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Pessimo inizio per la produzione industriale italiana

Scritto il alle 12:10 da Paolo Cardenà
oil350_542efe3f596a8Prima di andare a vedere cosa ha comunicato l’Istat, a proposito della produzione industriale nel mese di gennaio, vale la pena dare un’occhiata a questi due grafici che ho aggiornato fino a tutto il 2016.
E’ un grafico che confronta l’andamento della produzione industriale in Germania, area euro (a 19 paesi) e Italia, ponendo come base 100 il primo trimestre del 2000.
A proposito dell’Italia, più che il tracollo connesso alla crisi del 2009 e 2012, ciò che salta all’occhio è la dinamica della produzione,  in perfetta sintonia con uno scenario di desertificazione del tessuto industriale italiano.
La Germania ha recuperato i livelli precedenti la crisi, anche se la tendenza rimane stagnante.
L’area euro, che aggrega le dinamiche dei diversi paesi appartenenti alla moneta unica, ha anch’essa una dinamica stagnante ed è ben ldistante dai livelli precedenti alla crisi.
Il grafico successivo confronta la variazioni trimestrali della produzione industriale in Italia (linea blu scala destra) con la variazione del Pil rispetto all’anno precedente (colonne rosse scala destra)

Perché questo grafico?
Perché l’Istat ha fatto sapere che la produzione industriale, nel mese di gennaio  è diminuita del 2.3% rispetto a dicembre 2016. Nella media del trimestre novembre-gennaio l’indice aumenta dello 0,5% rispetto al trimestre immediatamente precedente.
Corretto per gli effetti di calendario, a gennaio l’indice diminuisce in termini tendenziali dello 0,5% (i giorni lavorativi sono stati 21 contro i 19 di gennaio 2016).
L’indice destagionalizzato mensile presenta una sola variazione congiunturale positiva nel comparto dell’energia (+3,1%); diminuiscono invece i beni strumentali (-5,3%), i beni intermedi (-3,4%) e i beni di consumo (-1,6%).
In termini tendenziali gli indici corretti per gli effetti di calendario registrano, a gennaio 2017, un aumento marcato nel comparto dell’energia (+14,4%); diminuzioni segnano invece i beni strumentali (-6,2%) e, in misura più lieve, i beni di consumo (-1,9%) e i beni intermedi (-1,4%).
Per quanto riguarda i settori di attività economica, a gennaio 2017 i comparti che registrano la maggiore crescita tendenziale sono quelli della fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria (+17,1%), della produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+12,7%) e della fabbricazione di prodotti chimici (+2,1%). Le diminuzioni maggiori si registrano nei comparti delle altre industrie manifatturiere, riparazione e installazione di macchine ed apparecchiature (-9,5%), dell’industria del legno, della carta e stampa (-8,5%) e dell’attività estrattiva (-5,9%).
Insomma, un pessimo inizio anno per l’industria italiana

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1 commento Commenta
draziz
Scritto il 17 marzo 2017 at 12:40

Ottimo!
Grazie per la conferma.

Come cittadino medio avvertivo la puzza delle fandonie propinate da TV, quotidiani e palloni gonfiati dalle più svariate forme…

Come imprenditore mi domando: se non vivessi in Italia ma fossi un’imprenditore straniero quale potrebbe essere l’attrattiva per insediarmi nel “Bel Paese”?
Allo stato attuale esiste?

Come destinatario delle riforme di questo Parlamento, che mostra sempre di più un QI inferiore alle aspettative (ma si sa: l’uomo della strada è perennemente populista…), scopro che per pagare le ripetizioni di mio figlio o il lavoro saltuario estivo di uno studente maggiorenne da ieri sarò fortemente tentato di mandare aff…tutta la teoria sull’onestà del contribuente e sul pagamento delle tasse anche per piccoli importi.
Una vicenda quella dei voucher che si commenta da sola, anzi si commenterà nei minori introiti…

Come possiamo aumentare la produzione industriale se la partecipazione alla creazione di ricchezza viene impedita finanche dal basso e quel poco che esiste è falcidiato da tasse e contributi che servono a garantire situazioni preesistenti di acclarata iniquità?

Insisto, non vedo attrattive ad avviare attività produttive in questa nazione.

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