La crisi economica cambia il modo di consumare degli italiani

Scritto il alle 16:55 da [email protected]

Ricordo ancora la metà degli anni ’90, quando nella zona dove abito io, fece la comparsa il primo Discount, seguito poi negli anni successivi da altri 2 o 3 in un’ area abbastanza vasta tra la provincia di Firenze ad Arezzo. Alcuni per curiosità, come mio padre ed io, andavano a vedere che c’ era, ma di solito dopo una o due volte che ci eri stato non vi ritornavi quasi più. Erano luoghi tetri evitati in maniera tale che sembrava che chi vi fosse entrato avrebbe preso la peste, chi andava a fare la spesa in questi luoghi angusti, era guardato come un pezzente. In pratica grossi fondi commerciali al cui interno erano accastati nelle scatole di cartone o in scaffali, che formavano delle file divise da corridoi, numerosi alimentari delle cui marche nessuno aveva mai sentito parlare. Le zone frigo a quei tempi non c’erano ancora in questi discount. Per molti della mia zona, questa novità avrebbe durato ben poco, oggi invece si sono moltiplicati, fanno concorrenza spietata alle grandi catene più conosciute, e in molti ringraziano i Discount che permettono di mettere nel carrello della spesa un quantitativo sufficiente di oggetti per chiamarla tale.. Potrei dire lo stesso dei Mercatini dell’ usato, dove andavo a vedere se potevo trovare dei fumetti che mancavano alla mia collezione…………

Il 2011, che doveva essere l’anno della ripresa dopo lo “shock sistemico del 2008”, è stato un annus horribilis per instabilità politica, previsioni sempre più al ribasso, paventati dai default per alcuni Paesi europei, spread a dettare l’agenda dei governi europei ecc. Dimostra che è sufficiente una visita in uno di questi numerosi mercatini, per toccare con mano la crisi: vendita di mobili, abiti, pellicce, elettrodomestici e una miriade di prodotti che rappresentano il rifugio del nuovo italiano, quello che vive al tempo della crisi di Monti e del suo governo tecnico.
E’ il settore dell’usato nella sua totalità che cresce, secondo quanto riportato da uno studio della Camera di Commercio di Milano. Il mercato dell’usato in Italia conta 3.347 esercizi commerciali. Leader tra le regioni la Lombardia (496 imprese attive, 14,8% sul totale nazionale), seguita da Lazio (461, 13,8%) e Toscana (406 imprese, 12,1% sul totale). Tra le province, Roma è in testa (11,5% del settore usato), seguono Milano (7,3%), Torino e Napoli (entrambe 6%).

Oggi il discount non solo è molto frequentato, ma è anche il tipo di supermercato che tiene di più, ed è così entrato a far parte delle nuove abitudini dei consumatori da meritarsi un blog dedicato alla “sublime arte di fare la spesa al discount”. Il detto è Discount o morte………..

I dati parlano chiaro: secondo i dati della ricerca Istat sul commercio al dettaglio, aggiornati a novembre 2011, tra gli esercizi non specializzati a prevalenza alimentare, l’aumento più sostenuto si registra per i Discount che segnano invece un +1,5%, a fronte delle vendite degli ipermercati che invece diminuiscono del 2,7% rispetto allo stesso periodo del 2010.

I discount sono una tipologia di negozi caratterizzati da prezzi di vendita bassi rispetto a quelli di mercato. Ciò è reso possibile da una particolare politica dei negozianti discount che può essere sintetizzata nei seguenti aspetti:

  • Prodotti di marca sconosciuta. I discount hanno un assortimento più ristretto rispetto ai supermercati tradizionali. Negli scaffali sono riposti prevalentemente i prodotti nologo, le marche poco conosciute e le sottomarche. E’ invece difficile trovare prodotti reclamizzati e i prodotti di marche note. Per ridurre ulteriormente i costi i discount acquistano i prodotti su vasta scala alternando l’acquisto da fornitori e marche diverse.
  • Punto vendita essenziale. I locali di vendita sono poco curati nell’ambientazione. L’illuminazione è curata all’essenziale e il merchandising è quasi del tutto assente. I prodotti sono riposti negli scaffali in grandi quantità. In un punto vendita discount il personale e i servizi accessori alla clientela sono ridotti al minimo.

La politica commerciale dei discount consente all’esercizio di ridurre sia i costi fissi della struttura (personale, illuminazione, ecc.) e sia i costi di approvvigionamento della merce. I costi minori permettono al discount di applicare dei prezzi di vendita più bassi rispetto ai supermercati e ai negozianti tradizionali. Per il consumatore i discount sono quindi un’ottima occasione per acquistare prodotti a prezzi più bassi. Pur essendo nati nel settore dei prodotti alimentari oggi esistono discount in tutti i settori merceologici. I discount sono classificati in:

  • Hard Discount. Sono i negozi privi di prodotti di marca che operano in punti vendita di medio-basse dimensioni.
  • Soft Discount. Sono i negozi che affiancano i prodotti delle sottomarche a quelli di marca in punti vendita di medio-grandi dimensioni.

 

In tutti i comuni dove c’ era l’ alimentari di fiducia, nel quale andavi a fare la spesa giornalmente, oggi non ti ci avvicini più, salvo se hai da comprare soltanto poche cosette essenziali che ti necessitano in quel preciso momento, due briccichi insomma. Questi negozi da tempo per colpa della grande distribuzione, non solo soffrono la spietata concorrenza ma sono rimasti un numero esiguo per ogni comune, almeno nelle mie zone, al massimo in due o tre per ogni 15000 – 20000 abitanti.

Chi continua ad andare nei supermercati, compra la maggior parti dei prodotti a marchio che sono ad offerta da un minimo del 30/20% fino al 50%. Questi sconti molti anni or sono non solo erano rarissimi, ma se li trovavi, pensavi che sotto ci fosse il “barbatrucco”. Sintomo evidente di come anche la grande distribuzione sia in crisi di consumi, per esempio potrei portare l’ UniCoop di Firenze, una catena che è molto diffusa nelle mie zone dove dal 2009 anno della crisi, ha iniziato a fare offerte dei prodotti a marchio coop al 20% per la durata di 1- 2 mesi ogni anno. Oggi a distanza di 3 anni, quelle offerte ci sono praticamente tutti i giorni, si rinnovano ogni 15 giorni i prodotti offerti e arrivano anche ad uno sconto del 30%. Il tuo menù casalingo settimanale te lo fai secondo le offerte delle grandi catene. E’ appurato che se tu comprassi i prodotti in offerta a prezzo pieno, spenderesti circa il doppio:

 

Nel 2011 sono stati stampati 12 miliardi di volantini con una spesa di 1 miliardo di euro per la stampa e distribuzione. Certo, l’obiettivo è stimolare all’acquisto, ma il vantaggio è indubbio anche per il consumatore. E’ l’unico modo sicuro per dribblare l’aumento dei prezzi e fare la spesa tranquillamente, senza perdere in qualità: il risparmio, infatti, è reale se si acquista sulla base delle offerte proposte dai volantini.
Dati alla mano, non c’è dubbio: confrontando il prezzo promozionale medio del febbraio 2011 con quello del febbraio 2012 in quattro aree campione (Torino, Milano, Napoli e Roma), le differenze complessive sul carrello finale sono irrisorie (rilevazioni Osservatorio QBerg). Lo stesso carrello di prodotti, acquistato senza tener conto delle offerte in corso, costa almeno l’80% in più.
I media ce lo dicono in tutti i modi: secondo i dati Istat, nel 2011 il volume della spesa per consumi finali delle famiglie italiane è aumentata solo dello 0,2% mentre l’anno precedente aveva registrato un più 1,2%. Il dettaglio rivela un altro aspetto interessante: si spende di più per i servizi (+ 1,6%), di meno per il consumo di beni: tra questi si registra un crollo dei generi alimentari (-1,3%). A gennaio 2012, i prezzi sono aumenti del 4,2%.

Inoltre, poiché le promozioni ruotano, non c’è neanche il rischio di monotonia. Ovviamente bisogna essere disponibili a “lasciare” la propria “marca del cuore” per provarne anche altre. Ma lo si può fare – con i volantini – sempre mantenendo alto il livello di qualità. Diversamente, un carrello realizzato interamente con prodotti fuori promozione arriva a costare dal 69 al 90% in più. Chi non vuole subire l’aumento dei prezzi deve adottare quindi nuove strategie di pianificazione di acquisto”.

Ad esempio: a Torino, nel febbraio 2011 per la spesa con carrello di prodotti in promozione ( su alcuni prodotti di vario genere ), lo scontrino avrebbe segnato 58,64 euro. Un anno dopo, l’importo sarebbe stato sostanzialmente invariato: 58,75 euro. La stessa spesa (in termini di prodotti) non in offerta costa invece 108,69 euro (85% in più).
A Milano: non ci sono differenze sostanziali tra lo scontrino frutto di una spesa improntata sulle promozioni (59,58 nel 2011; 60,09 nel 2012), ma la differenza tra il “carrello promozionale” e quello con prodotti non in offerta, in termini di importo finale da pagare, è significativa: + 69% (ovvero 101,62 euro).
A Roma, la differenza tra 2011 e 2012 del carrello con prodotti in promozione è di +2,59 euro; ma confrontando la spesa promozionale di febbraio 2012 (56,72) con quella fatta con gli stessi prodotti non in promozione, l’aumento del costo è dell’85% (105,18 euro lo scontrino finale).

 

Crescono i poveri che fanno la fila dalle associazioni come la Caritas, una volta questa era la prerogativa dei clochard o barboni, oggi invece sempre più famiglie vi ricorrono vergognandosi: dal 2007 al 2011 la percentuale di popolazione che si è rivolta alla Caritas per affrontare le spese correnti è cresciuta del 14%. Non solo lavoratori che hanno perso il proprio posto, ma anche genitori schiacciati dal costo anche economico di una separazione. In loro soccorso associazioni e centri di ascolto: “Sono persone che mai avrebbero pensato di scivolare nella miseria”.

I tempi stanno cambiando, le persone impoverendo, ma meglio tasse che fare la fine greca, come dice Mario Monti. Crescono gli italiani che ricorrono al “Chilometri zero” per avere sulla tavola verdure, ortaggi o frutta fresca di qualità da mangiare spendendo poco: con l’aumento record del costo di benzina e gasolio, visto che l’ 86% delle merci viaggia su ruota, otto milioni di italiani hanno fatto la spesa a chilometri zero, acquistando prodotti alimentari direttamente dai produttori. E’ quanto afferma la Coldiretti sulla base di una indagine Campagna Amica/Swg sugli effetti del prezzo record raggiunto dai carburanti. “Un numero crescente di consumatori preferisce acquistare prodotti locali che non devono percorrere lunghe distanze con mezzi inquinanti”, ciò che ha fatto crescere del 20 per cento nel 2011 gli acquisti nei mercati degli agricoltori.

Purtroppo ho visto con i miei occhi gente che quando stà in casa, per non consumare troppa corrente, illumina la stanza con la luce del televisore. D’ inverno cè chi ha già iniziato, per risparmiare il metano, ad accendere una stufetta solo nella stanza dove si trova………… di solito sono persone anziane sole. Il peggio della situazione lo vediamo, e sono anch’ essi in crescita, in quelle persone che per mangiare rovistano nei cassonetti dei rifiuti o cercano tra gli scarti lasciati, dei venditori ambulanti al mercato, prima che vengano gli spazzini ( operatori ecologici ).

E’ vergognoso, per uno Stato che si dice civile, vedere dei cittadini rovistare nei cassonetti dei rifiuti solidi per trovare qualcosa da mangiare o da indossare. Non si può credere che il Governo centrale e quelli locali non si accorgono di nulla. Forse vivono soltanto in un altro pianeta.

Sono in costante aumento – purtroppo – coloro che cercano nei bidoni dei rifiuti qualcosa da mangiare. La ricerca degli “scarti” ha anche una sua logica: l’obiettivo di queste persone in difficoltà sono soprattutto i contenitori dei grandi punti vendita dove, ogni giorno, viene gettata parecchia merce che è sicuramente commestibile anche se in scadenza. Trovarla significa garantirsi almeno un pasto al giorno. Le disposizioni delle direzioni dei supermercati sono categoriche: i contenitori, una volta riempiti, vanno chiusi per bene. Ed il personale, solitamente, non trasgredisce. Ma la fame, quando si fa sentire, è più forte di ogni barriera. Ecco dunque che i contenitori non solo vengono aperti ma anche esplorati a lungo. E quasi sempre la ricerca – sia di carne che di verdura, senza considerare i vari barattoli con cibi vari – consente di tirare avanti, almeno un giorno e forse anche due. Il fenomeno, come detto, si sta allargando. Il personale dei vari supermercati non ha dubbi: «Stanno aumentando le persone alla ricerca disperata di cibo.

 

La domanda nasce spontanea; con le nuove tasse che stanno per gravare sulle spalle del Belpaese, cosa dovremo aspettarci? Secondo il mio modesto parere, i dati pessimi che vediamo quest’ anno, non saranno niente in confronto a quelli di alcuni dei prossimi anni a venire. Credo che il 2012 verrà ricordato come l’ anno dove la crisi reale, si comincia a sentire ed ad acurie sul serio, facendoci rimpiagere il 2009/2008…………………….. spero vivamente di sbagliarmi, ma se siamo ridotti così, con le nuove misure, che per il momento niente hanno di nuovo a che fare per far crescere l’ Italia e gli italiani, staremo ancora peggio.

 

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