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Imminente l’aumento delle imposte di successione e donazione

Scritto il alle 11:20 da Paolo Cardenà
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Come sapete e come ho spiegato diverse volte in questi pixel, dei cinque rischi capitali che potrebbero colpire i risparmiatori e di cui parlo da anni (codificando anche un protocollo di azione a difesa dei risparmi) ,  quello più concreto (dopo il bail-in delle banche) è dato dall’inasprimento delle imposte di successione e donazione.
A questo proposito, il blog ospita già molti articoli e molte analisi rivolte proprio a chi vuole farsi un’idea dello scenario che potrebbe delinearsi a seguito di un’eventuale riforma dell’imposizione successoria.
Questi ne sono alcuni:
L’Italia, da questa tipologia di tassazione incassa poco più di 600 milioni di euro all’anno. Un’inerzia a confronto di altri paesi europei.
Andando nel sito dell’Ocse è possibile fare un confronto, del gettito derivante da questa tipologia di imposizione, nei vari paesi europei.
I dati al 31 dicembre 2015, dicono questo:
Come vedete, l’Italia dall’imposizione delle successioni e donazioni ottiene un gettito quasi trascurabile, rispetto agli altri paesi europei.
Dato quanto sopra, fare una previsione su quanto l’Italia potrebbe estrarre da un’eventuale (e probabile) riforma della tassazione è un esercizio assai arduo. Tuttavia si dovrebbe tener conto che il privilegio riconosciuto all’Italia mal concilia con:

  • Lo stato di necessità dell’Italia;
  • L’ampiezza del debito pubblico del nostro paese, decisamente superiore a quello dei paesi considerati)
  • La ricchezza delle famiglie italiane, che è tra le più elevate al mondo.
Per farsi un’idea delle impellenti necessità di cassa dell’Italia, vale la pena citare alcuni fatti:
Ma questo è poca cosa.
  • Nel 2018 dovranno essere disinnescate le clausole di salvaguardia che valgono circa 20 miliardi di euro. La clausola di salvaguardia è la norma che prevedeva l’aumento automatico dell’Iva nel caso lo Stato non fosse riuscito a reperire le risorse pianificate. In generale è uno degli strumenti attraverso il quale un governo cerca di “salvaguardare” i vincoli Ue di bilancio dalle spese previste nella manovra. Dato che nel 2018 ci saranno le elezioni politiche (salvo elezioni anticipate) e che sarebbe politicamente non sostenibile aumentare l’Iva a ridosso della tornata elettorale, la mia sensazione è che, alla fine, troveranno una soluzione di compromesso e si cercherà di differire le clausole di salvaguardia (almeno in parte) nell’anno successivo.http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2017-03-08/-iva-e-cuneo-cosi-costo-manovra-sale-25-mld-211704.shtml?uuid=AEAILIk
  • La crescita dell’economia italiana, nonostante lo slancio, negli ultimi mesi, dell’economia globale, rimane debole e stagnante, certamente non in sintonia con le effettive necessità dell’Italia. Nel frattempo il debito pubblico continua a crescere (oggi è al 134% del PIL). Nonostante il ciclo economico favorevole e i fattori esterni che hanno offerto un significativo contributo alla crescita, l’Italia non è riuscita ad esprimere livelli di sviluppo economico soddisfacenti, idonei a piegare la traiettoria del debito pubblico che, mese dopo mese, rinnova i propri massimi. http://www.vincitorievinti.com/2017/02/la-folgorante-ripresa-dellitalia.html
  • Le manovre espansive della Bce tenderanno a ridursi e si attenueranno (fino a scomparire) gli effetti sul costo debito. L’Italia, proprio grazie alla politica monetaria della BCE, negli ultimi anni, ha potuto collocare debito pubblico a tassi bassissimi (addirittura negativi, per le scadenze brevi), con significativi riflessi in termini di costi per il servizio del debito (interessi passivi). Negli ultimi  mesi, complici la risalita del prezzo del petrolio e un contesto economico più vivace, l’inflazione dell’eurozona è tornata al 2%. Ciò implicherà che la Bce si farà sempre meno espansiva e quindi verrà meno il sostegno offerto al debito pubblico italiano. Di conseguenza il costo del debito crescerà e avrà riflessi sul traballante bilancio statale. http://www.vincitorievinti.com/2017/03/grafico-i-rendimenti-10-anni-in-alcuni.html
Quelle appena elencate sono solo alcune (non tutte) delle criticità che dovrà affrontare l’Italia prossimo (imminente) futuro. Data la scarsa volontà della classe politica a promuovere una forte azione di riqualificazione della spesa pubblica (al fine di non ledere interessi di parte e deteriorare il consenso elettorale), non resta che estrarre maggiori gettiti fiscali dalla platea dei contribuenti. Ma la tassazione, in quasi tutte le sue componenti, è già ai livelli massimi europei. Eccetto per l’imposta sulle successioni e donazioni, il cui livello qualifica l’Italia come un vero e proprio paradiso fiscale per questo genere di imposizione.
Se l’Italia dovesse riformare l’imposizione fiscale in tema di successioni e donazioni, magari avvicinandosi ai livelli della Francia (0.57% sul Pil, contro lo 0.04% dell’Italia, nonostante lo stato di necessità più elevato), potrebbe ottenere un gettito strutturale di circa 10 miliardi di euro e oltre. Un bel salasso per gli eredi e i donatari, ma anche una boccata di ossigeno per le casse statali.

 

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1 commento Commenta
draziz
Scritto il 22 marzo 2017 at 17:21

In realtà vi è un altro settore che, seppur già tartassato, contribuirà ancora a riempire le casse statali: l’immobiliare.
Il riordino/riforma nazionale del Catasto (e delle relative quote di prelievo) prima o poi arriverà e ci renderà molto più “uguali” all’estero.
L’estero: termine generico con il quale talvolta si viene paragonati a nazioni che agiscono ipoteticamente in maniera più virtuosa, spesso con prelievi e pretese di maggiori tasse, ma per le quali non si esprime mai l’effettiva equità dello stato sociale e dei servizi resi alla popolazione a fronte degli onerosi prelievi.
All’estero lo fanno, quindi fanno bene. Fanno bene tante cose, quindi tassano anche bene…
Peccato che in Italia si resti sempre indietro.
Mi risulta, ad esempio, che all’estero gli stipendi per incarichi quali Sindaco di capoluogo, Presidente della Repubblica, Parlamentare, siano più bassi di quelli che abbiamo in questo “grande” Paese…
Parificheranno anche questi?

L’Imposta di Successione tra genitori e discendenti diretti (figli) è solamente una forma di appropriazione indebita, una grassazione bella e buona.
Quello che viene ereditato dai figli, al momento della morte di un genitore, sono beni o sostanze che sono già stati sottoposti a tassazione ed imposta sul valore aggiunto nel momento della loro formazione o acquisto/cessione durante la vita del genitore.
Le persone che fanno parte del nucleo famigliare hanno di fatto già visto ridotte, da tasse ed imposte, le disponibilità economiche della famiglia stessa, spesso con riflessi negativi sullo stile di vita dei membri che la compongono.
Per togliervi il sorrisino dall’angolo della bocca: magari occorrerà fare un distinguo tra grandi patrimoni e beni di persone comuni, così classificate in base ai redditi.

Il riordino della spesa pubblica e della sua qualità è prioritario, prima ancora del prelievo.
Nel momento in cui ciò non avviene ecco sì che ci avviciniamo ad eclatanti esempi esteri:
quelli di alcune dittature o repubblichette centroafricane…

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