero confermati, il tradizionale bipolarismo tra Pasok e Nuova Democrazia che ha retto le sorti della giovane democrazia ellenica sin dalla fine del regime dei colonnelli verrebbe completamente spazzato via.

I due partiti, il primo socialista e l’altro conservatore, hanno rappresentato stabilmente più dei 2/3 dell’elettorato ellenico fino all’ultima elezione del 2009.

Ora invece Pasok e Nuova Democrazia faticano a raccogliere, insieme, il 40% nei sondaggi pubblicati nell’ultimo mese. Il bonus dell’opposizione alla Troika sta riplasmando il quadro politico favorendo le formazioni tradizionalmente confinate alle estreme.

La sinistra radicale, spaccata in tre formazioni in lotta tra di loro, rifiuta il piano di rientro dal debito imposto dagli organismi internazionali e chiede di cancellare il debito uscendo dall’euro.

Un piano shock ed opposto dall’establishment ellenico, che però è condiviso da più di un terzo dell’elettorato, in gran parte proveniente dal Pasok.

Posizioni molto simili sono rappresentante anche dal nuovo partito della destra ellenica, Grecia Indipendente, nato da una scissione dei dirigenti di Nuova democrazia opposti al governo Papademos. Il partito indipendentista è nato solo a metà marzo, ma grazie al suo posizionamento anti Ue ed anti euro ha raccolto una parte significativa dell’elettorato più conservatore di Nuova Democrazia.

Le forze anti Troika sono attualmente maggioranza relativa nel paese nei sondaggi pubblicati nelle ultime settimane, ma destra e sinistra radicale non governeranno mai insieme, anche alla luce del sistema istituzionale che premia i partiti più forti. La legge elettorale ellenica, un sistema proporzionale con una forte correzione maggioritaria, assegna un premio alla formazione politica che arriva davanti a tutte le altre.

Nuova Democrazia dovrebbe raggiungere la prima posizione, ma la futura maggioranza pro Troika e pro euro è appesa al risultato del Pasok. I socialisti dovrebbero subire un salasso di consensi che vedrà come minimo il dimezzamento dei loro voti. Se però il risultato sarà più vicino al 10 che al 20%, per un partito che solo tre anni fa superava il 40%, allora sarà davvero difficile far nascere il governo che dovrà applicare la ricetta del rigore per continuare a ricevere gli aiuti finanziari di Bce, Ue e Fmi.
AUSTERITA’ ADDIO? – La nuova Europa che uscirà dalle urne del 6 maggio 2012 è ancora incerta, anche se appare chiaro che una fase è finita. Il trionfo di Merkozy, o più correttamente della sola Angela Merkel, culminato nell’approvazione del Fiscal Compact e suggellato dall’arrivo di nuovi governi amici come quelli di Monti,Papademos e Rajoy, è ormai lontano. Neanche i mille miliardi di liquidità concessi alle banche europeo tramite il programma di finanziamento a lungo termine deciso dalla Bce hanno reso meno acuta l’eurocrisi. L’alternativa proposta da François Hollande, è ancora isolata in Europa. Se sarà eletto presidente il leader socialista chiederà l’introduzione di eurobond per finanziare investimenti massicci nelle infrastrutture pubbliche, l’aumento dei fondi a disposizione della Banca Europea degli Investimenti, così come lo sblocco dei Fondi strutturali della Ue rimasti finora inutilizzati. Un rilancio economico molto diverso dalle liberalizzazioni dei mercati e dei servizi, oppure la deregulation del mercato del lavoro pensata da Merkel, oppure dallo stesso Monti, come soluzioni per tornare a far crescere l’Europa.

L’austerità però, anche se rimarrà come impostazione di fondo fino a che a Berlino ci sarà una maggioranza conservatrice, non sarà più rivendicata come prima. Anche un eventuale presidente Sarkozy non riuscirebbe a vincere le legislative di giugno se non desse segnali diversi su questo fronte. La Francia deve far ripartire la sua economia per evitare di finire nella bufera della speculazione internazionale, visto che i suoi dati di indebitamento non sono così distanti da quelli dei paesi più in difficoltà.

L’Europa si trova nel suo momento più difficile, e la crisi dei paesi fondatori scriverà la parola finale sulla prosecuzione, oppure su una drammatica implosione, di un progetto che può funzionare solo se gli Stati del Vecchio Continente ritroveranno un filo comune nonostante interessi economici sempre più divergenti. source

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