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Gli USA pensano a un attacco in Siria…..e La chiamano democrazia

Scritto il alle 10:11 da Paolo Cardenà

Volete destituire governi o regimi? Basta mandargli lo spread a 600 punti. Oppure accusarli di usare il Sarin. Poi poco importa se lo si sia usato davvero o chi lo abbia usato. Basta che si dica che sia stato usato e il gioco è fatto. Lo spread, invece, al contrario del Sarin, non essendo un organofosfato, è più pulito, non inquina, non è tossico e soprattutto non produce vittime o stermini di massa, almeno nell’immediato. Prendete un governo di uno stato indebitato, bombardatelo con lo spread, e avrete ottenuto lo stesso risultato. Lo spread è per veri professionisti ed è “Politically Correct” . Il Sarin è per criminali o presunti tali. Ma il risultato non cambia. Però il Sarin ha qualcosa in più. Ossia offre anche il casus belli, sbandierato da chi vorrebbe imporre la pace, sotto mentite spoglie.

Ed è ‘ così che loro pensano di esportare la democrazia. E lo fanno a suon di cannonate e di missili Tomahawk, da qualche milione di dollari, lanciati da qualche incrociatore. Vorrebbero imporre la pace facendo la guerra. La cosa aberrante è che lo fanno anche arrogandosi il diritto di pensare che le morti da loro indotte, possano essere meno cruente di quelle dei regimi o dei governi che intendono combattere. Come se fossero più nobili. La morte è sempre morte. Sia che derivi quale conseguenza dell’oppressione di un popolo per mano del suo dittatore, sia che derivi da un missile lanciato da un sottomarino. Le guerre non si fanno per imporre la pace o la democrazia, ma perché si ha un interesse, sia esso economico che strategico o politico. La storia ce lo insegna.

La democrazia non ha gli stessi connotati per tutti i popoli del mondo, e soprattutto presuppone dinamiche ed equilibri complessi, che variano in ragione ad imponderabili aspetti, circostanze, culture e storie. Ogni popolo ha il diritto (oltre che il dovere) di disegnarsi il perimetro entro il quale esercitare la propria democrazia, dotandola degli elementi più consoni al proprio status, nei modi ritenuti più opportuni e in ragione alle rispettive culture, alle proprie storie e aspirazioni.

La democrazia non è standardizzabile. La democrazia non è qualcosa di perfetto. Men che meno esportabile. La democrazia né si compra, né si vende. La democrazia la si conquista e basta: in un percorso perpetuo che non conosce mai fine. Perché la democrazia è sempre perfezionabile. Guardate in giro per il mondo, in quei paesi teatro di eventi bellici apparentemente finalizzati ad esportare democrazia e pace. Osservate l’Iraq, l’ Afghanistan, la Libia, solo per citare alcuni esempi. Sono tutti paesi che hanno subito pesanti attacchi militari, in nome della democrazia imposta e della pace indotta. Hanno subito cambi di regimi o di governi. Hanno patito morte, distruzione e disperazione. Eppure, ancora oggi, dopo molti anni, tutto sembrano, tranne che democratizzati o pacificati. Ogni popolo ha il diritto di trovare e percorre la propria strada, il proprio destino. E di poterlo fare liberamente, lontano dai precetti imposti da qualsiasi mano apparentemente celeste, come se fosse l’unica depositaria di bene e verità assoluta.

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2 commenti Commenta
gnutim
Scritto il 30 agosto 2013 at 11:34

ottimo post

andybarac
Scritto il 31 agosto 2013 at 04:14

Temo che purtroppo oggi (se non da sempre) le ragioni di una guerra siano ben più misere (povere di motivazioni etiche e morali) e governate per lo più da convenienze economiche ed esigenze contingenti, quasi una necessità impellente.
Nessuno si sogna di dismettere le ditte produttrici di armamenti. Anche in tempi di pace queste producono, vendono, ma riempiono anche magazzini che prima o poi, in qualche modo, devono essere svuotati e poi riempiti nuovamente di prodotti più aggiornati e tecnologicamente più avanzati.
Una buona ragione per picchiare chi più sta sui coglioni si può sempre trovare! l’importante è svuotare i magazzini (Finché c’è guerra c’è speranza diceva un vecchio film, e lavoro per tanti si potrebbe aggiungere).
Le guerre distruggono, poi ci sarà tanto da ricostruire, quindi ancora tanto lavoro e per tanti, da una parte e dall’altra.
Si può solo sperare che armamenti sempre più sofisticati consentano di contenere i cosiddetti effetti collaterali o che addirittura possano cambiare il modo di combattere le guerre, rendendole sempre meno cruente, puntando più sulla distruzione di beni ed armamenti che su massacri come quelli del secolo scorso.
C’è una bella poesia di Trilussa: La Ninna Nanna della Guerra
http://www.polyarchy.org/enough/anthology/poems/trilussa.1914.html

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