Tasse più leggere per la chiesa il governo insiste: per i religiosi viene ‘addolcito’ il Codice civile e quindi molte attività miste, cioè che ottengono profitti, potranno evitare l’imposta sugli immobili

Scritto il alle 12:07 da Agata Marino

SCANDALOSO, mentre non hanno problemi a tartassare tutti i tipi di italiani il governo rende le imposte sulla chiesa più leggere!

perchè?

Siamo in crisi i poveri aumentano le imposte distruggono i consumi e gli italiani non spendono più, la gente non riesce più a sopravvivere e miliardi di beni e enti della chiesa vengono tutelati dai salassi che noi comuni mortali siamo costretti a pagare( occhio a chi donate 8 per 1000 la prossima volta)

Inserisco l’articolo apparso sulla repubblica per farvi capire a cosa mi riferisco…
imposta più leggera per la Chiesa
Palazzo Chigi dribbla le obiezioni del Consiglio di Stato e insiste: per i religiosi viene ‘addolcito’ il Codice civile e quindi molte attività miste, cioè che ottengono profitti, potranno evitare l’imposta sugli immobili. Nel decreto Enti locali è stata inserita una norma “segreta”, che riguarda la definizione di ente no profit, ma che non vale per il resto degli italiani di VALENTINA CONTE

Imu, blitz del governo alla Camera imposta più leggera per la Chiesa

 

IL GOVERNO, costretto ad accelerare il varo del regolamento che imponga anche alla Chiesa e agli enti no profit, laddove producono utili, di pagare nel 2013 l’Imu, tenta un colpo di mano. Far passare una definizione ad hoc di ciò che non è attività commerciale. Che vale per questi enti, ma non per il resto degli italiani. E che li solleverebbe dal versamento dell’imposta sulle porzioni di immobili ad uso “misto” da cui traggono profitti (cliniche, alberghi, ostelli, mense, sedi varie), con una semplice modifica del loro statuto, da apportare in corsa entro dicembre.

DOSSIER Ecco la Chiesa che non paga

Un rischio grosso, avverte il Consiglio di Stato, perché l’Europa guarda. E la Commissione di Bruxelles potrebbe multare l’Italia per aiuti di Stato illegali e recuperare tali somme “condonate”, a partire dal 2006. Un danno che può valere fino a 3 miliardi, considerati gli incassi stimati dal governo (300-500 milioni l’anno) (….)

ROMA – Sono millecinquecento gli immobili della chiesa cattolica che, solo a Roma, non pagano l’Ici. Un elenco registrato al catasto e depositato in prefettura, che contiene sia gli edifici esentati per legge, come le 722 parrocchie, sia quelle centinaia di fabbricati intestati ad altrettanti enti, istituti, congregazioni, confraternite, società e opere pie che, pur svolgendo al loro interno attività commerciali, hanno presentato una autocertificazione che li mette al riparo dalla tassazione.

Numeri tuttavia sottostimati rispetto al vasto patrimonio del Vaticano: la Santa Sede, in quanto Stato estero, non è infatti tenuto a comunicare le sue proprietà alle autorità italiane. Ragion per cui nessuno conosce con certezza quanti palazzi possieda e quali attività ospitano.

Un patrimonio immenso, quasi tutto tax-free, che secondo una stima dell’Anci risalente al 2005, avrebbe impedito ai comuni di incassare un gettito Ici compreso tra i 400 e 700 milioni, 20 dei quali soltanto nella capitale. Se ne discute ormai da vent’anni: dal lontano dicembre ’92, quando il primo governo Amato introdusse l’imposta comunale sugli immobili prevedendo una lunga lista di esenzioni, fra cui i fabbricati del Vaticano contemplati dai Patti Lateranensi nonché le attività, laiche e religiose, destinate a sanità, assistenza, istruzione, sport e culto.

Norma che scatenò subito una ridda di contenziosi fino al 2004, allorché una sentenza della Corte di Cassazione stabilì

che le attività “oggettivamente commerciali” dovessero essere soggetti all’Ici. Nel 2005, però, il governo di Silvio Berlusconi ribaltò il verdetto, estendo l’esenzione a tutti gli immobili della Chiesa. Fino al 2006, quando anche l’esecutivo guidato da Romano Prodi ci mise lo zampino, decidendo che dovessere essere tassati solo gli edifici adibiti ad attività “non esclusivamente commerciali”.

Una formula che ha contribuito a ingarbugliare la situazione, alimentando le zone grigie. Per richiedere l’esenzione Ici, infatti, basta che all’interno di un immobile trasformato magari in albergo ci sia una cappella. Un caso più diffuso di quanto si immagini, che ha moltiplicato le cause tributarie tra l’amministrazione cittadina e gli enti ecclesiastici

CASE PER FERIE
A Roma, secondo le stime, sono almeno un’ottantina. Gestite da frati, suore, ancelle della carità, missionarie, che spesso hanno trasformato interi palazzi, o anche solo un parte di essi, in alberghi e ostelli. “Un fenomeno”, spiega Marco Causi, ex assessore al Bilancio del Campidoglio e ora deputato del Pd, “esploso in occasione del Giubileo del 2000 quando molti istituti religiosi si sono attrezzati per dare ospitalità ai pellegrini”. Nell’elenco della prefettura romana ci sono svariati esempi.

C’è la Casa per ferie delle Ancelle di Maria Immacolata, ai Parioli, che offre camera con bagno e pensione completa a prezzi modici: da 54 a 62 euro. C’è l’Hotel Santa Brigida, nella centralissima piazza Farnese, pubblicizzata anche sul sito di viaggi tripadvisor, e l’Istituto di Suore benedettine di Torre Argentina. A Monteverde, con vista su Villa Pamhili, la brouchure di Villa Maria della Suore salvadoriane si autodefinisce hotel de charme.

SCUOLE
Sono 217 gli istituti religiosi destinati all’istruzione. Dalle materne alle superiori, sono esentati dall’Ici come tutte le scuole pubbliche italiane. Pur chiedendo, spesso, rette piuttosto alte. Alcuni licei superano anche i 7mila euro l’anno e sono gestiti da una costellazione di congregazioni. Si va dagli Highlands Institute dei Legionari di Cristo all’Istituto di Villa Flaminia dei Fratelli delle Scuole cristiane, nato nel ’56 da una sede distaccata del famoso San Giuseppe de Merode, l’istituto della Roma bene affacciato su Trinità dei Monti. C’è l’Istituto Massimiliano Massimo all’Eur, retto dai gesuiti all’Eur, dove hanno studiato Mario Draghi e Luca Cordero di Montezemolo, Luigi Abete e Gianni De Gennaro.

CASE DI CURA
Oltre agli ospedali religiosi accreditati dal Servizio Sanitario Nazionale, dal Fatebenefratelli al Campus Biomedico, esenti dall’Ici come i nosocomi pubblici, ci sono svariati edifici gestiti da religiosi che ospitano attività sanitarie, che non avrebbero diritto all’esenzione. La Provincia delle Suore Mercenarie, ad esempio, ha una casa di cura in centro a Roma e ora sta in causa con il Campidoglio. Come pure la Provincia religiosa dei santi apostoli Pietro e Paolo dell’opera di Don Orione, nel cui elegante complesso su via della Camilluccia ha ricavato anche una struttura di riabilitazione a pagamento.

Vi riporto a questo articolo dove sono messi in rilievo i numeri tragici del governo Monti QUI

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3 commenti Commenta
atomictonto
Scritto il 12 novembre 2012 at 12:35

Tassate sta cavolo di chiesa, sono 20 secoli che accumula ori, palazzi e opere d’arte (per non parlare delle immense ricchezze liquide dello IOR e dell’Opus Dei!!)…ne hanno DA BUTTARE.
Tassarela chiesa e basta, altrimenti la credibilità di Monti finisce veramente male.

Scritto il 12 novembre 2012 at 13:53

atomictonto@finanza:
Tassate sta cavolo di chiesa, sono 20 secoli che accumula ori, palazzi e opere d’arte (per non parlare delle immense ricchezze liquide dello IOR e dell’Opus Dei!!)…ne hanno DA BUTTARE.
Tassarela chiesa e basta, altrimenti la credibilità di Monti finisce veramente male.

ben detto

sturmer
Scritto il 12 novembre 2012 at 17:01

Tanto sono 2000 anni che comandano loro in italia… poveri noi schiavi!

Hanno inventato il prodotto perfetto… la religione.

Non c’è bisogno di servizio clienti, nè tantomeno di servizio reclami… e se qualcosa non va… beh, è stato il volere del loro superiore (che non nomino per urtare le sensibilità altrui…).
E qualunque porcata… è sempre in nome di un bene superiore, per cui… mettersi a 90° e dire grazie…

Che schifo!!!!!

Ma perchè non facciamo un bel referendum per capire quanti credono ancora alle loro favole per ignoranti???

Uff… scusate lo sfogo…

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