Riforma del lavoro: i lavoratori sono tutti uguali anche i dipendenti pubblici.

Scritto il alle 22:32 da Agata Marino

Dura la riforma sul lavoro! Le pari opportunità tra pubblico e privato non significano che bisogna esportare inefficienza, assenteismo, bilanci in perdita, nepotismo clientelare anche nel privato ma che bisogna adottare meritocrazia, competitività, dedizione al lavoro, organizzazione degli organici in funzione produttiva anche nel pubblico.

Quando è inevitabile ( questo nel pubblico significa per gravi carenze personali e/o incompatibilità con i compiti assegnati ) anche licenziare.

Purtroppo i politici fanno affidamento sui voti del pubblico impiego, visto che in tutto il resto dell’Italia i consensi verso i vecchi politici sono scesi notevomente.

Comunque da sempre la pubblica amministrazione è stata un bacino (ricchissimo) di voti. Da sempre la pubblica amministrazione grava (pesantemente) sulle casse statali.

E da sempre LA CASTA POLITICA ha attinto e difeso i pubblici impieghi essento una grande fonte di VOTI.

Un pozzo senza fondo per riuscire a mantenere quella che a tutti gli effetti è diventata una vera e propria casta. Tanto che, a fronte dei sacrifici chiesti dal governo Monti a tutti gli italiani, il ministro per la Funzione pubblica Filippo Patroni Griffi si è subito affrettato a dire che il ddl sul mercato del lavoro non riguarderà gli statali, OVVIO!.

E da qui è successo il finimondo, aggiungo meno male!!

Una presa di posizione che non è affatto piaciuta alla collega Elsa Fornero che ha chiesto lo stesso trattamento per il settore privato e quello pubblico.

In serata, dopo una lunga giornata di polemiche, è arrivata la dichiarazione congiunta dei due ministri. Una sorta di armistizio: lo scontro è rimandato. Almeno per il momento, infatti, la Fornero e Patroni Griffi hanno convenuto che i licenziamenti nella pubblica amministrazione sono una sanzione e un deterrente. L’obbiettivo è migliorare la pubblica amministrazione e i licenziamenti non devono essere l’unica arma.

lo spettacolo continua :roll:

”La discussione della riforma del lavoro non potra’ essere liquidata con un voto di fiducia.

Anche alla Camera sara’ necessario un dibattito approfondito che porti ad un cambiamento condiviso del testo, quindi la strada è lunga… quindi occhi puntati sulle modifiche e vedremo chi farà una marcia in dietro, visto che in un paese serio, tutti coloro che prendono uno stipendio senza corrispondere una prestazione lavorativa degna di tale nome (buona parte della amministazione pubblica è così connotata), andrebbero tutti licenziati poichè rubano i soldi allo stato e a tutti i contribuenti.

Di 5 milioni di ‘amminisrtratori pubblici’ forse potremmo fare molto meglio con 1 milione (cifra ancora enorme) di persone che lavorano seriamente e non vanno a fare la spesa o dal parrucchiere subito dopo aver timbrato il cartellino… quando non se lo fanno timbrare da un cosidetto collega. .

 

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9 commenti Commenta
kry
Scritto il 4 giugno 2012 at 23:28

Mi piacerebbe tanto sentire il parere di un dipendente pubblico.

perplessa
Scritto il 4 giugno 2012 at 23:29

ma quale casta, se la liquidazione dei dipendenti pubblici è stata posticipata di 2 anni, in tuttti i casi escluso il pensionamento per vecchiaia a 66 anni, col risultato che occorrono anche 45 anni di lavoro per averla, considerato che non è prevista l’erogazione dell’anticipo prevista per tutti gli altri lavoratori?della serie che il dipendente pubblico che vuol cambiare lavoro deve aspettare 2 anni per avere i suoi soldi, a cui contribuisce anche con una ritenuta a suo carico del 2,50%, a differenza degli altri lavoratori il cui tfr è pagato solo dal datore di lavoro.
ricordo anche che la possibilità di licenziamento esiste già, se poi non si applica, non cambierebbe nulla, sostituendo una norma con un’altra, e che non diminuisce nè il numero delle pagine delle istruzioni della dichiarazione dei redditi, nè tutti gli altri adempimenti inutili a carico dei cittadini e delle imprese, per i cui adempimenti occorre anche un numero di ore lavoro, che per la p.a. ha un costo. per aumentare l’efficienza, occorre mettere mano alle norme e alla prassi. chi legifera ci metta le mani e prenda le forbici, invece di fare propositi mai mantenuti

perplessa
Scritto il 4 giugno 2012 at 23:29

kry@finanza,

leggila qua sotto

perplessa
Scritto il 4 giugno 2012 at 23:48

kry@finanza,

un tempo quelli che volevano cambiare lavoro, potevano ad esempio mentre lavoravano alla pa andare a fare il praticantato presso uno studio, prima di licenziarsi. adesso non possono più perchè è incompatibile,(e in altre sedi ci si lamenta che in Italia non c’è l’ascensore sociale).come sono incompatibili tante altre attività che agli altri cittadini sono permesse, oppure di cui non devono rendere conto all’amministrazione, come sposare un commercialista. (va comunicato) tutte queste restrizioni non sono remunerate. oltre che i contratti sono fermi da anni, ma questo vle anche per altre categorie. non si possono avere 2 pesi e 2 misure in termini di eguaglianza. ma in questo paese funziona sempre così, si grida all’eguaglianza a seconda di quello che fa comodo di volta in volta, sobillando l’opinione pubblica, per carpirne il consenso, giocando sempre al ribasso per tutti. dimentichiamo forse la differenza nel’età di pensionamento per le donne della pa, che ora si sta estendendo anche alle altre?

Scritto il 5 giugno 2012 at 00:26

perplessa@finanza:
[email protected],

un tempo quelli che volevano cambiare lavoro, potevano ad esempio mentre lavoravano alla pa andare a fare il praticantato presso uno studio, prima di licenziarsi.adesso non possono più perchè è incompatibile,(e in altre sedi ci si lamenta che in Italia non c’è l’ascensore sociale).come sono incompatibili tante altre attività che agli altri cittadini sono permesse, oppure di cui non devono rendere conto all’amministrazione, come sposare un commercialista. (va comunicato)tutte queste restrizioni non sono remunerate. oltre che i contratti sono fermi da anni, ma questo vle anche per altre categorie. non si possono avere 2 pesi e 2 misure in termini di eguaglianza. ma in questo paese funziona sempre così, si grida all’eguaglianza a seconda di quello che fa comodo di volta in volta, sobillando l’opinione pubblica, per carpirne il consenso, giocando sempre al ribasso per tutti. dimentichiamo forse la differenza nel’età di pensionamento per le donne della pa, che ora si sta estendendo anche alle altre?

un tempo la gente poteva sperare di trovare lavoro oggi deve sperare che la sua impresa non fallisca perchè non riuscirà a trovarne altro… sul fatto che ai cittadini sono permesse certe cose mi ricollego alla prima parte scritta… se il problema fosse di comunicare chi si sposa saremmo tutti ricchi! e… quindi… di problemi non se ne parlerebbe… sui contratti fermi da anni mi ricollego sempre alle prime mie righe”un tempo c’erano soldi e quindi arrivavano gli aumenti oggi non ce ne sono!!
per quello che riguarda le pensioni, ma tu credi ancora nelle pensioni? io sono convinta che non beccherò un quattrino… e di tasse e altro ne verso
La polemica sulla riforma del mercato del lavoro s’è avvitata ” intorno alla semi-abortita abolizione dell’articolo 18 sul reintegro dei licenziati” in modo così stupidamente convulso da oscurare alcuni aspetti collaterali di non piccola gravità… Tra i quali l’assurda esclusione dei dipendenti pubblici dal novero di quelli ai quali si applicherà la riforma, quando e come la licenzieranno le Camere… Un trattamento asimmetrico insomma, privo ” com’è ovvio” di qualunque legittimazione giuridica per poi essere anche morale, e anzi ai confini dell’incostituzionalità. Ma tant’è: la riforma non tocca gli statali.
Ti ricordo che qualche giorno fa il presidente del Consiglio Mario Monti… pur elogiando con parole vibrate il ruolo dei dipendenti pubblici… con riferimento particolare a quelli dell’Agenzia delle Entrate e di Equitalia che giustamente oggi particolarmente esposti alla rabbia popolare( e io che ho a che fare con loro comprendo lo stato d’animo dei cittadini), ha vagamente alluso alla possibilità che debbano sostenere nuovi sacrifici( BENE IO HO INIZIATO DA UNA VITA A FARLI).
Sempre nei giorni scorsi, la Corte dei conti ha fatto sapere che ogni dipendente pubblico costa quasi 2.900 euro all’anno a ogni cittadino, per la precisione 2.849 euro, poco più di quanto costano i dipendenti tedeschi. Ma non ne condividono la produttività.
Cosa si addensa sul loro capo? C’è da scommetterlo: una stagione dolorosa, ma stupidamente inefficace. Per una ragione molto semplice: perché il governo “non potrà non fare” contro di loro qualche provvedimento esemplare, che si rivelerà però improduttivo nel tempo, o nascerà debole, o verrà scritto apposta per essere neutralizzabile dal Parlamento, perché la massa di consenso rappresentata dai tre milioni di dipendenti statali e dalle loro famiglie è tale per cui nessuna forza politica accetta a cuor leggero di inimicarsela: e quindi più che di un effetto-lobby è giusto parlare di un effetto-urna E DI CASTA… mi dispiace che tu sia perplessa ma lo sono di più io a leggere certe cose scritte o dette dai politici… si odiano… litigano e in privato si adorano… tranquilla che gli statali rimarranno fuori sono intoccabili.
Notte

Scritto il 5 giugno 2012 at 07:36

perplessa@finanza,

ciao perplessa come stai ? :mrgreen:

perplessa
Scritto il 6 giugno 2012 at 23:46

il licenziamento non è un problema mio, nonostante la riforma delle pensioni, sono prossima lostesso, avendo lavorato quasi 40 anni, e lavoro in uno dei pochi settori della pa dove si assume, pertanto mio malgrado, ho pochi rischi di essere rottamata, cosa a cui invece ambirei.infatti funziona così, si decide ai piani alti chi può andare a case, in base alle esigenze delle aziende, chi invece sta nel settore che ha bisogno di personale, ai lavori forzati a vita. ciò non toglie che capisco le speranze dei giovani laureati , che si affollano a migliaia quando c’è un concorso, specie i ragazzi del meridione.non so se tutti sono a conoscenza dei numeri dei ragazzi che tentano di entrare nella pa, per un ristretto numero di posti. allora, rifacendomi a quello che ho scritto, è immaginabile pensare che sti ragazzi quando si sono iscritti all’università ambivano a fare gli impiegati?personalmente non credo, qualcuno avrà pur ambito a fare il libero professionista?, ma se s’infilano lì, non hanno più questa possibilità, a differenza di altri che andranno a lavorare in qualsiasi altro posto, se ci sarà un altro posto. questo è il futuro che gli si vuole dare. rimane quindi il fatto che la libera professione rimarrà un privilegio dei figli di chi ha già uno studio avviato, se non si è capito il concetto che ho espresso, con lo svantaggio in più della precarietà del posto di lavoro. dovrebbe essere noto, l’età media dei dipendenti della pa è altissima, perchè il turn -over sono decenni è limitato, si sta parlando più che altro per come regolamentare i giovani, perchè la massa è prossima alla pensione. sarebbero da valutare altre problematiche, ad esempio se le regioni autonome hanno ancora un senso di esistere dai tempi in cui sono state istituzionalizzate. a parte il problema regioni autonome, è noto che in alcune regioni vi sono sproporzioni fra fabbisogni reali di personale e il personale esistente, in alcuni settori.la pa non può essere un ammortizzatore sociale. allora i problemi reali vanno individuati e risolti, invece sono decenni che marcisono lì. non credo personalmente che il punto sia l’articolo 18 sì o no. perchè come detto le norme esistono già, ed è tutto fumo negli occhi, che va a soddisfare la gente che si fa abbacinare dai luoghi comuni. come si suol dire, chi vivrà vedrà. vediamo se calano realmente i dipendenti nei posti che non servono, e se aumentano dove sono carenti. personalmente ci credo poco. inoltre se si risolveranno problemi di efficienza che non dipendono dal personale , ma dalla eccessiva complessità burocratica,la cui semplificazione è stata giustamente richiesta per esempio anche da confindustria,come da altri settori. mio parere personale, allora si diano una mossa anche loro, come anche i sindacati, che reclamano, giustamente,ad es. per il peso del fisco a carico dei lavoratori dipendenti. sono anni che reclamano, ma non fanno proposte concrete risolutive. hanno un ufficio studi? allora si diano una mossa. la complessità delle norme è una montagna inestricabile, ma se chi governa non si prende la briga di metterci le mani, e il parlamento ancora meno, nonostante che lo paghiamo fior di quattrini, allora si mettano lì anche le parti sociali con le forbici, a studiare la montagna di norme ridicole alle quali dobbiamo sottostare, e facciano delle proposte concrete sul come, visto che tutto sommato sono pagate anche loro dai loro iscritti, per far qualcosa, sia le associazioni degli imprenditori, sia i sindacati. dei proclami siamo stufi

perplessa
Scritto il 6 giugno 2012 at 23:49

gooser,

starò bene quando mi solleverano per andare in pensione, giorno in cui me ne potrò andare possibilmente anche da questo paese nei mesi invernali, grazie per il pensiero

Scritto il 6 giugno 2012 at 23:54

perplessa@finanza:
gooser,

starò bene quando mi solleverano per andare in pensione, giorno in cui me ne potrò andare possibilmente anche da questo paese nei mesi invernali, grazie per il pensiero

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