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La Cina sente il peso della crisi europea

Barclays Capital ha tagliato le stime per il Prodotto interno lordo della Cina nel 2012: dall’8,4 all’8,1%, a causa soprattutto della imminente recessione nell’area euro. A riportarlo i principali siti web finanziari internazionali. Nel terzo trimestre 2011 il Pil dovrebbe calare all’8,3%, e al 7,8 nel primo trimestre 2012. Secondo la banca d’affari britannica, la banca centrale cinese taglierà almeno altre quattro volte i requisiti di riserva bancaria richiesta, come ha già fatto di recente.

 

Nel corso dell’intero 2011 Pechino si è preoccupata soprattutto di tenere sotto controllo l’inflazione e l’andamento del mercato immobiliare. Imponendo alle banche di ridurre la quantità di risorse da dare in prestito ai privati e facendo crescere i tassi di interesse. Qualche successo nel settore dell’immobiliare è stato ottenuto, ma mese dopo mese al rallentamento del comparto manifatturiero si è aggiunto quello dei servizi.

A fine novembre il Purchasing Managers’ Index relativo al manifatturiero, un indice che evidenzia una crescita quando si attesta oltre i 50 punti e segnala una contrazione del mercato quando scende al di sotto di tale soglia, è passato da 50,4 a 49. Il primo rallentameno negli ultimi tre anni. Non è andata meglio per gli indicatori relativi al mercato dei servizi, visto che in questo caso la contrazione è stata di ben otto punti, da 57,7 a 49,7.

 

Le prime avvisaglie si sono già manifestate e le esportazioni sono sotto la costante minaccia dei mercati internazionali. Nel terzo trimestre, infatti, il Prodotto interno lordo di Pechino ha fatto registrare un netto passo indietro: da +9,5% a +9,1%.
Il governo, consapevole del momento delicato, non si è nascosto. Il vicepremier cinese, Wang Qishan, ha così commentato:

“La situazione grave e complessa dell’economia mondiale si tradurrà inevitabilmente in una domanda mondiale insufficiente”.

Per riacquisire credibilità e spirito di competitività, Pechino ha promesso alle aziende dell’export importanti sgravi fiscali.
Le famiglie sono quelle che più hanno risentito di questa brusca frenata dell’economia. Nelle ultime settimane scioperi e proteste si sono moltiplicati. Il governo cinese è subito corso ai ripari ribaltando le manovre di inasprimento favorendo l’erogazione del credito, al contrario di quanto fatto negli  ultimi mesi. Un’inversione di rotta che permetterà proprio a famiglie e imprese di tornare a respirare.
Intanto si registra il dato negativo del mese di ottobre per quanto riguarda le esportazioni verso l’Unione europea: sono state pari 28,74 miliardi di dollari, rispetto ai 31,61 di settembre. In flessione anche quelle verso gli Stati Uniti pari a 28,6 miliardi di dollari.

 

La Cina richiama l’ Eurozona ma sopratutto la nostra penisola, l’ altro ieri l’ agenzia di rating Dagong ha tolto il rating “A” al nostro paese, abbassando il merito di credito a “BBB”, segnalando così un maggiore rischio percepito dagli investitori. Tra i quattro motivi del declassamento, gli analisti cinesi pongono al primo posto la debolezza politica dell’attuale governo tecnico, che difficilmente potrà portare a termine riforme impopolari facendo affidamento su un sostegno altalenante dei partiti politici. Pesano anche l’esposizione del sistema bancario verso paesi in difficoltà, gli obiettivi di rigore fiscale troppo ambiziosi e soprattutto la recessione. Dagong infatti stima per il 2012 una diminuzione del pil dello 0,7 per cento, peggiore delle più recenti stime governative.

Oggi è toccato alla Francia:

giovedì, 8 dicembre 2011 – 8:31

L’agenzia di rating cinese Dagong ha ridotto il merito di credito per la Francia da AA- ad A+, con outlook negativo. Lo riporta l’agenzia Bloomberg. Dagong è la principale agenzia di rating al di fuori degli Stati Uniti e attualmente offre la propria osservazione a 67 Paesi e regioni a livello mondiale. Ieri l’agenzia ha tagliato il rating italiano da A- a BBB.

Riguardo all’ agenzia di rating Dagong:

In un recente report sulle Generali, il broker europeo Kepler la definisce “un’agenzia seria e credibile”. E ora, attorno ai rating pechinesi, si sta consolidando un network internazionale di società europee, americane e dei Brics per creare un’alternativa al monopolio delle tre sorelle, un’agenzia sovranazionale con sede a Francoforte. Della partita pare anche il fondo Mandarin, private equity legato a Intesa Sanpaolo e due banche governative cinesi. Dietro le quinte, secondo quanto ha scritto di recente il quotidiano China Daily, c’è come superconsulente Romano Prodi, reduce a settembre da un giro di incontri privati con le alte autorità cinesi, dove è ormai da tempo ben introdotto. Al lavoro però ci sarebbero anche altre figure politiche internazionali in una rete di relazioni con l’occidente su cui Dagong punta per attingere esperienza e credibilità.

 

Buona giornata

Gli altri articoli potete trovarli QUI.

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1 commento Commenta
balrock
Scritto il 8 dicembre 2011 at 10:46

Banche Centrali preparano piani d’emergenza per addio Paesi a euro

http://it.finance.yahoo.com/notizie/Banche-Centrali-preparano-mfdow-1728546752.html?x=0

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