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La pesante eredità del Governo Renzi e l’ Italia fanalino di coda dell’Europa

Scritto il alle 11:35 da Paolo Cardenà

Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, durante la cerimonia inaugurale della Fiera del Levante a Bari, 13 settembre 2014. ANSA/LUCA TURI

Come di consueto ho provveduto ad aggiornare l’ormai celebre (e mitico) grafico sulla crescita del Pil dei paesi del G7 e Eurozona (a 19 Paesi). I dati riportati nel quarto trimestre del 2016, nella maggior parte dei casi, sono quelli relativi alla prima lettura del Pil. Pertanto il grafico verrà ulteriormente aggiornato nelle prossime settimane, con i dati definitivi. Per quanto riguarda il Canada, il dato sul Pil del quarto trimestre verrà comunicato nelle prossime settimane. Quindi, successivamente, procederò ad un aggiornamento complessivo.

Per gli ultimi arrivati, è utile ricordare che si tratta della performance del PIL dei paesi considerati, ponendo come base 100 il primo trimestre del 2008.

Tutti i paesi sono tornati sopra i livelli precedenti la crisi (perfino l’Area euro a 19 paesi). Tutti tranne l’Italia, che naviga ancora nell’abisso. 

Ora, come potete vedere,  la grande recessione è finita nel secondo trimestre del 2009, e quindi, gli altri paesi, sono almeno 8 anni che crescono. Un ciclo abbastanza maturo, ma che continua a trovare slancio (negli ultimi mesi si è assistito ad un’accelerazione della ripresa globale)

L’Italia, secondo il governo (Renzi), sarebbe dovuta essere “la locomotiva dell’europa“.

Nulla di più infondato.

L’eredità lasciata dal governo Renzi è assai pesante, soprattutto per via della pessima qualità della spesa (fatta a debito) che, nonostante l’espansione globale e condizioni esterne eccezionalmente favorevoli, non ha consentito all’Italia di conseguire un livello di crescita soddisfacente.

Ieri la Commissione Europea ha pubblicato le previsioni economiche d’inverno  per il 2017, che indicano per la zona euro una crescita del PIL pari all’1,6% nel 2017 e all’1,8% nel 2018, leggermente rivista al rialzo rispetto alle previsioni d’autunno (1,5% per il 2017 e 1,7% per il 2018) in virtù di risultati migliori del previsto nella seconda metà del 2016 e di un avvio del 2017 piuttosto vigoroso.

Per la prima volta dal 2008 le previsioni della Commissione prospettano una crescita economica in tutti gli Stati membri dell’UE per tutto il periodo di previsione (2016, 2017, 2018). Anche gli Stati membri più colpiti durante la recessione dovrebbero aver ripreso il cammino della crescita lo scorso anno.

Fanalino di coda della ripresa è proprio l’Italia che viene accredita ad un livello di crescita dello 0.9% per il 2017 e dell’1.1% per il 2018.

Come avete potuto  leggere in questo blog, date le criticità strutturali dell’Italia (alto debito, elevata disoccupazione, fragilità del sistema bancario eccetera eccetera) cosa accadrà al prossimo rallentamento o alla prossima recessione, dato che gli spazi fiscali per l’Italia sono del tutto preclusi e i fattori esterni favorevoli (Tassi, euro debole, Bce espansiva) non saranno eterni?

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