Care Banche quando aprirete i rubinetti chiusi per le imprese? -80 mila giovani occupati in 9 mesi

Scritto il alle 10:31 da [email protected]

Solo tasse, nessun aiuto vero e poi la presa per i fondelli delle pubblicità che si leggono ANDANDO AGLI SPORTELLI in banca, dove ti fanno intuire che i prestiti sono li ad aspettarti… Ma provate a chiedere un prestito e cronometrate quanto tempo si prendono per valutarlo… TANTO!

Prendendo spunto dall’articolo che potete leggere qui, riprendo le riflessioni sul cosiddetto “CREDIT CRUNCH” e le sue conseguenze a breve sull’economia del nostro Bel Paese.

Il termine “credit crunch” è la “chiusura del portafoglio” delle banche a favore delle imprese e famiglie. La BCE ha immesso di recente nel mercato europeo oltre 500 miliardi, si avete capito bene 500 miliardi, di liquidità.

Le Banche italiane, per la pozione che è spettata a loro, si sono ben guardate dall’immetterli nel circolo economico italia, invece hanno usato questi soldi per ricomprare i loro stessi bond (Buy-back), ovviamente con notevoli guadagni, e per comprare titoli di stato (però per il “Santo Premier” devono comprare di più).

Si spera che le prossime iniezioni di liquidatà non finisca come la prima ondata, o peggio ancora nelle casseforti della BCE, nel famoso fondo di eccedenza di liquidità degli istituti bancari, e che venga immessa nel circolo economico europeo, non solo italiano.

Purtroppo l’economia nostrana è frenata da una serie di problemi importanti, ma soprattutto da una stretta creditizia, con un cinico – ed io aggiungo con un piano ben studiato a tavolino dal duo Governo-Banche – blocco di fidi e finanziamenti nei confronti delle imprese ed una stretta molto più forte nei confronti delle famiglie italiane con il blocco quasi totale dei piccoli prestiti (salvo le carte revolving con tassi quasi da usuraio)

Purtroppo, tante tantissime imprese sono frenate dal blocco dei fidi-prestiti, da un costo del denaro molto salato e soprattutto da uno Stato scandalosamente insolvente e pagatore “quando se lo ricorda”, che certamente non aiutano gli investimenti. Si avete capito bene uno “scandaloso Stato insolvente”, lo stesso Stato che adesso ha sciolto i suoi “segugi” a caccia di qualche decina di scontrini non fatti, per recuperare quelle “ingenti “risorse che servono per risollevare il nostro Bel Paese, per evitare di fare la fine della Grecia.

Quelle pochissime imprese che riescono a ottenere le elemosine dalle banche sono costretti a pagare un costo del denaro molto alto e proibitivo per gli investimenti.

Che servano riforme strutturali per l’economia siamo tutti d’accordo, ma oltre alle riforme è necessario che chi gestisce il denaro lo impieghi, con le dovute cautele e garanzie, ma che lo impieghi per risollevare l’economia del paese e non per coprire le loro porcate e le male gestioni degli ultimi decenni.

Negli ultimi giorni i vertici delle PMI, hanno lanciato un allarme molto ma molto preoccupante, secondo uno studio commissionato al Centro Europa Ricerche (CER) nell’anno 2012 ci saranno circa 200 miliardi di Euro in meno in circolazione per gli investimenti grazie alla stretta che si prevede da parte delle banche.

Grazie a questo dato, già di per sé inquietante, circa 25 mila imprese italiane sono altamente a rischio di fallimento, di cui buona parte deve ricevere soldi dallo Stato, mettendo a rischio oltre 600 mila posti di lavoro, con il quasi azzeramento degli investimenti, altro “che abbiamo convinto gli investitori a stelle e strisce”. “

Negli ultimi due anni, secondo l’Istat, il 12% delle imprese italiane non hanno ottenuto crediti dalle banche, mentre un altro 33% ha ottenuto crediti a condizioni molto onerosi, con non hanno permesso investimenti a costi ragionevoli, e competitivi rispetto a tedeschi e francesi.

Si legge quotidianamente sulle più importanti testate giornalistiche economici nazionali di testimonianze di imprenditori che vogliono investire, acquistare nuovi macchinari creando nuovi posti di lavoro costretti a subire uno spead pazzesco, e che alla fine rinunciano o addirittura ricapitalizzano le loro aziende a loro spese.

O di imprese, che hanno la fortuna di avere il benestare dalla banca, ma la bocciatura del Consorzio di Garanzia.

Si proprio consorzio di garanzia (a favore delle banche) foraggiato lautamente dalla stangata pre natalizia del caro presidente Monti & C., che dovrebbe garantire l’impresa nei confronti della banca.

Ovviamente se un ente dello Stato non si fida di te vuoi che la banca possa fidarsi ?

E se già tra banche non si fidano l’impresa ha 0-01% di possibilità di avere credito !!

Pur prendendo in considerazione tutte le ragioni di fondo che possono avere le banche, questa chiusura del credito si sta avviando ad un peggioramento, e da una fase di prudenza stiamo passando ad una condizione strutturale e permanente, che certamente non fa bene all’economia reale.

Per ragioni, diciamo di bilancio?, le banche mettono sempre meno denaro in circolo chiudendo sempre di più i loro rubinetti, e le imprese che mai come in questo momento critico, hanno bisogno di dissetarsi economicamente, e se non c’è acqua alla fine si muore. Secondo Prometeia, almeno 25 mila imprese andranno in default, grazie alla micidiale combinazione del “credit crunch” e crisi dei mercati internazionali che stanno mettendo sotto pressione l’intero settore manufatturiero italiano.

E grazie a questa mortale combinazione, ma soprattutto al credit crunch anche nei confronti delle famiglie italiane, ci saranno meno consumi (-0,5% nel 2012 e -1 nel 2013) con una riduzione del PIL di almeno un punto percentuale per il 2012 e 2013 ciascuno.

Tutti i calcoli di alzare il PIL e le favolette che ci raccontano non si avvereranno mai se non ci sarà un allentamento della morsa creditizia. O si pensa di alzare il PIL mandando le ronde fiscali a caccia di scontrini non emessi ???

Ieri la Corte dei Conti, ha ammesso che la corruzione, quasi totalmente nel Pubblico, costa allo Stato circa 60 miliardi di euro, 60 miliardi che hanno tolto in modo indiscriminato dalle tasche dei cittadini onesti, e se la corte dei conti sa che la corruzione nel Pubblico costa così tanto, perchè non scogliere le ronde alla ricerca di questi corrotti e corruttori ??, troppo faticoso ?

Più semplice andare dal panettiere che non fa lo scontrino e che oltretutto, non giustificandolo e non fraintendetemi, è quasi costretto a farlo proprio perchè se bussa a mamma banca, manco aprono le porte !

Il credit crunch sta portando le banche a richiedere alle aziende in crisi al rientro, quasi immediato dei fidi, e mette i paletti a quelle imprese che vogliono crescere, raddoppiando gli spread, che portano le imprese italiane ad essere poche o per nulla competitive sul mercato, soprattutto nei confronti con le aziende tedesche.

Ma non è che la Federmarshal tedesca abbia architettato tutto questo gran casino per fini nazionalistici ?

Il nostro caro amico Gooser conoscerà la RUGGER, grossa azienda alimentare tutta italiana, 40 milioni di euro di fatturato, circa 100 dipendenti, ha dovuto rinunciare nel corso del 2011 ad un investimento di circa 3 milioni di euro per l’ampliamento del proprio impianto produttivo, grazie ad una eccessiva onerosità delle condizioni richieste, rinunciando a tale investimento che certamente non avrebbe portato disoccupazione e questo è uno dei tanti esempi di come il credit crunch sta rallentando tutta l’economia italiana, dalla produzione, agli investimenti, ai consumi.

Si prevede che nel corso del 2012, salvo miracoli, le imprese investiranno un 4% in meno in innovazione e sviluppo, tanto nessuno li sovvenziona. E qui siamo nel campo della media e grande impresa.

Se poi prendiamo in considerazione le PMI, ovvero quelle fino a 10 dipendenti, qui la situazione diventa davvero drammatica.

Quasi il 50% delle piccole imprese non sono riusciti ad ottenere finanziamenti dalle banche o li hanno ottenuto a caro prezzo con spreda altissimi.

La maggior parte di questi finanziamenti servono più che altro alla gestione delle operazioni quotidiani (pagamenti stipendi, fornitori, tasse e balzelli vari) visto che, rispetto ai loro concorrenti tedeschi e francesi che ricevono i pagamenti in circa 30/60 giorni, 90 i loro colleghi spagnoli, ricevono i pagamento almeno a 120/150 giorni nel rapporto tra imprese, per non parlare del Pubblico che qui i tempi sono biblici.

Come può un impresa italiana competere con una impresa tedesca o francese, se ha una chiusura quasi totale del credito, paga uno spread più alto dei loro colleghi, ha un costo del lavoro più alto. Se non verranno presi nel più breve tempo possibile provvedimenti seri e reali.

Se nelle migliore delle ipotesi le banche da domani aprirebbero i loro tanto “preziosi” rubinetti, nasce il problema non secondario del “credit crunch” per le famiglie, in relazione ai consumi perchè se non ci sono famiglie che consumano le imprese per chi producono ? ……………………………….. lascio a voi le considerazioni.

Ultimo esempio di “credit Crunch”, perchè tale è la rinuncia da parte di Monti alla candidatura delle Olimpiadi. Sappiamo tutti che ogni grande evento è sponsorizzato sovvenzionato dai maggiori istituti bancari del paese organizzatore. Con i rubinetti chiusi, le banche e Passera hanno dato l’altolà al Santo. Perchè l’organizzazione delle Olimpiadi non avrebbe portato turismo, lavoro, investimenti esteri, chiedere troppe grazie al Santo non si può, già sta facendo il miracolo “salva e cresci Italia”, chiede pure l’Olimpiadi era troppo anche per lui !!

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