Italia, un pò di dati

Scritto il alle 21:14 da balrock@finanzaonline

Nel mese di ottobre è salito all’8,5% il tasso di disoccupazione in Italia, facendo segnare un aumento di 0,2 punti percentuali in termini congiunturali rispetto al mese precedente e di 0,1 punti rispetto all’anno precedente. Diminuisce sensibilmente (0,1%), invece, il tasso di disoccupazione giovanile, che si attesta al 29,2%. Lo afferma l’Istat nel comunicato stampa contenente i dati provvisori sulla disoccupazione.

Il numero dei disoccupati, pari a 2.134 mila, aumenta del 2,5% (53 mila unità) rispetto a settembre. Su base annua si registra una crescita dell’1,8% (37 mila unità). L’allargamento dell’area della disoccupazione riguarda, però, esclusivamente gli uomini.

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MILANO – Sono 8,3 milioni i cittadini che vivono in povertá, pari al 13,8% della popolazione: famiglie numerose, monogenitoriali e del Sud le più colpite. Ma in tempi di crisi economica, la povertà sta cambiando volto: secondo i dati raccolti dalla Caritas, il 20% delle persone che si rivolgono ai Centri di ascolto in Italia ha meno di 35 anni. In soli cinque anni, dal 2005 al 2010, il numero di giovani è aumentato del 59,6%. Il 76,1% di essi non studia e non lavora, percentuale che nel 2005 era del 70%.

Secondo il dossier l’Italia è ben lontana dal trovare una soluzione efficace alla piaga della povertá: se nel 2009 erano 7,8 milioni i poveri (13,1%), nel 2010 hanno raggiunto quota 8,3 milioni (13,8%). Il Rapporto 2011 dedica un’attenzione particolare alla povertà dei giovani: secondo i dati raccolti da Caritas nella fascia giovanile della popolazione aumentano i poveri senza lavoro o prospettive

Dall’ OCSE :

Si conquista un poco invidiabile primato negativo, l’Italia, in questo rapporto dell’Ocse: dalla metà degli anni ’80 ad oggi ha visto la disuguaglianza su redditi da lavoro, risparmi e capitale aggravarsi del 33 per cento, rileva il rapporto nella scheda dedicata al bel paese. «Si tratta del più elevato aumento nei paesi Ocse, dove l`aumento medio é stato del 12 per cento», avverte l’organizzazione parigina, e questa tendenza è proseguita durante i primi anni novanta. In questo modo, da livelli di disuguaglianza in linea con la media, ora l’Italia si ritrova a valori che invece sono più da «Europa del Sud», dice ancora l’Ocse.

«La disuguaglianza é rimasta ad un livello comparativamente elevato. Tra i 30 paesi Ocse oggi l`Italia ha il sesto più grande gap tra ricchi e poveri». Il rapporto riconosce che sono state adottate delle contromisure: «L`Italia ha in parte colmato il crescente gap tra ricchi e poveri aumentando la tassazione sulle famiglie e spendendo di più in prestazioni sociali per le persone povere. Sorprendentemente, l`Italia é uno dei tre soli paesi Ocse che ha aumentato la spesa in prestazioni rivolte ai poveri negli ultimi dieci anni». Ma i dati nudi e crudi restano allarmanti: il reddito medio del 10 per cento degli Italiani più poveri è circa 5000 dollari, tenuto conto della parità del potere di acquisto, quindi sotto la media Ocse di 7000 dollari. Il reddito medio del 10 per cento più ricco è circa 55000 dollari, sopra la media Ocse. «I ricchi hanno beneficiato di più della crescita economica rispetto ai poveri ed alla classe media».

Sempre nella scheda dedicata all’Italia, in positivo l’Ocse riconosce anche la diminuzione del tasso di povertà ottenuta tra la metà degli anni novanta e il 2005. «La povertà minorile è scesa in modo particolarmente rapido, dal 19 al 15 per cento» e solo in Gran Bretagna si è registrata una diminuzione di questa portata. «Ciononostante – si legge – un tasso di povertà minorile del 15% è ancora sopra la media Ocse del 12 per cento». «Sanità, educazione ed alloggi forniti dal settore pubblico riducono la disuguaglianza nella distribuzione del reddito più che nella maggior parte dei paesi Ocse. Ma in Italia la mobilità sociale è più bassa che in altri paesi, come Australia o Danimarca. Figli di famiglie povere hanno una più bassa probabilità di diventare ricchi rispetto ai figli di famiglie ricche.

Ed ancora:

Lo scontrino della crisi nel 2011 fa registrare circa 9mila imprese fallite in nove mesi. Come dire: quasi mille al mese, poco più di 30 ogni giorno. Parlare di doppia spirale recessiva, dopo il biennio post-Lehman, sembra non più temerario (d’altronde anche la prima azione di Draghi alla Bce con l’abbassamento dei tassi di interesse interbancari di 25 punti base avvalora l’ipotesi di una “lieve recessione” in atto). Con l’inevitabile conseguenza dell’avvio di procedure di cassa integrazione per i dipendenti e l’aumento degli “incagli” e degli insoluti per le banche, che non vedono più restituirsi il denaro prestato. Senza contare il montante delle imprese in concordato preventivo, l’ultima ratio prima del default vero e proprio.

Chiassà cosa succederà dopo il varo delle misure del pareggio di bilancio?

Vi lascio un calice per brindare……………………..

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2 commenti Commenta
wilfra62
Scritto il 2 dicembre 2011 at 11:15

Sono 8,3 milioni i cittadini che vivono in povertá, pari al 13,8% della popolazione, e dopo il varo della nuova manovra ce ne saranno ancora di piu. Purtoppo la forbice ricchi/poveri si allargherà ancora di più, anche per via del nuovo spesometro che entrera in vigore nel 2012. Alcuno giorni fa sul sole24ore è uscita una tabella con i risultati delle prime proiezioni di calcolo. Ebbene solo per fare un esempio molto banale e che stranamente riguarda la provincia di latina
un povero cristo single, che guadagna 2000 euro al mese totale 24mila all’anno che ha 1 casa di 90 mq, costi per utenze di 1650 annuo, 1 mutuo di 6000 euro annui, 1 macchina, un viaggio vacanze all’anno spendendo 2500 euro, ed una polizza vita magari fatta 10 anni prima di 1600 euro totale costi 11750.00, quindi facendo il conto dell’oste rimarebbe a lui circa 13.000 euro netti +/- ebbene la simulazione dello spesometro dice invece che questa povera anima senza prole e moglie al seguito, se non guadagna almeno 41.000 si trova in grosse difficolta nei confronti dello stato, perche guadagna di meno rispetto al calcolo. Lo scenario potrebbe essere, anche per la sua incolumita economica, niente piu vacanza, diminuira sicuramente i costi utenze (accenderaà la sera il famoso lumimo “votivo” , sicuramente riscatterà anticipatamente la polizza, con il risultato di essere, almeno sulla carta piu povero !! tralasciando il primo esempio della simulazione, guardatevi anche l’esempio nr.2 qui potete tenere in considerazione che il (s)fortunato di turno guadagna 4000 eurini al mese. ebbene anche in questo caso fuori dallo spesometro di circa 13.000 euri, anche qui lo sfortunato di napoli con 4000 eurini al mese dopo l’avvio dello spesometro potrebbe rientrare nella definizione di “povero” perche secondo lo stato non puo permettersi di mandare i figli a fare attività sportiva, oppure un viaggio studio vacanza. etc. etc….
Meditate gente meditate, soprattutto se dovreste fare gli acquisti, mai un macchina grossa (quella è riservata ai politici) accontentatevi di un trappoletta, mai andare in vacanza o se andate pagate cash !!, e soprattutto non mandate i figli a fare attività sportiva e simili, la son dolori!! perche tuo caro e (s)fortunato napoletano che guadagni 4000 eurini al mese non puoi permetterti tutte queste cose solo perche non sei un “politico”

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