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Corea del Nord e Presidenziali Francesi: come reagiranno i mercati?

Scritto il alle 10:39 da Paolo Cardenà
esportare-denaro-allestero.jpgNella settimana appena iniziata (le borse europee lunedi sono state chiuse) i mercati tenderanno a concentrarsi maggiormente sulle questioni geopolitiche, oltre che sui dati macro in uscita.
Al netto di eventuali colpi di scena, la questione siriana potrebbe passare in secondo piano, mentre verranno valutate con maggior attenzione le elezioni presidenziali in Francia e la questione nord coreana.
In Francia, il primo turno è previsto per il 23 aprile, mentre il 7 maggio si voterà per il ballottaggio.
Gli ultimi sondaggi (da prendere con molta molta cautela) vedono Macron e la Le Pen al ballottaggio.
In tutte le ipotesi possibili per il secondo turno, le intenzioni di voto danno per sconfitta la Le Pen, con margini tali da assorbire anche l’errore statistico (se di errore si tratta). La Le Pen viene vista perdente anche contro Melenchon, il candidato di estrema sinistra protagonista, nelle ultime settimane, di una significativa rimonta. L’eventuale ballottaggio Le Pen – Melenchon (poco probabile, ad oggi, stando ai sondaggi) è quello che piacerebbe meno ai mercati.
Venendo alla Corea del Nord, la questione è assai delicata.

Contrariamente a quanto accadeva negli anni passati – quando il regime di Pyongyang era solito far alzare i missili per ottenere aiuti economici o umanitari e dunque i test missilistici erano più che altro un mezzo per ottenere tali aiuti – Kim jong-un sembra intenzionato ad affermare la Corea del Nord come “potenza nucleare”, in modo da conseguire uno status idoneo a garantirgli sicurezza e incolumità. Alcuni analisti di geopolitica sostengono che quanto appena affermato derivi dall’esperienza osservata con la destituzione di Saddam Hussein e Gheddafi, che prima sono stati indotti a disfarsi degli arsenali chimici e poi uccisi, appunto. La questione è assai delicata e complessa e gli Usa auspicano una soluzione diplomatica con la Cina in prima fila, in modo che la potenza asiatica possa far valere i buoni rapporti con Pyongyang. Ma il dubbio è che non è chiaro quanto e in che misura la Cina possa far valere la sua leadership con la Corea del Nord, dato che la deterrenza nucleare viene considerata da Kim jong-un come elemento di salvezza e di sopravvivenza.

Per contro un eventuale attacco preventivo degli Usa, difficilmente riuscirebbe a contenere la rappresaglia e la reazione di Pyongyang che potrebbe puntare i propri missili sulle città giapponesi e sulla Corea del Sud, dove sono presenti circa 30000 soldati Usa. E qui entra in campo ancora la Cina che, oltre a fornire la tecnologia e il know how per lo sviluppo dell’arsenale nord coreano, non potrebbe mai tollerare il collasso della Corea del Nord, dato che si troverebbe alle porte di casa una significativa presenza militare Usa. Cosa che, appunto, la Cina non può permettersi dato che verrebbero meno evidenti equilibri geopolitici nell’area. Equilibri che quindi passano per una Corea del Nord destinata a fare  da cuscinetto tra la potenza cinese e la presenza Usa a Seul.

In questo quadro, l’oro viene scambiato a 1284 Usd, il rendimento del bund tedesco è sceso ai minimi di metà novembre (0.18%), quello del treasury a 2.23% e il cambio euro/dollaro è stabile a 1.06; mentre il petrolio scambia a 52.47 usd e il brent a 55.15

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