Goldman Sachs: euro sempre più a rischio

Scritto il alle 16:31 da [email protected]

Cresce il rischio del crollo dell’euro, Italia in recessione nel 2012 “parola di Goldman Sachs“.
L’allarme lanciato dalla banca d’affari: “Le possibilità di sviluppi più caotici, sebbene ancora minori, sono aumentate”.
“Prevediamo che gran parte della zona euro, Italia, Spagna, Grecia, Portogallo resti in recessione nel corso del 2012″, afferma in un rapporto. Per la zona euro la banca d’affari prevede “una contrazione dello 0,8%.
“Nel caso più pessimistico, ma si tratta di un’eventualità molto bassa”, Goldam Sachs parla di un “crollo

della zona euro. Secondo i nostri analisti, aggiunge la banca d’affari in un rapporto, “è difficile immaginare un crollo ‘ordinato’ dell’area euro” che “serebbe invece necessariamente caotica e con un grande impatto negativo sulle economie”.
Sul fronte della crescita, “riteniamo che la zona euro è attualmente in recessione e resterà così per tutta la prima metà del 2012, le prime previsioni trimestrali positive da parte dei nostri economisti riguardano il terzo trimestre” si aggiunge nel testo. Per Eurolandia i nostri economisti prevedono una contrazione dello 0,8% con “un’improvvisa, seppur breve recessione in Francia e Germania e una persistente e più profonda alla periferia della zona euro”. Il clima economico è peggiorato dalla scorsa estate e i sondaggi tra gli economisti indicano che si è “già in territorio di recessione. E questo è accaduto prima che la maggior parte dei paesi Ue fosse interessata dai programmi di austerity”.
In generale per l’area euro dopo la prima metà del 2012 ci sarà una ripresa ma “è difficile prevedere i tempi di questa ripresa, che è parzialemente legata agli sviluppi politici”. La banca d’affari sottolinea le aspettative legate al summi Ue della prossima settimana a Bruxelles. “Non ci sono dubbi sulla necessità di risolvere con decisione la questione del rifinanziamento dei debiti sovrani in Europa” si aggiunge nel testo, sottolineanto che le previsioni “presumono una risoluzione della crisi del debito ad un certo punto entro i prossimi mesi”. fonte

Appunto sul Calamaro Goldman
Purtroppo meglio che la tristemente nota Banca..Circola voce che le auotorità federali americane (la CONSOB made in USA) stiano per annunciare da un giorno all’altro la conclusione dell’inchiesta per insider trading negli ambienti di Wall Street. Nel mirino degli ispettori capeggiati dalla Sig/ra Mary Shapiro ci sarebbero tra l’altro anche il colosso bancario Goldman Sachs soprannominato anche “calamaro vampiro”, per la spregiudicatezza delle sue operazioni. Se questa inchiesta porterà delle prove fondate che l’insider è stato perpetrato, è logico pensare che il fatto potrebbe avere un impatto senza precedenti sull’intero sistema finanziario americano. Se è come penso…quel giorno ci saranno dei terremoti in tutte le borse del mondo..qual’è soprannominata Goldman Sachs, credo che nessun’altro possa esprimere dei pareri in merito alle possibili soluzioni dei probabili default in the World, visto che ne è “una” delle principali artefici di queste crisi.

Vedi Grecia e non solo.Mentre la popolazione greca si prepara (e prepara i suoi stessi figli) ad un futuro di sudore e fatica per cercare di rimettere in sesto l’enorme deficit del paese ellenico, su alcuni giornali nei giorni scorsi sono stati fatti dei riferimenti al ruolo che avrebbero avuto in questa crisi le banche d’affari statunitensi JP Morgan Chase e Goldman Sachs. Ma andiamo con ordine.

Il New York Times alcuni giorni fa ha lanciato un vero e proprio scoop: Goldman Sachs e Jp Morgan Chase avrebbero aiutato il governo greco a nascondere quella che era la reale situazione finanziaria del Paese. “Aiutato” è chiaramente un eufemismo, in quando il governo greco dinanzi al disastro dei conti pubblici e del rapporto tra deficit e Pil, temendo la bancarotta, avrebbe accettato gli strumenti di ingegneria finanziaria venduti da questi due colossi, con l’obiettivo (o l’illusione) di allontanare (ma solo allontanare) i forti rischi che come una spada di Damocle gravavano sul Paese.

Il risultato è stato un’enorme bolla posticipata che alla fine ha avuto comunque una deflagrazione i cui effetti i greci li stanno subendo ora e li subiranno nel futuro. Lo strumento principe attraverso il quale è stato possibile questo occultamento, durato circa 10 anni, sono i famosi derivati. In più di una occasione, la Grecia, anzi i governi che si sono succeduti in Grecia, per abbellire il proprio bilancio avrebbero fatto ricorso ai derivati venduti da queste banche. E’ noto ad esempio che nel 2000 il governo greco accettò uno swap pensando di ridurre il suo debito nel settore sanità. Lo swap è un particolare derivato basato su uno scambio di flussi di cassa o titolo di credito tra due parti. Nel caso specifico debiti sanitari in dollari contro altri debiti in euro. L’interesse in questi swap è proporzionale nel tempo, ossia all’inizio è praticamente nullo per poi aumentare nel corso degli anni. Tutto ciò portò nell’immediato ad una miracolosa cancellazione degli interessi del debito nel settore sanitario, nell’intermedio ad un deciso ridimensionamento e nel lungo periodo ad un aumento esponenziale. Poiché i politici hanno la tendenza ad avere come parametro di riferimento solo il presente, il risultato è stato che nell’immediato il deficit dava l’impressione di essere decisamente sotto controllo, mentre proprio questa “positività” nascondeva al suo interno il mostro (o il prezzo da pagare per poterne beneficiare): un carico di debiti sui cittadini futuri. Il problema sta poi nel fatto che quando si entra in questi circuiti diventa impossibile uscirne e allora si ricorre ad analoghi meccanismi che da un lato prolungano l’agonia e dall’altro peggiorano la situazione del futuro. E così il governo greco ha ben pensato di cedere sempre alle solite banche i proventi futuri su aeroporti e autostrade, nonché addirittura l’incasso di una lotteria, per rattoppare, nel breve periodo, la sua situazione. Questi “debiti del futuro” non rientravano però nel bilancio dello Stato nella voce “debiti” ma in quella di “cessioni”, dando così l’illusione alle autorità di controllo dell’ Unione Europea che il deficit greco fosse sotto controllo.

Questo genere di giocattoli però prima o poi però si spezza. Ed è proprio questo che sarebbe avvenuto in Grecia dove finchè si è potuto, si è spostato sulle generazioni future un debito incalcolabile, fino a quando lo stesso governo si è rifiutato di sottoscrivere un nuovo contratto di finanziamento dietro “cessione”con la Glodman Sachs. Il risultato sono le notizie di questi giorni.

Oggi l’Europa è nell’occhio del ciclone, come scrive la Stampa di Torino, perché un suo paese membro ha di fatto presentato per anni bilanci non trasparenti. Per questo si sottolinea la “necessità di rivedere i meccanismi di analisi dei bilanci delle nazioni”, in particolare per quanto riguarda il ruolo dei derivati. La credibilità dei governanti greci è pari allo zero e la popolazione si prepara ad un futuro di tagli e tasse. E le banche come Goldman Sachs e Jp Morgan Chase? Esse hanno semplicemente “aiutato” con le loro consulenze la Grecia a prolungare l’agonia dei suoi conti, sapendo bene quale sarebbe stato il risultato finale. Per tutto questo si sono fatte pagare lautamente con liquidità ma soprattutto con le “cessioni”.

Goldman Sachs è oggi aspramente criticata soprattutto dalla Germania, che rinfaccia alla banca gli aiuti di cui ha beneficiato quasi un anno fa. Ma le critiche possono riguardare il piano etico non quello operativo. Cosa ci si può aspettare quando una banca che deve fare profitti subito e in ogni modo offre consulenze a governi completamente digiuni sui rischi dell’ingegneria finanziaria che non guardano ai risultati delle loro scelte nel lungo periodo poiché sono interessati solo al consenso momentaneo, il tutto in un sistema completamente inquinato in cui mancano regole precise sull’utilizzo di questi prodotti e in cui gli stessi consulenti Goldman entrano e escono da governi e posizioni di comando? La Grecia rischia e probabilmente anche domani l’Italia rischierà. Ma non per colpa dei falchi della Goldman che fanno solo il loro mestiere di banchieri in questo sistema marcio, ma per colpa di chi non ha voluto o non ha potuto mettere in campo la sua autorità per portare la finanza sotto il controllo della politica, poiché completamente infatuato dalle lezioni di chi fino a pochi mesi fa, giudicava una bestemmia la possibilità che gli Stati sovrani potessero anche solo sfiorare il meccanismo della finanza elevato a dogma che secondo loro andava invece lasciato libero di creare il migliore dei mondi possibili.

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4 commenti Commenta
balrock
Scritto il 2 dicembre 2011 at 17:44

New York – Nel complesso le banche europee e i rispettivi governi avranno bisogno di prendere in prestito 2 mila 548 miliardi di dollari l’anno prossimo, con entrambe le classi che si troveranno a dover ripagare il debito in scadenza su bond e titoli di stato.

Secondo i calcoli di Bloomberg, gli stati membri dell’area euro devono restituire oltre $1.500 miliardi di debito (1.100 miliardi di euro) a lunga e breve scadenza nel 2012, contro i circa $1.035 miliardi delle banche europee. Circa 519 miliardi di euro di debito dell’Eurozona e’ costituito di titoli in scadenza di Italia, Francia e Germania nel solo primo semestre.

Da parte loro, gli istituti di credito del continente, hanno nel dettaglio circa $665 miliardi di debito in scadenza nei primi due trimestri del 2012 e altri $370 miliardi entro la fine dell’anno, secondo i dati Dealogic, citati da Citigroup.

“Gli investitori piu’ seri stanno scappando dal debito sovrano europeo cosi’ come dai bond corporate delle banche”, racconta a Bloomberg Mark Grant, managing director di Southwest Securities. “I bilanci finanziari di entrambe le classi sono messi in dubbio e ancora non e’ stato raggiunto nessun accordo sostanziale per correggere i problemi e scongiurare un aggravarsi della crisi in Europa”.

Il premio di rendimento che gli investitori chiedono per detenere bond aziendali delle banche rispetto al debito sovrano del rispettivo governo e’ salito a 448 punti base, ai massimi da gennaio 2009.

Lo spread medio tra gennaio 2005 e gennaio 2007, ovvero prima che scoppiasse la crisi subprime, era a quota 38 punti base, ovvero ben 410 punti sotto.

Il problema per le banche e’ che dovranno concorrere con i governi sovrani quando cercheranno di ottenere soldi in prestito. “Come una banca spagnola o italiana puo’ pretendere di offrire un prestito redditizio, quando il rendimento del debito sovrano del rispettivo paese e’ al 7% o piu’?”

kry
Scritto il 2 dicembre 2011 at 19:13

balrock@finanzaonline,

Una banca riesce ad offrire un reddito inferiore a quel risparmiatore (sprovveduto) che gli venga assicurato a parole che la banca E’ PIU’ SICURA dello stato. Complimenti per l’articolo, notavo che è scritto da NY è chiedere troppo gli stessi dati ma con riferimento gli USA, o sono segreti per nascondere una realtà più grave?

Scritto il 2 dicembre 2011 at 20:54

kry@finanza:
[email protected],

Una banca riesce ad offrire un reddito inferiore a quel risparmiatore (sprovveduto) che gli venga assicurato a parole che la banca E’ PIU’ SICURA dello stato. Complimenti per l’articolo, notavo che è scritto da NY è chiedere troppo gli stessi dati ma con riferimento gli USA, o sono segreti per nascondere una realtà più grave?

ciao :-) credo che faccia parte del link citato da carlo… si vede che è una citazione con una domanda aggiunta da Bal… prova a vedere nella fonte citata da Carlo… notte

balrock
Scritto il 2 dicembre 2011 at 20:56

è una news di oggi da Wallstreetitalia, mi son scordato di mettere il link

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