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INASPRIMENTO DELL’IMPOSTA PATRIMONIALE E DI SUCCESSIONE?

Scritto il alle 09:35 da Paolo Cardenà
Risparmio_5.jpgCome ho spiegato nell’intervista pubblicata su Investire Oggi (ne suggerisco la lettura QUI), lo stato dei conti pubblici è e rimane in equilibrio precario. Tanto più precario se si considerano le nubi che si stanno addensando nel contesto globale, che rischiano di minacciare e incidere significativamente sulle prospettive di crescita che il governo, come avviene ritualmente ormai da molti anni, interpreta in modo eccessivamente ottimistico.
Quindi, la previsione di un Pil a +1.6% nel 2016 (dato desumibile dalla nota di aggiornamento al Def dello scorso settembre) è già ampiamente superata e la minore crescita impatterà anche sui conti pubblici.
Inoltre, già  nella legge di stabilità  per il  2015 furono inserite delle clausole di salvaguardia, che sono delle clausole automatiche a salvaguardia, appunto, dei saldi di finanza pubblica,  qualora risultassero inferiori alle previsioni. In buona sostanza, altro non sono che delle garanzie volte ad  assicurare il raggiungimento  dei target di bilancio. Target necessari per sterilizzare gli effetti delle manovre di respiro fiscale (es Bonus Renzi) volute dal Governo Renzi per lo più per  accaparrarsi consensi, con discutibili risultati sul piano economico, ma differendo in avanti il conto per i contribuenti, nella speranza che nel frattempo fosse sopraggiunta un’improbabile ripresa robusta. Fatto è che, come detto, queste clausole valgono 30 miliardi di euro e riportarle a nuovo per i prossimi esercizi, tenendo indenni i contribuenti, rischia di essere un esercizio assai arduo, se non impossibile, soprattutto se il rallentamento dell’economia dovesse essere confermato dai prossimi dati.
Le cose stanno andando talmente bene al punto che sta prendendo sempre più piede l’ipotesi di un’imposta patrimoniale sulla ricchezza degli italiani.
Parlare di patrimoniale è cosa assai difficile e complessa, ma sul blog sono ospitati numerosi articoli sul tema.
Occorre comunque convergere sul fatto che ogni forma di tassazione ulteriore a quella esistente, già ai limiti dell’esproprio, è una forma di rapina ulteriore perpetrata da uno stato predatore che tende a saccheggiare la ricchezza e i diritti di persone oneste.
Detto ciò, estrarre gettiti di centinaia di miliardi di euro come incautamente suggerito da alcuni (ad esempio l’ex ministro Barca – Leggi: Ve lo stanno dicendo in tutti i modi) significa sapere nulla sulla connotazione della ricchezza degli italiani e non conoscere i numeri.
E poi, c’è da dire che la patrimoniale è politicamente poco sostenibile, in quanto trattasi di una misura fortemente impopolare. Ecco quindi che, secondo me, qualora dovesse presentarsi la necessità, è verosimile attendersi che prima agiranno sull’inasprimento feroce dell’imposta di successione, dando in pasto all’opinione pubblica che nel contesto europeo, sotto questo punto di vista, l’Italia è considerata come un paradiso fiscale, e quindi è necessario adeguarsi agli standard europei.
A proposito: vi ricordate come fu inasprita l’imposizione sulle “rendite finanziarie”? Leggi: I risparmi ai tempi del colera
Ecco, più o meno così. Quindi, essendo l’inasprimento dell’imposta di successone politicamente più sostenibile rispetto alla patrimoniale, penso proprio che, in caso di necessità, la prima leva sulla quale agiranno sarà proprio l’imposta di successione, inasprendo le aliquote e riducendo ferocemente la franchigia. Anche perché, le entrate derivanti dall’imposta di successione sono strutturali (prima o poi tutti dobbiamo morire), contrariamente a quelle di una patrimoniale una tantum.
Infatti, Milano Finanza dedica un articolo a questa possibilità, che si sta facendo sempre più concreta:

Inasprimento fiscale in vista sul fronte delle successioni. Negli ultimi giorni gli studi legali sono indaffarati nel consigliare i clienti su come muoversi nel caso di un aumento delle aliquote. Fonti ben informate riferiscono infatti che il governo Renzi sta mettendo mano alla riforma della normativa sulle successioni, di cui tanto si è discusso in passato senza però mai arrivare al varo di una modifica.Roberto Lenzi (studio Lenzi e Associati), in particolare, ha segnalato a MF-Milano Finanza che «il governo sta lavorando a un incremento delle aliquote tuttora in uso e a una riduzione delle attuali franchigie, tranne che per le successioni in linea retta (per esempio padre-figlio, ndr), per le quali potrebbero essere mantenute franchigie non superiori a 300-400 mila euro.
Sembra anche che questa possibile manovra non riguardi i titoli di Stato né le polizze Vita, ma nulla è davvero ancora chiaro».Anche Giulio Andreani senior advisor di Dla Piper, segnala movimenti su questo fronte. «Sembra che a Roma si stia lavorando sulla base di una proposta di legge che era stata presentata da un gruppo di deputati più di un anno fa», ha detto a MF-Milano Finanza, «e che prevedeva un abbassamento delle soglie di franchigia, un incremento delle aliquote sino alla soglia di 5 milioni di euro di valore dei beni ereditati e addirittura l’aumento delle aliquote relative ai patrimoni superiori a 5 milioni di euro, in misura variabile dal 21 al 45% a seconda del grado di parentela».

La proposta a cui fa riferimento Andreani (n. 2830/2015) è quella presentata nel gennaio 2015 dai deputati di Sinistra Italiana-Sinistra Ecologia Libertà Giulio Marcon, Giorgio Airaudo, Celestina Costantino, Gianni Melilla, Marisa Nicchi, Giovanni Paglia, Erasmo Palazzotto, Annalisa Pannarale, Antonio Placido, Lara Ricciatti e Mario Sbrena. La proposta di legge prevedeva di sostituire, rimodulandole, le attuali aliquote, abbassando la franchigia dall’attuale 1 milione di euro a 500 mila euro per coniugi e parenti in linea retta e innalzando l’imposizione fiscale dal 4 al 7% per il coniuge e i parenti in linea retta, dal 6 all’8% per i fratelli e le sorelle (con franchigia invariata a 100 mila euro), dal 6 al 10% su tutti i beni ereditati per i parenti fino al quarto grado e affini in linea retta e dall’8 al 15% su tutto il valore ereditato da altri soggetti. Si prevedeva anche di apportare le stesse modifiche alle aliquote relative all’imposizione sulle donazioni. Inoltre si prevedeva che per un’eredità superiore a 5 milioni di euro l’imposizione fiscale ordinaria venisse triplicata. Il che significa che per coniugi e figli l’aliquota salirebbe al 21%, per i fratelli al 24%, per gli altri parenti sino al quarto grado al 30% e per tutti gli altri eredi addirittura al 45%.Nulla, si diceva, è ancora certo, tuttavia gli studi legali stanno allertando i clienti. «Resterebbero ancora esenti le polizze Vita», ha aggiunto Andreani. «A tal riguardo però stiamo percependo da parte dell’Agenzia delle Entrate la tendenza a riqualificare alcuni tipi di polizze Vita per tassarle come ordinari investimenti finanziari, con la conseguenza che verrebbero assoggettate, oltre che a una meno favorevole imposizione sui redditi, anche alla tassa di successione. Tale rischio di riqualificazione a fini fiscali riguarda principalmente le polizze che non sono costruite per coprire l’assicurato da un rischio, ma anzi lo espongono a un rischio a causa degli investimenti effettuati, consistendo sostanzialmente in gestioni patrimoniali diversamente denominate». Anche Lenzi ha messo in guardia su questo fronte: «Certamente esiste la possibilità che l’Agenzia delle Entrate si muova in questa direzione, quindi è meglio tenerlo presente nel momento in cui si stipula una polizza Vita per investimento». 

 

Tuttavia, non si può nemmeno escludere che possano giungere ad un mix combinato delle due soluzioni (patrimoniale e successione).
Sono tutte cose delle quali scrivo da anni su questi pixel e i cinque rischi capitali dei quali parlo si stanno concretizzando, uno ad uno.
Detto questo, nell’inferno fiscale italiano, chi si trova nelle condizioni di rischio di cui sopra, dovrebbe affrettarsi ad agire, quantomeno per attutirne il colpo. Rimane sempre una regola ben precisa, da osservare: chi ne ha la possibilità dovrebbe andarsene al più presto.

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