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Salvataggio Monte dei Paschi: era l’unica possibilità

Scritto il alle 10:50 da Paolo Cardenà
montedeipaschi-esternobanca450.jpgRelativamente al salvataggio di Mps, ad integrazione dei due post precedenti (QUESTO e QUESTO), vale la pena chiarire alcuni aspetti desumibili dal comunicato stampa emesso dal Governo dopo il Consiglio dei Ministri svoltosi nella notte.
Come detto il decreto prevede la garanzia statale per rafforzare la capacità della banca di approvvigionarsi di liquidità (l’intervento era già stato autorizzato dalle autorità europee lo scorso luglio):

 Il Tesoro potrà rilasciare alle banche che lo chiedono una garanzia su nuove obbligazioni da emettere, a fronte del pagamento di una commissione. Grazie alla garanzia pubblica, le obbligazioni emesse dalle banche presenteranno per il sottoscrittore il grado di rischio dello Stato e non quello della banca emittente. In questo modo le banche potranno avere accesso al mercato anche se sottoposte a tensioni e reperire le risorse finanziarie di cui avessero bisogno a condizioni analoghe a quelle dello Stato italiano. L’accesso alla liquidità potrà essere assicurato anche attraverso un altro tipo di garanzia statale, sui finanziamenti di emergenza che la Banca d’Italia erogasse per fare fronte alla crisi di liquidità di una banca (cosiddetta ELA – Emergency Liquidity Assistance). Le condizioni di rilascio delle garanzie sono state concordate preventivamente con la Commissione europea.

Il secondo perimetro di intervento del decreto riguarda il rafforzamento patrimoniale delle banche in difficoltà:

Le banche che solo nello scenario avverso di una prova di stress presentino una carenza patrimoniale possono chiedere una ricapitalizzazione precauzionale da parte dello Stato. Per beneficiare dell’intervento pubblico la banca sarà tenuta a preparare un programma di rafforzamento patrimoniale da sottoporre all’approvazione della Banca Centrale Europea. La misura di ricapitalizzazione precauzionale permetterà di portare avanti il progetto di ristrutturazione e messa in sicurezza della banca che lo richiede.

In conformità al quadro normativo europeo sulla gestione delle crisi e sugli aiuti di Stato, l’intervento di ricapitalizzazione precauzionale non comporta in questo caso l’avvio di una procedura di risoluzione, né l’applicazione delle disposizioni sul cosiddetto bail-in (ovvero la ricostituzione del patrimonio anche attraverso l’azzeramento dei crediti di alcune specifiche categorie). L’intervento pubblico comporta la conversione delle obbligazioni subordinate in azioni della banca.

Quindi, in caso di fallimento degli stress test, le banche possono richiedere un intervento precauzionale da parte dello Stato. La misura è dunque rivolta solo alle banche che sono ancora solvibili (per quelle non solvibili rimane la risoluzione e il bail-In ), ma che hanno mancato lo stress test.
L’intervento dello Stato presuppone comunque la conversione di obbligazioni subordinate in azioni della banca, secondo il principio della condivisione dei rischi.
Le condizioni della conversione delle obbligazioni subordinate in azioni sono determinate con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, su proposta della Banca d’Italia, da pubblicare in Gazzetta Ufficiale. Nel caso della Banca Monte dei Paschi di Siena le condizioni sono determinate nel decreto legge: 

–   la conversione delle obbligazioni Tier 1 – sottoscritte per lo più da clientela istituzionale – avverrà a un valore corrispondente al 75 percento del valore nominale; 

–    la conversione delle obbligazioni Tier 2 – sottoscritte per lo più da clientela retail – avverrà a un valore corrispondente al 100 percento del valore nominale. 

Dato che non è inverosimile pensare (anzi è probabile) che gli investitori istituzionali abbiano in portafoglio anche le obbligazioni Tier  2, è ipotizzabile pensare che la differenza di trattamento tra le due categorie di obbligazioni risieda proprio nelle differenti caratteristiche e garanzie offerte dai titoli.
E qui è bene ricordare cosa sono e quali caratteristiche hanno le obbligazioni subordinate.
La tabella, tratta dal sito della Borsa Italiana, ci aiuta a comprendere.
La terza questione che il decreto affronta è lo schema di tutela dei risparmiatori.
Il decreto legge contempla la possibilità che la banca interessata da una ricapitalizzazione precauzionale da parte dello Stato, che comporta la conversione delle obbligazioni subordinate in azioni, offra obbligazioni non subordinate in cambio delle azioni frutto della conversione. Il Tesoro può acquistare tali azioni. 

Al termine della procedura di compensazione orientata a tutelare i risparmiatori, coloro che inizialmente detengono obbligazioni subordinate si troverebbero quindi a possedere obbligazioni non subordinate.

Lo schema di compensazione in sintesi:
1.      La banca propone di scambiare le azioni frutto della conversione delle obbligazioni subordinate con obbligazioni non subordinate di nuova emissione.
2.      Il Tesoro acquista le azioni scambiate con le obbligazioni non subordinate di nuova emissione. 
Il riacquisto delle azioni frutto della conversione dalle obbligazioni subordinate ha lo scopo di prevenire liti giudiziarie connesse alla commercializzazione delle obbligazioni stesse. 
Ed è qui che si nascondono gli aspetti più opachi di tutta la procedura, che dovranno essere chiariti nel decreto. Le questioni carenti di risposta sono molteplici e toccano cari aspetti.
Ad esempio, nel comunicato si parla, in generale,  di ristoro dei risparmiatori, non facendo alcuna distinzione tra coloro che sono (ed erano) consapevoli del rischio connesso all’investimento in determinati strumenti di rischio e coloro con una profilatura non adeguata a questi titoli. Quindi, se dovesse prevalere i ristoro a favore di tutti, non si configurerebbe qualcosa di simile agli aiuti di stato, censurati dalla UE? Che poi sarebbe discriminatorio nei confronti dei molti obbligazionisti non ristorati dalle perdite subite con la risoluzione delle 4 banche dello scorso anno. O pagherebbero solo gli istituzionali che hanno investito in subordinati? Questo, eventualmente, non potrebbe determinare potenziali contenziosi, proprio per il carattere discriminatorio dell’operazione?
E poi, ancora: La procedura prevede che siano convertite in azioni le obbligazioni subordinate. il ristoro avverrebbe assegnando obbligazioni senior ai possessori di azioni.
-Quali caratteristiche avranno le obbligazioni? Quale tasso?
– A quale prezzo saranno convertite le obbligazioni in azioni? E i vecchi soci, che diluizione subiranno? Subiranno l’azzeramento? Come verranno gestite le posizioni di coloro che hanno acquistato sul mercato secondario obbligazioni sotto la pari, a prezzi molto bassi (es: acquisto a 55)? saranno rimborsati a 100? O il ristoro riguarda solo i possessori di obbligazioni acquistate in fase di collocamento?
Quelle appena accennate in modo non esaustivo, sono tutte questioni aperte e in attesa di risposta. Di conseguenza, sarà necessario ritornare sull’argomento non appena di avranno elementi più definiti.
Per concludere, vi dico cosa penso dell’operazione (per quel che è possibile pensare in questo momento):
La freddissima risposta ricevuta dal mercato nell’aumento di capitale di MPS è la conferma che si è è ormai giunti all’appuntamento con il destino. La fretta con cui il governo sta (tardivamente e colpevolmente) cercando di correre ai ripari è espressione del fatto che, per lungo tempo, è stato sottovalutato il potenziale rischio derivante da alcuni strati (ampi strati) del sistema bancario italiano. Sarebbe assai illusorio credere che il caso MPS, per quanto grave, sia l’unico vero problema. Non si tratta di una semplice bocciatura di una banca, ancorché la terza del paese, ma di qualcosa di ben più profondo e pericoloso: la sfiducia nei confronti dell’intero sistema Italia che, al momento, è ancora tenuto in vita dalla Bce. Ma non in eterno.
Urlate pure per i venti miliardi di debito pubblico aggiuntivo che servono per dare una “rattoppata” alle banche italiane. Ne avete tutto il diritto.

Ma dovete sapere che dall’inizio della crisi il debito pubblico è salito di oltre 600 miliardi di euro, ossia più di un terzo dello stock totale di allora. Quindi venti miliardi in più, per dare una sistemata alle banche italiane e garantire (per il momento) la stabilità finanziaria, è poca cosa. Saranno sufficienti? Secondo me no, ma lo scopriremo solo vivendo.

Inoltre, se urlate é perché non immaginate le conseguenze dell’alternativa, che peraltro non esiste, date le metriche di capitale di cui le banche hanno bisogno.
È una mossa sbagliata da parte del governo? Secondo me no, ma è molto tardiva e, dato il deterioramento del quadro di riferimento, è l’unica possibile. L’inerzia dei mesi (e anni) scorsi ha determinato un conto decisamente più salato, oltre al danno (immenso e non quantificabile) derivante dalla perdita di fiducia.
Ma se urlate perché non vi piace il prezzo della “pace”, pur avendone pieno diritto, è perché non conoscete il costo della “guerra”.

Non c’erano e non ci sono alternative effettivamente praticabili, senza determinare costi decisamente superiori. Piaccia o meno, la realtà è questa.

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1 commento Commenta
orzobimbo
Scritto il 27 dicembre 2016 at 17:33

La BCE ha chiesto di passare da 5 a 8,8 miliardi di adc……a che prezzo saranno riammesse le azioni ? Dopo questo restailing vale la pena investirci ?

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