Monte dei Paschi e il prestito perpetuo: cosa succederà ai correntisti e al titolo?

Scritto il alle 09:37 da Agata Marino

Ieri a Porta a Porta Oscar Giannino ha praticamente chiuso il programma con una frase importantissima: la soluzione per MPS E’ CHE LA POLITICA ESCA DALLA GESTIONE DELLE BANCHE. Ora vi propongo l’articolo di  Paolo Cardenà, dove è ben sviscerato il problema.

Per salvare ( si fa per dire) il Monte Paschi, i fenomeni del Governo Monti, con il voto trasversale dei partiti che lo hanno sostenuto, sono stati capaci di inventarsi il prestito perpetuo: ossia un prestito che, con ogni probabilità, non verrà mai rimborsato.

 

Lo scopo di tutto questo? Consentire alla Fondazione Monte Paschi di prendersi tutto il tempo possibile per ripagare il dovuto, senza il timore di essere costretto a cedere il posto a un altro investitore, specie se sgradito, attraverso aumenti consistenti di capitale, altrimenti necessari. Il tutto, in buon a sostanza, per permettere alla politica (nel caso specifico al Pd) di mantenere il controllo sulla stessa banca che, loro stessi, hanno condotto al fallimento.

In una economia di mercato libera ed efficiente, il salvataggio del Monte Paschi, sarebbe dovuto dovuto essere richiesto  al mercato e  da quest’ultimo realizzato. Ossia da uno o più investitori  di lungo termine capaci di dotare la banca senese dei capitali necessari per uscire fuori dalla secche e rilanciarne lo sviluppo.

 

Ma ciò, avrebbe significato anche una sensibile riduzione della partecipazione della Fondazione Montepaschi che non dispone dei mezzi finanziari per partecipare ad un aumento di capitale, nella dimensione necessaria per salvare la banca  mantenendo lo status di azionista principale. Una minore partecipazione della Fondazione  senese al capitale della banca, avrebbe significato un minor controllo da parte della politica. Ma anche dosi minori di trasferimenti in forma di dividendi (quando ci saranno e se ci saranno), da far ricadere a pioggia nelle roccaforti toscane del PD. Tutto questo, avrebbe comportato un calo di consensi elettorali proprio in quei territori.

Il dramma di questa nazione, si può sintetizzare tutto in questo concetto: in Italia non si può neanche nazionalizzare una banca fallita perché, nazionalizzandola, si rischierebbe di offrirla in gestione allo stesso sistema di potere che l’ha condotta al fallimento. In pratica, è  come cacciare dalla porta i colpevoli, facendoli poi rientrare dalla finestra.

Si spulciano i commi del decreto legge di dicembre, che hanno reso possibile per Monte Paschi di Siena il ricorso all’emissione dei cosiddetti Monti-bond, che saranno sottoscritti entro l’1 marzo dal Tesoro. Se ne occupa l’art.8 del dl 11 dicembre 2012, n.216, pubblicato lo stesso giorno in Gazzetta Ufficiale.

Si legge in esso che la banca dovrà pagare gli interessi sui Monti bond in forma monetaria, fino alla disponibilità del reddito di esercizio al lordo degli interessi stessi, degli ammortamenti e degli accantonamenti a riserva e fiscali. Per l’eventuale parte superiore o in assenza di utili, la banca potrà emettere nuovi Monti-bond, come pagamento alternativo ma limitatamente agli esercizi 2012-2013 – oltre i quali MpS sarà obbligata alla corresponsione della cedola con l’emissione di nuove azioni ordinarie al prezzo di mercato, nel caso in cui non fosse in grado di pagare cash DELLA SERIE AUMENTO DI CAPITALE CERTO.

 

Monti bond cosa sono e come funzionano: alcune considerazioni

L’aspetto tra i più interessanti di questi strumenti anomali di finanziamento è che non esiste una scadenza pattuita per il rimborso. Non esiste una data oltre la quale la banca sia obbligata a rimborsare il suo debito allo stato. Tuttavia, dalle disposizioni del governo, sappiamo che sul prestito da 3,9 miliardi che il Tesoro si è impegnato a sottoscrivere entro l’1 marzo, saranno applicati interessi cedolari annui del 9% per i primi due anni, mentre successivamente al secondo anno, il tasso crescerà dello 0,50% all’anno, fino a un massimo del 15%. Cosa significa questo? Che pur non esistendo alcuna garanzia (“moral suasion” a parte) che MpS possa essere obbligata a restituire il suo debito, questi divorerà anno dopo anno fette crescenti di reddito, in assenza di rimborso.

Ad esempio, immaginando che Rocca Salimbeni mantenga intatta la sua esposizione verso il Tesoro al 2025, essa dovrebbe corrispondere da quell’anno in poi una cedola allo stato di ben 585 milioni di euro, falcidiando così in tutto in parte qualsiasi risultato d’esercizio, se si pensa che oggi la banca capitalizza in borsa solo 2,7 miliardi di euro. E stiamo trascurando il fatto che l’esposizione potrebbe salire entro quest’anno a 4,45 miliardi circa, tenendo presenti le cedole non corrisposte certamente per il 2012 e molto probabilmente per il 2013.

 

Per questo, le polemiche finanziarie s’intrecciano con la politica, perché i Monti-bond garantiscono al PD il mantenimento del ruolo di guida di Siena; garanzia che potrebbe venire meno con l’accendersi dei riflettori nazionali sugli scandali. 

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3 commenti Commenta
dfumagalli
Scritto il 29 gennaio 2013 at 10:20

Vedi, parlano di come i derivati siano pericolosi, di come la finanza debba pagare… ma alla fine scava scava dietro tutto ci sono sempre le stesse “facce” (volevo scrivere una parola meno educata) che ucciderebbero madre e figli pur di rubare fino a estremi indegni e nel contempo a mantenere il comando politico. Per poter continuare a rubare anche nel futuro.

E sì che sti derivati sono pericolosi… schermi dietro cui nascondere il malaffare e la mala politica.

Quando danno a Grillo e simili dei “populisti”, siamo sicuri che essere populista sia un male?
Cosa capiterebbe in Egitto, o nella Francia ottocentesca di fronte a questo schifo infinito? Certo non solo “populismo”. Il popolo si riprenderebbe il maltolto, probabilmente con le maniere forti.
E’ un vero peccato che il marcio al potere non si renda conto che a furia di tirare la corda un giorno la si spezza. E ci si fa male. Possibile che la recente primavera araba non abbia insegnato NULLA?
O tutti questi “salvataggi” (molto virgolettato) di Grecia, Cipro e simili servono proprio ad evitare che anche in Europa si sviluppino dei moti di rivolta?

Ai posteri l’ardua sentenza.

paolo41
Scritto il 29 gennaio 2013 at 16:31

Siamo di fronte ad una partigianeria assoluta!!!! pensiamo, solo a titolo di esempio, quante sono le aziende in difficoltà che continuano ad aspettare di essere pagate per i crediti che hanno con le istituzioni dello stato e molte, probabilmente, saranno costrette a chiudere perchè non ottengono finanziamenti dal sistema bancario…
Non era meglio saldare quei debiti e dare un po’ di linfa al mondo del lavoro, anziche’ prestare soldi “perpetui” ad un sistema che ha dimostrato di essere marcio fino alla punta dei capelli.
Ci sono tutti i crismi per nazionalizzare la banca, eliminare i lauti stipendi di una classe dirigente che non ha fatto altro che guai, e difendere, con tale decisione, il posto degli impiegati.
Questo governo, per la maggior parte dei casi, ha attuato interventi da principianti, senza pensare agli effetti negativi collaterali che avrebbe provocato.
Meno male che ha scarse probabilità di essere rieletto!!!

Scritto il 29 gennaio 2013 at 17:05

dfumagalli@finanza,
una razza una faccia :?

paolo41,

il problema è esattamente quello che ha detto ieri giannino, la politica ha rovinato le banche e non solo MPS, ovunque ha messo mano ha fatto danni, le azienduncole mie e tue non interessano a nessuno e per lo stato conviene salvare una banca come questa” dopo che chi ha investito ha comunque perso un 90% sul valore iniziale” che iniettare liquidità tra le imprese che ogni giorno falliscono nella nostra italiota nazione gestita da ladri e incapaci
PS: Pensa che Monti e la Fornero insegnavano… ai futuri manager… non alle elementari eh

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