Niente aiuti per la Grecia, rivolta sociale in atto e il governo è a pezzi

Scritto il alle 21:45 da [email protected]

Credo di poter già dire ” Bye Bye Grecia”, per il semplice motivo che nonostante tutti gli slogan ottimistici sull’ accordo dei giorni passati, era e resta chiaro il fatto che il paese non può essere salvato, ma si può soltanto rianviare più avanti nel tempo la data del default. L’ unione Europea non concede gli aiuti per i 130 miliardi che comunque non basterebbero, vogliono garanzie commissariando la Grecia, costingendola ad accettare la vigilanza permanente della Troika, con squadre di esperti di Bruxelles, Francoforte e Washington che resterebbero ad Atene permanentemente allo scopo di vigilare su come e in quali tempi saranno utilizzati i fondi prestati. Il partito di destra LAOS ha ritirato i suoi 4 rappresentanti dell’ esecutivo dando le dimissioni, il motivo è che non vogliono dire di si all’ ennessima austerità per avere gli aiuti……………. dagli torto!!!!

La disperazione e la rabbia della gente si è riversata e sfogata in piazza con l’ ennesimo sciopero di 24 ore, organizzato dai principali sindacati. Restano soltanto 5 giorni per sbloccare gli aiuti, infatti è stata stabilita la data del 15 febbraio per vedere se concederli o meno, lo ha stabilito l’ Eurogruppo.

Ma veramente ancora cè qualcuno che crede di salvarla?

Se concederanno il prestito, come riuscirà a crescere il paese dopo tutti i tagli e tasse imposte dalla Troika?

Si vuole ricreare un paese a basso costo sfruttando i bassi salari e la disperazione della gente, per tornare ad investire in Grecia?

E’ inutile dire cercheremo di salvarla, resterà nell’ Eurozona, ecc. Lasciamola andare, almeno avranno una speranza veramente concreta di risollevarsi, invece viene chiamato “salvattaggio” quella che in realtà è una macelleria sociale e una  fase depressiva del paese ellenico. Se questa è l’ Europa, mi viene da dire soltanto ” che tutto il mondo è paese”, conta solo l’ interesse personale.

 

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1 commento Commenta
kry
Scritto il 10 febbraio 2012 at 22:18

Penso proprio che si voglia portare la grecia a livello di costi di produzione della Polonia. Ai greci non resta che questa possibilità,perché il tornare alla dracma significa non pagare i debiti e chi va ad investire, attualmente la grecia che cosa esporta a parte olio e formaggio. Gli resta il turismo ma siamo sicuri che tedeschi e francesi poi vadano a trascorrere le vacanze?

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