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Referendum, salvataggio MPS e uscita dall’Euro: dilettanti al lavoro

Scritto il alle 14:10 da Paolo Cardenà
banche_italiane_stress_test.jpgPer l’aumento di capitale di Unicredit si parla di 13/18 miliardi di euro, e prendono sempre più consistenza le voci secondo le quali si starebbe studiando la conversione volontaria (?) di obbligazioni subordinate. Per salvare Mps, di miliardi, ne occorrono 5. E saliamo a 23 mld. Io ne avevo ipotizzati circa una cinquantina per mettere in sicurezza le banche italiane. Se prendete carta e penna, vedrete che i conti tornano. E sono multipli che il mercato difficilmente riuscirebbe ad assorbire. Anzi, non ce la farebbe proprio. Non allo stato attuale. Diciamo che è una potenza di fuoco che solo uno Stato (sufficiente robusto) potrebbe permettersi. Sul tema leggi Prima che arrivi una crisi bancari seria.
Ma i malanni, come si dice, non vengono mai soli.
Come segnala Investire Oggi Anche i bond senior delle banche potrebbero essere inclusi in un eventuale bail in bancario. Fino a ieri si pensava che questa categoria di titoli emessi dalle banche fossero immuni da eventuali operazioni di salvataggio delle banche, ma dal prossimo anno qualcosa potrebbe cambiare.

La Commissione Ue ha intenzione di proporre la creazione di una nuova classe di titoli, a metà strada tra bond subordinati e senior, che le banche dovranno accumulare per mettersi in linea con le normative collegate con il bail-in. Secondo le regole internazionali (Tlac, valide solo per i big globali) ed europee (Mrel) – scrive MF – gli istituti di credito devono dimostrare di avere sufficiente capacità di assorbire le perdite in caso di crisi e quindi di avere passività svalutabili per il bail-in. La proposta della Commissione sarà presentata oggi nell’ambito della revisione della direttiva Brrd sulle risoluzioni bancarie assieme alle nuove normative che modificano il regolamento Crr e la direttiva Crd4.Con la riforma che la Ue si accinge ad approvare, però, anche i bond senior potrebbero venire coinvolti in un potenziale bail in. In che misura e in che modo è ancora tutto da vedere. Per ora si sa solo che – come ha detto il vice presidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis – sarebbero già pronte nuove regole europee per le banche che hanno obiettivo ridurre i rischi per facilitare il  negoziato sulla garanzia unica dei depositi.

Tuttavia, per quanto riguarda  l’Italia nello specifico, una società di consulenza – scriveva Il Sole 24 Ore – aveva sviluppato una simulazione completa sui bilanci di tutte le banche italiane a inizio 2016, Bcc comprese. Ebbene: l’esito di questa proiezione è abbastanza che confortante. Il primo dato che emerge dalle simulazioni di una maxi-svalutazione (e del conseguente potenziale bail-in) è che nessun conto corrente, in nessun caso, anche sopra i 100mila euro, verrebbe toccato. Il secondo punto è che anche le obbligazioni bancarie senior, che in buona parte sono nelle tasche di molte famiglie italiane, non rischiano sostanzialmente nulla. La terza conseguenza è che l’impatto sul capitale degli istituti sarebbe sì rilevante, visto che la svalutazione lorda dei crediti ammonterebbe a poco più di 35 miliardi per l’intero sistema. Ma il fabbisogno di capitale che si verrebbe a creare (14 miliardi di euro) sarebbe gestibile con perdite per azionisti e una conversione parziale (ma non una svalutazione) solo delle obbligazioni più rischiose, ovvero gli Additional tier 1 e i bond subordinati.

Poi c’è il discorso referendum. Che merita qualche considerazione aggiuntiva. Solo a uno stato governato da dilettanti sistemici è riconosciuto il “privilegio” di declassare il momento più alto di una democrazia (cioè il referendum, a maggior ragione se ha ad oggetto una materia così importante) a una mera battaglia tra tifoserie di opposte fazioni, come se fosse la finale di un torneo di calcetto organizzato dalla parrocchia.
Detto questo, al netto di un’improbabile,robusta vittoria del SI, Renzi ne uscirà con le ossa rotte. Anche se il SI dovesse vincere di misura, che è circostanza per nulla impossibile.
Se dovesse vincere il NO, a mio parere, si aprirebbe la strada per un nuovo governo di “scopo” che, nel giro di qualche mese, dovrà dare vita a una nuova legge elettorale. Quindi si tornerebbe alle urne il prossimo anno. Il lasso temporale appena ipotizzato, sarà utilizzato anche per disinnescare l’avanzata del M5S.
Il salvataggio del Monte Paschi, l’aumento di capitale di Unicredit (oltre alle questioni spinose delle due banche venete, di Carige ecc. ecc) sono eventi che si inseriscono in un ambiente abbastanza complesso, come quello appena delineato. Un ambiente certamente poco favorevole anche per via dei bassi tassi di crescita che l’Italia esprime. L’affermarsi del NO, sarebbe percepito dai mercati (a torto o a ragione, non è questo il punto) come un’ulteriore evidenza dell’incapacità di riformare questo paese. Di conseguenza gli investitori sarebbero meno disposti ad investire in Italia.
Non concordo con quanto affermato dal Financial Times sul fatto che, in caso di vittoria del NO, l’Italia sarebbe costretta ad abbandonare l’euro.
In Italia non esiste una forza e una leadership politica capace di traghettare il paese fuori dalla zona euro. Non mi risulta nemmeno che esista un consenso sufficientemente ampio. E, ammesso che ve ne sia, non è detto chi dovesse trovarsi a governare questo processo, sarebbe capace di finalizzare l’opera. TSIPRAS  docet. Queste condizioni (indispensabili) non esistono oggi e, verosimilmente, non esisteranno nemmeno nei prossimi anni.
Quindi, mettevi l’anima in pace, perché l’Italia, nella migliore delle ipotesi, eventualmente, si troverà a subire l’uscita dall’euro di qualche altro paese, anziché governare essa stessa l’abbandono. Con tutte le conseguenze del caso.
La mattanza continuerà. Spero il meno possibile.

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