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BREXIT: Quanto si sono impoveriti realmente gli Inglesi?

Scritto il alle 13:42 da Paolo Cardenà

brexitIl grafico che vedete in seguito rappresenta la performance dell’indice FTSE100 della borsa di Londra, da inizio anno. Il grafico, ottenuto normalizzando a 100 i valori, è espresso in valuta locale.

Come potete vedere, a seguito del referendum del 23 giugno, l’indice scende circa 5 punti percentuali, salvo poi recuperare nei giorni successivi, fino a superare abbondantemente i livelli di inizio anno (a dire il vero siamo sui massimi di novembre 2015).

Secondo l’opinione di alcuni commentatori, gli inglesi, per via dell’esito del referendum, risulterebbero più poveri, nonostante la performance dell’indice FTSE100 che, come abbiamo detto, ha riassorbito del tutto lo shock causato dall’esito referendario. Questa tesi si fonda sul fatto che, nonostante la performance positiva della borsa di Londra, la sterlina inglese, avendo subito una svalutazione nei confronti dell’euro, del dollaro e di altre valute, vanifica la performance registrata dall’indice, restituendo un risultato negativo tale per cui gli inglesi risulterebbero più poveri rispetto al giorno prima del referendum.

Infatti, osservando il grafico che segue, da inizio anno, la sterlina ha perso circa il 13% sull’euro.

Di conseguenza, mettendo insieme le due cose, otteniamo il grafico che rappresenta la performance dell’indice FTSE 100 espressa in euro, dal quale emerge che l’indice (in euro) perde circa il 8% da inizio anno.

Quindi, è vero che gli inglesi sono più poveri?

La risposta è: DIPENDE.

Parlare di svalutazione di una moneta senza considerare da quale punto di osservazione si valuta l’evento, è fuorviante e induce ad errore. Mi spiego:

Se un inglese amante del mare, oggi, dovesse comprare una casa a Brighton, questa, al netto della variazione dei prezzi immobiliari,  costerebbe esattamente ciò che sarebbe costata prima del Brexit o a inizio anno. Quindi, dal punto di vista di un inglese che vive e spende i soldi in Gran Bretagna, la svalutazione della sterlina è del tutto indifferente, trascurando gli effetti derivanti dagli eventuali rincari dei prodotti importati.

Contrariamente, se lo stesso inglese dovesse comprare una casa in un paese della zona euro o in un altro paese verso il quale la sterlina si è svalutata, l’investimento, sempre al netto della variazione dei prezzi immobiliari, sarebbe più oneroso per via della svalutazione patita. Per lo stesso ragionamento, un abitante dell’eurozona che a inizio anno avesse acquistato un titolo di stato della Gran Bretagna (quindi espresso in Gbp), al netto della variazione di prezzo del titolo, oggi si troverebbe con un capitale diminuito di circa il 13%.
Mentre un inglese che avesse investito in un titolo di stato della Germania, della Francia o dell’Italia, oggi avrebbe visto aumentare il suo investimento per via della rivalutazione dell’euro sulla sterlina. Di conseguenza un inglese che avesse comprato l’indice Ftse 100 a inizio anno, oggi avrebbe avuto un profitto di quasi il 5% (grafico 1)

Questo, per dirvi che il concetto di svalutazione/rivalutazione è qualcosa di molto relativo e non può essere valutato senza considerare da quale prospettiva si  osserva l’evento.

Ciò chiarito, come sapete, l’euro, negli ultimi due anni, si è svalutato di circa il 30% nei confronti del dollaro. Personalmente, non mi sento affatto impoverito da questo evento e se qualcuno dovesse sentirsi più povero rispetto a due anni fa, di certo le motivazioni andrebbero ricercate altrove. Anzi, la svalutazione dell’euro è stata salutata da tutte le istituzioni finanziarie internazionali (Fmi, Ocse, World Bank) come una manna dal cielo per la nostra economia, tant’è che tutte le previsioni di crescita del nostro paese (e non solo) attribuiscono all’euro debole un contributo rilevante alla crescita economica.

Che poi, gli stessi osservatori che sostengono che gli inglesi si sono impoveriti per via della svalutazione che sterlina, sono gli stessi che plaudono alla svalutazione dell’euro.

Per concludere, vi segnalo il grafico che segue, nel quale viene rappresentato il confronto tra la performance della borsa di Londra (espressa in Gbp, +5%) e quella italiana (-25%), ovviamente espressa in euro (che si è svalutato del 30% sul dollaro). Chi si è impoverito?

 

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