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Argentina Tango Bond: altro no dal giudice Usa mancano 6 giorni al default

Scritto il alle 17:33 da Agata Marino

tango bondDopo l’incontro del 22 luglio il giudice Usa ha detto no alle loro richieste. QUI IL PRECEDENTE ARTICOLO Sostenendo che la sospensione “non è necessaria alle trattative o a un eventuale patteggiamento” e invitando le parti a negoziare ad oltranza fino a raggiungere una soluzione.

Quindi trattativa serrata per i prossimi 6 giorni, 24 ore su 24, dunque. Fino a fine luglio, quando termina il “periodo di grazia” entro il quale Buenos Aires (comunque in ritardo di un mese rispetto al calendario dei rimborsi) deve pagare i creditori che nel 2005 e 2010 hanno accettato la sostituzione delle obbligazioni con nuovi titoli a rendimenti inferiori e a scadenza più lontana nel tempo. Se non salderà, dovrà dichiarare un nuovo default. Mi fa abbastanza sorridere sentir parlare, da parte del governo argentino di regolarità dei nuovi pagamenti… dopo lo haircut del 70%.
Saprete che nel 2005 l’Argentina aveva unilateralmente tagliato il suo debito del 70%, sono capace anch’io a ripagare regolarmente i miei debiti!
Ora fa la povera vittima ma esiste un fatto semplice ed acclarato.
Secondo la legge americana l’Argentina ha violato delle regole. L’Argentina ha spontaneamente deciso di sottostare alle regole americane.
L’Argentina deve pagare!
Ora inserisco la lettera scritta dal presidente della TFA italiana che riassume, in poche righe, ciò che l’Argentina fa finta d’ignorare

Egregio Direttore,
Scrivo in risposta alla lettera del signor Axel
Kicillof pubblicata il 10 luglio 2014, considerando
l’importanza del tema per i piccoli obbligazionisti italiani rappresentati dalla TFA nell’arbitrato
ICSID.
Suppongo che quando le Offerte di Scambio del 2005
e del 2010 vennero presentate al mercato il
signor Kicillof svolgesse un lavoro differente dal momento che ignora totalmente che i suoi predecessori non hanno mai (ripeto, mai) negoziato quelle offerte con i creditori nonostante che, a quel tempo, i funzionari del Governo argentino fossero letteralmente travolti dalle richieste di negoziazione provenienti da tutto il mondo.
Inoltre, l’Argentina si lamenta dei “fondi avvoltoio”,
mentre ignora le decine di migliaia di piccoli obbligazionisti, persone comuni che hanno investito in obbligazioni argentine dopo
che l’Argentina li aveva bersagliati con le sue strategie di vendita. La stessa mattina che la Corte Suprema degli Stati Uniti ha deciso contro l’Argentina, 50.000 obbligazionisti retail
italiani rappresentati dalla TFA si presentavano all’udienza finale dell’arbitrato ICSID presso la Banca Mondiale a Washington DC, avente per oggetto la richiesta di risarcimento
per 2 miliardi di euro.
Le loro richieste hanno già raggiunto un risultato di estrema rilevanza essendo state individualmente e riviste da un esperto appositamente nominato dal tribunale e la sentenza definitiva sarà presto disponibile.
Gli obbligazionisti italiani hanno dimostrato alla Banca
Mondiale come l’Argentina abbia violato il diritto in
ternazionale attraverso un intollerabile gestione
del debito sovrano.
L’Argentina deve confrontarsi con ciò: è arrivato il momento di risolvere finalmente le pendenze con i piccoli obbligazionisti italiani che sono stati oggetto delle mire dell’Argentina nelle proprie strategie di vendita delle obbligazioni. Certamente la soluzione di questo lunghissimo default è nelle
mani dell’Argentina.
Il Governo ha ora la possibilità di negoziare un accordo che possa efficacemente risolvere questo problema rilevante nell’interesse dei cittadini argentini e degli
investitori internazionali che diedero fiducia al Paese.
Da parte
loro, gli obbligazionisti italiani mantengono, come sempre, la propria disponibilità a negoziare ma nel frattempo i consulenti legali continueranno a tutelare i loro diritti fino alla fine.
Nicola Stock
Presidente
TFA – Task Force Argentina

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