Non cè più scampo

Scritto il alle 18:34 da balrock@finanzaonline

Vediamo un pò di storia di un paese che conosciamo molto bene, potrà sembrare una storia inventata, un racconto che vuol dimostrare di prevedere il futuro, una storia come tante altre……………

Correvano gli anni XXXX, e questo paese che chiameremo Default ‘s Island, aveva un debito pubblico enorme, in parte collocato all’estero da ripagare e per farlo continuava a chiedere nuovi prestiti. Default ‘s Island aveva anche un grado di corruzione e spese del governo, molto elevate. Parecchie aziende si fecero tentare dai costi minori di produzione all’ estero, in confronto a quelli che vi erano sull’ isola, risparmiavano enormi quantità di denaro, producevano a 4 rivendendo poi a 40. Complice anche la burocrazia, che aveva degl’ iter che duravano anni, quando non restavano fermi nelle polverose cantine degli uffici comunali, era sempre più difficile e oneroso, aprire attività. Iniziò quindi la deindustrializzazione con conseguenze sull’ occupazione reale.

E pensare che la vita fino a qualche tempo addietro, correva serena, bei ricordi quando una famiglia era composta da un minimo di 4 persone, dove bastava che il capofamiglia lavorasse, e poteva mantenere la sua adorata mogliettina, i pargoli, una casa e magari mettere qualcosa da parte, mese mese, per andare tutti assieme in vacanza per 1 settimana. Ai bambini, veniva data anche una piccola paghetta settimanale, che bastava per qualche vizio, una serata in discoteca, e una serata tra amici davanti ad una tavola di qualche ristorante……………. è si bei tempi quelli.

Oggi quet’ isola, non la si riconosce più, è piena di evasori fiscali, cè un riciclaggio di denaro spaventoso, chi si comporta male, è sempre premiato con condoni o meno tasse, i capitali se ne vanno verso altri luoghi, in maggior parte, verso altre isole chiamate “Paradisi Fiscali”, forse saranno invogliati dal nome, una volta era un paradiso anche Default’ s Island.

Passano i lustri e scopriamo che siamo in stagnazione,il PIL non cresce, anzi diminuisce, che sarà mai stà roba………….. mah!! E così l’isola dai pochi spazi verdi rimasti, entra in recessione, complice la mancanza di fiducia………. Nessuno investe più qui sull’ isola, e i soldi continuano ad emigrare sempre più, molte file di individui, si vedono davanti ad ogni banca e sportello, il governo comincia così ad prendere misure drastiche, bloccando i conti correnti, e permettendoci solo di prelevare piccole somme, per tirare a campare. E pensare che tutto il resto del mondo, voleva aiutarci, prestandoci soldi, tanti soldi, ma i sacrifici da fare in cambio, erano davvero enormi per noi, le conseguenze furono più tasse, privatizzazioni, svendita dei beni dell’ isola e i redditi da lavoro sempre più bassi, quando c’erano, ci spolparono letteralmente. Default’ s Island, è depressa, ti guardi intorno e vedi fabbriche chiuse, gente disperata, tutto costa un sacco più di prima, molte cose ormai non se le può permettere nessuno, si torna a coltivare la terra, sperando che prima o poi, qualcuno venga sull’ isola a investire per ricominciare daccapo……………

 

 

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3 commenti Commenta
balrock
Scritto il 30 novembre 2011 at 18:44

L’Italia finira’ come l’Argentina: default entro febbraio

wallstreetitalia

Wall Street Italia – mercoledì, 30 novembre 2011 – 12:06

Roma – La “manovrina” di facciata da 20-25 miliardi che il governo Monti si appresta ad annunciare non sara’ sufficiente a evitare il default e il tergiversare degli ultimi giorni dimostra che il professore della Bocconi e i suoi colleghi sono stati mandati al potere senza un programma ben preciso. Siamo di fronte a un problema senza soluzione: per uscire dalla crisi l’Italia dovrebbe varare misure per 800 miliardi di euro, che prevedano tra le altre cose una patrimoniale del 5%. E questo non succedera’ mai, perche’ il paese e’ governato da un’oligarchia che non approverebbe mai misure per colpire i poteri forti e le persone piu’ benestanti.

Austerity e default: questo in due parole e’ lo scenario che si va delineando per la terza economia dell’area euro, secondo l’economista Loretta Napoleoni. L’Italia si prepara a fare la fine dell’Argentina e al ritorno della lira, in un contesto dove a rimetterci per le tasse, prima, e per il crack del debito, poi, saranno i piccoli risparmiatori. Il consiglio per gli italiani che non possono permettersi di investitire all’estero o nell’immobiliare e’ quello di ritirare i propri soldi dai conti corrente e “stare cash almeno fino a marzo”. L’impatto si sentira’ in tutta l’Eurozona, quindi un’altra ipotesi e’ quella di comprare solo bond sicuri, come quelli svedesi, svizzeri o canadesi.

“Chi ha molti soldi li ha gia’ ritirati dalle banche e li ha investiti nell’immobiliare”, ha detto in un’intervista a Wall Street Italia l’economista. “A Londra gli italiani stanno comprando case in continuazione”, rivela Napoleoni, residente nella capitale inglese, citando i dati a disposizione delle agenzie immobiliari inglesi fino a una settimana fa”.

“Il 2012 sara’ per noi quello che fu il 2010 per la Grecia”. Con la differenza che nel nostro caso il default difficilmente sara’ pilotato, perche’ l’esecutivo e’ formato da euroburocrati pro moneta unica. “L’Italia e’ un paese gestito da un’oligarchia dei potenti. Da una parte Confindustria, grande industria che vive grazie all’aiuto dello stato, dall’altra la partitocrazia, gente che si e’ arricchita con il tempo”, dice Napoleoni citando anche il caso del Vaticano, che non paga l’Ici e tasse immobiliari varie dopo l’accordo stretto con Berlusconi.

Le misure che saranno messe in vigore con la supervisione dei poteri forti per implementare la manovra 2012-2014 da 60 miliardi varata dal precedente governo, non saranno sufficienti, tenuto conto della crescita anemica dell’Italia. Le stime quando e’ stata varata la scorsa manovra erano per un incremendo del Pil dello 0,6% nel 2012. Ora a giudicare dalle ultime previsioni cresceremo dello 0,1% o forse addirittura perderemo mezzo punto nel 2012, entrando in una fase di recessione (stime Ocse), ossia sei mesi di contrazione.

“Solo quando avranno l’acqua alla gola potrebbero fare una manovra di tali proporzioni (da 800 miliardi, NdR), ma a quel punto sara’ troppo tardi”. E intanto la “manovrina”, come la definisce Napoleoni, colpisce sempre i soliti: i piu’ deboli. “L’Ici e’ una tassa regressiva. Chi ha una casa sola e a stento riesce arrivare alla fine del mese non puo’ permettersela. L’Iva potrebbe arrivare gradualmente al 5% e contrarra’ i consumi e l’economia”.

Siamo di fronte a un problema senza soluzione, da una parte quello a breve del debito pubblico e da un’altra quello della crescita fiacca a lungo termine. Come far combaciare misure di austerita’ e investimenti in un paese che non cresce da 10 anni e che ha un rapporto debito Pil del 120%? Prima l’Italia viveva di surplus primario e i mercati erano propensi a prestare denaro. Ora tra gli effetti del contagio e il timore solvibilita’, l’Italia fa fatica a ripagare il suo debito.

Secondo l’autrice, tra gli altri, del libro “Il Contagio”, il punto cruciale sta proprio qui. “A febbraio 2012 sono in scadenza 25 miliardi di debito. “E l’Italia dove li trova?”, si chiede l’analista.” Poi ci sono tutte le altre scadenze. A quel punto chiederanno aiuto e a quel punto e’ finita. L’italia e’ in default”.

“Il paese ha bisogno di tanti soldi, 440 miliardi, e con le cedole che scadono non c’e’ da stare allegri. Se non salta per Natale, per Pasqua salta”, commenta laconica Napoleoni. “Il mercato fa quello che deve fare. Il fatto che le banche italiane sottoscrivano il debito e poi se lo vadano a rivendere alla Bce, ci dice che l’istituto di Francoforte sta sostenendo l’Italia e la Spagna” artificialmente.

L’Europa deve fare i conti con un problema strutturale di fondo: “Sia l’Italia che la Grecia e gli altri Piigs invece di metterlo in mano agli euroburocrati, il propri debito dovrebbe metterlo in mano a euroscettici che propongano politiche alternative”. Perche’ “chi ha il debito dovrebbe avere un certo potere in mano. Ma nell’area euro non e’ cosi'”.

UNICA VIA D’USCITA: UN’AREA EURO A DUE VELOCITA’ La crisi potenzialmente potrebbe fare cadere il mondo in una grande recessione, per questo bisogna trovare una soluzione al piu’ presto alla crisi del debito sovrano. Uscire temporaneamente dall’euro, e passare a una moneta unica a due velocita’, facendo una politica espansionistica e’ una possibilita’. Ma ci vuole tempo e dei nuovi trattati. “Da un lato avremmo il sud d’Europa e dall’altro un’Europa teutonica, governata da Germania, Olanda, Finlandia, Lussemburgo e Francia, che accogliera’ anche i balcani, il cui obiettivo sara’ quello di tenere basso l’euro”.

La Germania intanto guarda sempre piu’ a Est. Dopo l’accordo sul gas con la Russia, sta facendo affari nei paesi Baltici, come nuove frontiere di mercato. Di fatto “sta sostituendo gli affari che prima faceva con il sud d’Europa ora in crisi.

“Per la Germania l’Italia e’ solo un problema: e’ zavorra. Se hanno la possibilita’ di incamerare le repubbliche baltiche che gli tengono l’euro basso, perche’ si devono tenere I Piigs”? Chiede retoricamente Napoleoni. “Se il tedesco deve salvare l’Italia e’ solo per non fare saltare Deutsche Bank. Ma tanto vale salvare la DB direttamente. Costa molto meno”.

IL RUOLO DELLA BCE E LE CHIMERE EUROBOND, SALVATAGGIO FMI Tra le vie non percorribili Napoleoni cita il Quantitative Easing, che negli Usa comincia a funzionare. “Ma la Bce non la fara’ mai, perche’ la Germania e’ contraria: ha una paura folle dell’inflazione”, anche per questioni storiche. Anche gli Eurobond sono impensabili, visto il problema tecnico di integrazione fiscale: “Non hanno fatto l’armonizzazione dei bilanci. Esiste un protocollo internazionale delle imprese sui bilanci, ma non esiste per quanto riguarda i bilanci dello stato, che possono essere comparati tra loro”, spiega l’economista.

Se non hanno mai fatto questa armonizzazione e’ perche’ alcuni paesi, come la Grecia, continuano a falsificare i bilanci. “Se uno guarda a come vogliono usare il fondo di stabilita’, si nota che lo stanno facendo con dei derivati. Il mercato ha detto: voi non ve lo prendiamo al 30 ma al 20. Da 1.000 miliardi sono diventati 700”.

Quanto all’Fmi, non e’ credibile che utilizzi il 64% delle sue risorse per salvare un paese che contribuisce solo con il 3,1%. “Il Fondo non salvera’ mai l’Italia a questi prezzi, ha solo 600 miliardi di risorse”. Ma allora quale strada rimane? Solo quella della Lira. [ARTICLEIMAGE] “Un gruppo di avvocati sta lavorando a un piano B da giugno”, spiega Napoleoni citando un passaggio di un articolo pubblicato dall’analista politica sul superblog Cadoinpiedi. “Non si sa come avvera’ questo default, ma dobbiamo rassegnarci a un ritorno alla Lira. Nottetempo cambieranno l’euro in lire e il risparmiatore si ritrovera’ senza nulla”.

COME IN ARGENTINA, A MENO CHE NON SI PASSI PER DEFAULT PILOTATO Il nostro paese, insomma, “e’ destinato a far la fine dell’Argentina. I cittadini perderebbero pensioni e stipendio. Sarebbe una cosa tremenda. La cosa da fare sarebbe il default pilotato, ma questo governo non lo fara’. “Il fronte e’ compatto pro euro. Non si rendono conto della gravita’ e non hanno il polso della situazione del mercato”.

I mercati � vedi inversione della curva dei rendimenti � si attendono a breve un evento negativo straordinario. I tassi continuano a salire, creando una spirale da cui e’ impossibile uscire. “Ma la gente contina a pensare che si tratti solo di un problema di fiducia. Si tratta invece di un problema di soldi”. Che mancano. “Se non saltiamo a dicembre saltiamo a febbraio”, prevede l’economista.

In tutto questo caos, anche le notizie che arrivano dal fronte geopolitico non aiutano. L’escalation della crisi nucleare iraniana rischia di portare a una guerra. Non e’ piu’ un segreto che Israele prepara l’intervento militare. E dopo le ultime sanzioni contro la Reppubblica Islamica e l’assalto all’ambasciata britannica Teheran, anche Regno Unito e Iran sono ai ferri corti.

“Negli Anni 30 la situazione economica era la stessa”, ricorda Napoleoni, esperta di terrorismo e finanziamenti ai gruppi sovversivi. “La paura e’ che scoppiera’ una guerra come di solito avviene in periodi come questi. In ogni momento la situazione potrebbe sfuggere di mano. E’ cinico, ma una guerra di quell tipo paradossalmente sposterebbe l’attenzione. Il mercato obbligazionario cambierebbe radicalmente”.

Non resta che aspettare l’esito del summit dell’8-9 dicembre, sperando che non si traduca nell’ennesimo fallimento politico delle autorita’ europee. “Faranno proposte concrete ai Piigs – spiega Napoleoni – che si ritroveranno davanti a un bivio: se vorranno rimanere dentro l’Eurozona dovranno impegnarsi a raggiungere il pareggio di bilancio”, liberalizzare, flessibilizzare il mercato del lavoro, aumentare le entrate fiscali, ridurre le spese, etc.

“L’Italia dira’ di si – sottolinea Napoleoni – Ma a quel punto Germania e Ue vorranno vedere le riforme. E le misure faranno contrarre ancora di piu’ l’economia”. Come conseguenza il rapporto tra pil e debito salira’ ulterioremente, andando ad alimentare il circolo vizioso. “E’ una spirale da cui non usciamo”.

Approfondisci l’argomento sul sito di Wall Street Italia

kry
Scritto il 30 novembre 2011 at 23:27

balrock@finanzaonline,

Io non credo che ai tedeschi costi molto meno salvare DB. Se non ricordo male Taunus appartiene a DB,come mai non ne parla più nessuno? I debiti bancari sono finanziari con cosa li puoi ripagare, per i debiti di un paese almeno c’è qualcosa di materiale per cui poter sperare (PIL).

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