Pensioni: pronta una bomba ad orologeria che farebbe rischiare il default dell’Inps

Scritto il alle 01:21 da Agata Marino

Dopo lo scandalo MPS.

Adesso escono fuori i risultati scandalosi della riforma pensionistica, e la gestione dei soldi dei lavoratori da parte dell’Inps.
Questi sono quelli che dicono di averci salvato dalla rovina, ecco uno dei risultati tutto Montiano la riforma delle pensioni.

Dei pagliacci nelle mani di burocrati iperpagati colpevoli quanto loro di quanto sta accadendo.

Il governo Monti ha fatto molto nell’anno passato e soprattutto la bravissima Elsa Fornero ha fatto una riforma pensionistica degna di nota, infatti ecco una delle tante note:  :roll:

La questione dei contributi silenti non nasce oggi. Ma la riforma Fornero l’ha resa, se possibile, ancora più ingiusta.

.

Dalla pancia dell’Inps spunta la bomba ad orologeria dei contributi silenti.

Che, secondo il direttore generale dell’Inps Mauro Nori, sono stati versati da «diversi milioni» di lavoratori. source

Tanto che in caso di obbligo di restituzione l’Inps rischierebbe il default.
Il numero preciso Nori non ha voluto farlo, ma la cifra in gioco, secondo calcoli fatti da ItaliaOggi Sette, a valori attualizzati, supera i 10 miliardi di euro..

I contributi silenti sono quelli versati da lavoratori in misura non sufficiente a 

garantire il diritto alla pensione. Per esempio, la riforma delle pensioni del 1993 concedeva a chi avesse versato almeno 15 anni di contributi entro il 1992 o a chi entro la stessa data avesse iniziato a versarli, di mantenere il requisito dei 15 anni di contribuzione.

Molti lavoratori che ricadevano in quest’ipotesi stavano ora aspettando di spegnere le sessanta candeline per poter andare in pensione. E invece non lo potranno fare più; la riforma Fornero ne richiede 20, ben cinque in più, parificando i conti con il resto dei lavoratori.

A questo punto rimangono solo due alternative: continuare a versare contributi per altri cinque anni oppure perdere i soldi versati. In più la circolare Inps del marzo scorso, con un’interpretazione della norma che sembra essere più realista del re, impone anche a chi aveva maturato i 15 anni di versamenti di arrivare a 20 anni di contribuzione per avere diritto alla pensione.

Rispondendo a una interpellanza parlamentare il viceministro Michel Martone è stato costretto a riconoscere che si sia trattato di una forzatura interpretativa. Ma tant’è: l’Istituto di previdenza ha finora mantenuto la posizione.

Questo non fa che allargare una platea già assai vasta.

Composta soprattutto da donne, ex lavoratori autonomi, stagionali agricoli pagati con i vaucher, professionisti con una vita lavorativa irregolare.

Ora le dichiarazioni di No riaprono uno spiraglio su una realtà che evidentemente è più drammatica di quello che finora si è voluto far credere.

In pratica un furto legalizzato che a questo punto risulta assai difficile regolarizzare se è vero, come dice il direttore generale dell’Inps, che la restituzione ai lavoratori («diversi milioni») di quanto da loro inutilmente versato, manderebbe in dissesto l’Istituto di previdenza.

Comunque l’Inps non restituirà nulla tranquilli quindi non fallirà… almeno al cittadino BASE quello comune, la legge glielo consente, e si tiene tutto.

C’è però una categoria esentata dalla norma, i politici.

I parlamentari, ma anche i consiglieri regionali, possono riprendersi quanto versato. È successo poco tempo fa alla Regione Lombardia: undici consiglieri uscenti, fra i quali Renzo Bossi, hanno chiesto la restituzione dei contributi versati (55mila euro per Bossi jr., Massimo Buscemi 358mila euro, Monica Rizzi 200mila euro, solo per fare tre esempi).

Per loro i contributi sono tutt’altro che «silenti». Parlano da soli.

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3 commenti Commenta
freeybor
Scritto il 30 gennaio 2013 at 08:51

Quella “signora” li ne ha fatti di danni, lo sapete che gennaio 2013 ha eliminato tutte le agevolazioni alle aziende che assumono i lavoratori in mobilità? Quindi se hai una certa età e vieni licenziato non hai più speranze di trovare lavoro.
Inoltre se sei assunto a tempo determinato l’azienda non può più rinnovarti il contratto ma deve decidere se tenerti a tempo indeterminato o lasciarti a casa definitivamente, secondo voi, con le incertezze economiche di questo periodo, cosa faranno la maggior parte delle aziende?
Grazie Fornero! :evil:

ferrariferrari
Scritto il 30 gennaio 2013 at 09:11

“I parlamentari, ma anche i consiglieri regionali, possono riprendersi quanto versato” QUESTA AFFERMAZIONE NON E’ CORRETTA, E VA RIFORMULATA IN QUESTO MODO…I parlamentari, ma anche i consiglieri regionali, possono riprendersi quanto GLI ABBIAMO versato….PERCHE’ GLI ABBIAMO PAGATO, OLTRE ALLO STIPENDIO, RIMBORSI ED INDENNITA’ VARIE, ANCHE I CONTRIBUTI PREVIDENZIALI.

Scritto il 30 gennaio 2013 at 09:22

ferrariferrari@finanza,

hai ragione :-( comunque più si leggono le normative sul lavoro e le pensioni e più non capisco se la cara ministra ci fa o ci è!

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