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Occupazione – Jobs Act : Ecco i numeri reali

Scritto il alle 14:05 da Paolo Cardenà

Offerte di lavoro(1)di Paolo Cardenà per The Fielder.

Uno dei campi di battaglia dove ritualmente si consuma lo scontro tra la propaganda di governo e chi invece cerca di dare un’interpretazione equilibrata ai dati che giungono dai vari enti, è proprio il lavoro e l’occupazione, viste le energie spese dal governo Renzi per la riforma principe della sua politica economica: il Jobs Act. Ecco quindi che ogni mese si assiste al rituale scontro che vede protagonisti lanci d’agenzie (e tweet degli esponenti di governo) per celebrare, nella migliore delle ipotesi, la diminuzione del tasso di disoccupazione di qualche frazione di punto o, come accaduto di recente, la creazione di 200 mila posti di lavoro dalla nascita del governo Renzi. Non c’è dubbio che la creazione di posti di lavoro sia qualcosa di positivo, anche se il ritmo appare assai lento e comunque determinato da una sorta di ripresa economica attribuibile principalmente a fattori esterni irripetibili. Tuttavia, per confermare o no l’ottimismo profuso dal governo, occorrerebbe approfondire l’argomento basandosi su un’analisi un po’ più ampia rispetto al significato di lanci d’agenzia ritualmente somministrati all’opinione pubblica dagli organi d’informazione. Per fare ciò, ci avvarremo di qualche grafico elaborato in base ai dati forniti dall’Istat, e ragioneremo considerando i valori assoluti, poiché quelli espressi in percentuali vengono spesso abusati. Prendiamo ad esempio il tasso di disoccupazione, una variabile che dipende dal numero dei soggetti in cerca d’occupazione (disoccupati). Può capitare (come in effetti è capitato in passato) che il tasso diminuisca per effetto dei soggetti che rinunciano a cercar lavoro. Ecco quindi che il tasso di disoccupazione diminuisce senza che si sia creato un solo posto di lavoro aggiunto. Precisato questo, partiamo dal numero degli occupati:

1.numero occupati png

Dai picchi massimi del 2008 fino a ottobre 2013 (punto di minimo) sono stati persi circa un milione di posti di lavoro. Dall’autunno 2013 la tendenza si è invertita e, complice il miglioramento della congiuntura economica (attribuibile perlopiù a fattori esterni: petrolio, tassi, euro debole), i dati sull’occupazione stanno mostrando segnali di miglioramento. Tant’è che, dai minimi del 2013, sono stati creati quasi 350 mila posti di lavoro, 200 mila dei quali sotto il governo Renzi. E questo è un dato senz’altro positivo, confermato dal calo sia degli inattivi sia deidisoccupati (per la definizione della terminologia usata dall’Istat si rimanda al glossario che trovate in fondo all’articolo).

2.inattivi totali

3.disoccupati

Approfondendo la nostra analisi sull’occupazione che è stata creata, vale la pena di soffermarsi su qualche altro dato. Ad esempio, quello sull’occupazione degli stranieri:

4.occupati stranieri
Si osserva che, dall’inizio della crisi, i lavoratori stranieri hanno guadagnato circa 700 mila posti, dei quali circa 200 mila sono stati guadagnati da ottobre 2013, a fronte di 350 mila posti complessivamente creati. In altre parole, una buona parte dell’occupazione creata è stata assorbita da lavoratori stranieri. Altre variabili che andrebbero considerate sono desumibili dagli orari di lavoro. Tutti i dati provenienti dall’Istat confermano che il miglioramento dei dati sull’occupazione non si riflette sul numero d’ore lavorate, che tendono a diminuire (o a stabilizzarsi) anziché crescere, come sarebbe da attendersi in un contesto connotato da una crescita economica più vivace. Infatti, analizzando il grafico che segue si osserva che l’indice del monte ore lavorate si mantiene stabile sui livelli di minimi o leggermente sopra.

5.indice monte ore lavorate
L’ampliarsi di fenomeni di sottoccupazione è maggiormente visibile dal grafico che segue, che evidenzia la dinamica del numero d’occupati per fasce d’orario di lavoro.

6.MUMERO LAVORATORI PER FASCIA ORARIA SETTIMANELE
Si osserva che dal 2008 il numero d’occupati con orario di lavoro pari o superiore a 40 ore settimanali (scala destra) è diminuito d’oltre un milione e mezzo d’unità. Questa diminuzione di posti di lavoro (a tempo pieno) è stata in parte recuperata da occupati con orari di lavoro ridotti, spesso significativamente ridotti. Quanto appena affermato è supportato da un altro grafico, dal quale emerge la crescita esponenziale del numero dei sottoccupati (scala sinistra) e dei part time involontari (scala destra), che sono passati, rispettivamente, a 784 mila dai 250 mila precedenti la crisi, e da 1,2 milioni a 2,7 milioni circa.

7.sottoccupati e occupati involontari

Come vedremo in un prossimo articolo, in un contesto in cui prevalgono bassi livelli di crescita economica che determinano un lento (ri)assorbimento delle sacche di disoccupazione, elevati livelli di sottoccupazione, oltretutto, determinano tensioni sulla sostenibilità dell’indebitamento privato che, anche se inferiore rispetto ad altri Paesi, si confronta con una caduta dei redditi disponibili che ha pochi paragoni nel contesto europeo. Possiamo concludere che, sebbene i dati sul mercato del lavoro siano in fase di miglioramento, appaiono troppo deboli per segnalare una chiara e robusta inversione di tendenza, confermando così la debolezza della ripresa economica che, ripetiamo, è indotta principalmente da fattori esterni che non saranno eterni.

8.glossario

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