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Vino, settore in netta crescita per l’Italia con un fatturato da 4 miliardi, parliamo di collezioni passioni e cifre

Scritto il alle 23:47 da Agata Marino

I vini sono da sempre una passione per l’uomo, tanto da essere divenuti nel novecento anche un prodotto da collezione, in questi giorni è uscita un’ottima notizia con un primato tutto Italiano, con gli ultimi dati in possesso di Coldiretti riguardano il principale motore dell’agroalimentare Made in Italy esportato nel mondo: il vino. I primi nove mesi del 2011 sono stati davvero entusiasmanti per le aziende vinicole italiane, che hanno registrato un fatturato di 4 miliardi di euro in esportazioni verso il resto del mondo.
Esso rappresenta la metà di tutte le esportazioni agroalimentari, in crescita del 14% sullo stesso periodo del 2010. E la Germania è il Paese dove i nostri vini vengono maggiormente apprezzati, mentre in tutta l’Unione Europea si registrano tassi di crescita a due cifre, pari al 13%.

Ma se UE e Germania, in particolare, vanno molto bene, ancora meglio è il dato straordinario della Cina, dove da gennaio a settembre dello scorso anno gli acquisti di vino italiano sono cresciuti dell’87%. In sostanza, sono quasi raddoppiati.

Gli USA, poi, rappresentano un quarto di tutte le nostre esportazioni, anche se indubbiamente Coldiretti rimarca la ottima sorpresa di Pechino.

Voglio parlare di collezionismo di vini pregiati

Se prima questo fenomeno poteva essere esclusivo di facoltose persone che potevano permettersi di investire in vini esotici e lontani difficilmente fruibili ai piu, oggi, con i trasporti moderni, si ha un accesso molto più semplice e diretto a una vasta gamma di prodotti enologici.

Anche l’informazione, ben piu amplia del secolo scorso, fa si che sempre piu persone possano dedicarsi alla conoscenza e all’acquisto di vini importanti, o di vini ora semi sconosciuti dal futuro però certo e radioso.

Il fenomeno del collezionismo non riguarda solo il vino in se stesso ma anche tutta una serie di “pezzi” che ruota attorno all’enologia, dalle bottiglie vuote alle etichette, dalle attrezzature ai bicchieri più disparati.

La cantina di una delle piu grandi collezioni private di vino in Florida con piu di 500000 bottiglie Se si decide per passione di collezionare vini importanti, si deve innanzitutto partire dal presupposto che questa collezione rappresenterà un investimento molto impegnativo, nel nostro bel paese c’è la grandissima Enoteca Pinchiorri, dove potete degustare vini pregiatissimi e di annate introvabili.

Il vino è un prodotto molto delicato, è materia vivente che si evolve nel tempo come tutti gli esseri organici, anche nella sua bottiglia.

La conservazione rappresenta quindi un punto fondamentale se si decide di collezionare dei vini, e prima di iniziare gli acquisti, bisogna predisporre una cantina adatta che risponda alle esigenze in tempi molto lunghi, decenni, in cui il nettare di Bacco possa riposare nelle condizioni più ottimali.

La cantina deve essere buia, a temperatura e umidità costanti, sufficientemente ventilata.

Inutile pensare di conservare le bottiglie in sgabuzzini o altri ambienti simili, significherebbe soltanto sprecare del denaro e dell’ottimo vino.

Chi non dispone di una cantina in casa può acquistarne una industriale in commercio, facilmente reperibile e dai costi non esorbitanti.

Per chi ha dei denari da investire ci si può rivolgere alle aste di case specializzate nei grandi toscani come l’Ornellaia, il Tignanello o il Sassicaia che offrono lotti a seconda delle annate a partire dai 1.000 euro. Naturalmente anche il Piemonte con i suoi Barolo e Barbera, tra l’altro segnalo la cantina di un caro amico Beppe Bologna Cantine Braida con la sua mitica barbera barricata che chi conosce sa  apprezzare il  suo valore   e il Veneto dell’Amarone sono facilmente reperibili in un’asta, con prezzi che variano dai 1.500 euro di un Barolo del 1990 a prezzi più accessibili per le recenti annate.

I vini francesi sono sicuramente i più difficili da ottenere, anche per quanto riguarda i prezzi, in quanto sono soggetti al collezionismo e alla passione da molto più tempo degli italiani e purtroppo sui bianchi a mio parere non hanno concorrenza… Non dimentichiamo che il primo “DOC” francese è del 1906 e che i cugini d’oltralpe hanno sviluppato molto prima di noi le legislazioni a difesa dei vini di qualità.

È importante conoscere anche le annate giuste, in quanto l’assioma vino piu vecchio non significa vino più buono, perché le condizioni climatiche variabili negli anni fanno si che alcune annate risultano infinitamente migliori di altre più vecchie.

Nei rossi è il caso del 2005, considerata l’annata del secolo, dove un Romanée Conti di questo millesime ha raggiunto quotazioni di 25.000 euro, di gran lunga superiori a un suo pari del 1999 valutato sui 13.000 euro per cassa.

Le aste offrono anche l’occasione di acquistare lotti di diverse annate e ogni casa saprà fornirvi tutti i dettagli e le garanzie.

Poi ci sono i privati, magari con bisogni economici improvvisi, che sono disposti a vendere vini a prezzi molto più bassi, ma in questi casi vale la pena conoscere un buon sommelier fiduciario che magari condivida il rischio con voi.

Considerate sempre le annate nel vostro investimento. Se il 2005 é reputato il migliore per i rossi, il 1973 rimane l’anno del secolo per i bianchi francesi.

Il millesimo dipende anche dal tipo di vino. Se volete collezionare Brunelli ad esempio, rivolgetevi al Consorzio del vino Brunello di Montalcino, che ogni febbraio fa una valutazione attenta e schematica che potete consultare ormai anche su internet, cosi da verificare quali siano le annete migliori e quali le peggiori.Adottate questo come prassi per qualsiasi acquisto.

Ora parlo di numeri pazzeschi per questo settore: Oltre un milione e duecentomila sterline (quasi un milione e 400mila Euro) sono stati il ricavato dell’asta di vini da collezione tenutasi nella location di King Street di Christie’s, frutto della paziente ricerca da parte degli “specialist” della Casa d’aste più grande del mondo, di proprietà del finanziere francese François Pinault, capaci di mettere assieme tre collezioni eccezionali da porre in vendita, l’evento londinese è stato uno fra gli ormai non rari che riguardano i grandi vini, segnatamente francesi, a dimostrazione di come food e cultura siano indissolubilmente legati all’evoluzione di una società sempre più stratificata, dove la via di mezzo (da un punto di vista sociologico, basta osservare la contrazione in termini quantitativi della cosiddetta “classe media”, anche a seguito dell’attuale, imponente, crisi economica globale) si sta vieppiù riducendo.

Gli esiti maggiormente lusinghieri hanno toccato lotti, fra le 12 e le 60 bottiglie, di vendemmie di buona memoria, come quelle del 1982, 1988 e 1990. Un lotto di 60 bottiglie Chateau Haut Brion del 1989 è passato di mano per 38 mila Sterline, commissioni comprese, mentre, per i lotti da 12 pezzi, i risultati più significativi hanno riguardato quattro aggiudicazioni di Chateau Lafite-Rothschild del 1982 (fra le 21.000 e le 23.000 Sterline) ed una di Chateau Petrus del 1990, che ha realizzato 22.000 Steline.Si diceva che le aste di vini preziosi da collezione sono ormai quasi un must del panorama d’aste internazionale. Nelle prossime aste sono previste due tornate da considerare di buona importanza : a Ginevra  e ad Hong Kong.Nella prima, comprensiva anche di rari Bordeaux di grande formato, troviamo proposti in vendita “vecchie stars”, come le vendemmie 1959 e, in particolare, 1955 (equiparabile, come osservato da Michael Broadbend, a quella mitica del 1945), rispettivamente, di Chateau Margaux (lotto 12 bottiglie offerte in un range di 8000-11.000 Franchi svizzeri) e Chateau La Mission Haut Brion (lotto di 5 magnum valutate fino ad un massimo di 20.000 Franchi svizzeri, intendesi, come sempre, diritti d’asta esclusi).In vendita, sempre a Ginevra, 2 lotti di un solo pezzo di Chateau d’Yquem, che gli intenditori giudicano un’eresia aprire prima dei 30 anni d’invecchiamento: per la bottiglia della vendemmia 1947 (62 anni potrebbero sembrare tanti, eppure c’è chi consiglia di attendere ancora un paio d’anni prima di stapparla), ci vorranno almeno 2000 Franchi Svizzeri, mentre, per quella del 1986, annata eccezionale, bisognerà sborsarne circa 1000 in più.Non assenti a Ginevra anche grandi Champagne, nella sezione curata dallo specialist Michael Ganne. Fra le varie offerte, 12 bottiglie in un solo lotto di Taittinger del 1978 (stima massima 2.800 Franchi Svizzeri), una di Dom Pérignon di mezzo Secolo fa (700-900 Franchi svizzeri), una confezione da 8 pezzi di Louis Roederer Cristal Blanc vecchie di vent’anni per le quali sarà necessario sborsare forse 3.000 Franchi Svizzeri, un “blocco” di 12 Dom Pérignon del 1985 per cui ce ne vorranno pochi di meno, così come per sole sei bottiglie di Bollinger Vieilles Vignes Françaises del 1998, mentre per una dozzina di Bollinger Grande Année del 1996 il prezzo richiesto sarà di mille Franchi svizzeri.

Quanto all’aste prevista ad Hong Kong, l’offerta più peculiare riguarda 3 lotti di confezioni selezionate. Tre i livelli corrispondenti: al più basso o, meglio, al meno alto (“Il lotto del collezionista”, 20 confezioni per circa 20.000$), vini di buona qualità ed annata; a quello medio, per il quale la cifra da prevedere in esborso è di circa il doppio, “Il lotto dell’intenditore”, con vini di qualità superiore. Per 150.000$ circa ci si potrà, invece, accaparrare “Il lusso estremo”, una selezione di rarità tutte classificabili nell’indice ‘Parker 100’, la speciale graduatoria concepita da Robert Parker per determinare i vini più preziosi del mondo.

Sempre nella medesima asta, non mancheranno altri lotti di sicuro interesse, dalle 24 mezze bottiglie di Chateau Lynch-Bages del 1961 (4000-5000$ la stima), alle 12 bottiglie di Chateau Cheval Blanc del 1966, stimati fino a 5000$, commissioni escluse.

Per chi può permetterselo, a questo punto, è doveroso un bel PROSIT:-))

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