Grecia crisi: si produce sempre meno

Scritto il alle 08:50 da balrock@finanzaonline

I valori del grafico accanto mostrano la forte contrazione della produttività manifatturiera ellenica, ,, un valore mai così basso dal 1999, segnale evidente che non cè scampo nonostante il salvataggio in atto col nuovo pacchetto da 130 miliardi, che come detto da molti non solo non servirà a niente ma ci sono alte probabilità nel breve di richiedere altri fondi.

Secondo uno studio di Markit( clikkare sul link ) nonostante la contrazione sia di lunga durata, ovvero da 30 mesi, il record di febbraio 2012 è da attribuirsi al credit crunch verso le imprese (Il fatto è che è il sistema creditizio greco ad essere collassato), alla riduzione dell’ orario di lavoro che ha inciso sulla produttività e ai numerosi licenziamenti e alle misure di austerità. Dal 2009 la perdita occupazione si è nettamente accentuata, in parole povero l’ inizio del 2012 segna una specie di punto di non ritorno.

 

“A number of survey respondents noted that reduced working hours had also led to lower output volumes in February. This was in the main deliberate as a number of manufacturers tried to avoid job losses by cutting days worked for employees. Nonetheless, employment losses were inevitable and the degree to which payrolls were reduced was the steepest since March 2009. Employment has continuously declined throughout much of the past four years.
Greek manufacturers responded to markedly lower production and new order volumes by making drastic cuts to their purchasing activity in February. Latest data showed a series-record fall, with evidence that difficulties in accessing working capital to purchase raw materials had exacerbated the decline since January.
There were also reports from panellists in February that vendors were demanding cash payment for the delivery of inputs. This in part helped drive cost inflation higher, with manufacturers also reporting that prices paid for fuel, plastics and steel had increased. Margins remained under pressure as output charges were lowered to the greatest degree for 33 months. Competition and weak demand led to discounting.
Finally, both pre- and post-production inventories were reduced markedly in February as companies sought to lower the cost of holding excess stock at their plants.”

 

Veniamo adesso alla crescita, la Grecia insieme a Italia e Spagna è tra le messe peggio, secondo le stime della Commissione Ue sull’andamento del Pil pubblicate il 13 febbraio 2012, nel paese ellenico l’attivita’ economica nel 2011 e’ stata molto piu’ debole, la diminuzione del Pil è del 6,8%. Le stime attuali prevedono per il 2012 un calo del Pil greco del 4,4% contro il -2,8% stimato nell’autunno scorso. Standard & Poor’s  a fine febbraio ha declassato il rating greco a default selettivo o parziale, è l’ ultimo gradino prima della bancarotta dichiarando che sarebbero “venute meno le garanzie su alcune obbligazioni”. Sulla scia anche Moody’s declassa Atene a spazzatura, secondo l’ agenzia il finanziamento con lo scambio degli attuali titoli detenuti da banche e privati con nuovi titoli tagliati del 53,5% sul valore nominale ( che diventa più del 70% con gli interessi ) equivale a un default. Non poteva mancare Fitch che a fine febbraio declassa la Grecia da a C, tutte e tre le sorelle sono di comune accordo…

God save the Greece.

Vi riporto alle analisi sul nostro indice e ai dati macro in programma per oggi QUI

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1 commento Commenta
kry
Scritto il 5 marzo 2012 at 09:32

Sarebbe interessante capire dal 1999 quanto ha influito l’aumento del debito sul pil. Perchè tornare al 1999 potrebbe anche non essere un danno se tutto il pil era sano, il problema è il montante degli interessi che è aumentato e che incide con una percentuale maggiore rispetto a prima.

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